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Cronaca | 03 giugno 2019, 10:26

Vandalizzato il monumento all'Alpino don Giovanni Brevi - FOTO

DENUNCIA IN QUESTURA PER IL GESTO SCOPERTO DOMENICA 2 GIUGNO

Il cippo vandalizzato

Il cippo vandalizzato

Il presidente delle sezione dell’Associazione Nazionale Alpini di Vercelli, Piero Medri e Claudio Rio, capo del gruppo di Porta Torino, si sono recati in Questura, nella mattinata di lunedì 3 giugno, per presentare denuncia contro ignoti a seguito dell’oltraggio subito dal monumento dei giardini dedicati a don Giovanni Brevi, in corso Prestinari.
“E’ un atto ignobile, inqualificabile e grave – spiega il presidente Medri – e la nostra denuncia è il primo passo per cercare di risalire a questi vandali”.
In queste occasioni una riflessione va fatta: o sono giovani “annoiati” cui andrebbe insegnata meglio la storia, o, peggio ancora, sono persone che colpiscono simboli che devono necessariamente godere della condivisione dei valori che rappresentano.
Don Giovanni Brevi, cappellano militare degli alpini nella tragica spedizione in Russia durante la seconda guerra mondiale, fu preso prigioniero il 12 gennaio 1943, a margine dell’operazione dell’Armata Rossa “Saturno”, più conosciuta come la battaglia di Stalingrado.
Internato nei campi di concentramento russi fu continuamente perseguitato, come scrisse in una delle rare lettere alla famiglia “... vitto, alloggio, trattamento non sono buoni.
Non ci danno nemmeno quello che prescrivono le leggi del posto, ma io rimango sempre sacerdote, ufficiale, cattolico, italiano. Ogni prova mi reca onore. Ogni insulto e calunnia fortifica. Pronto a venire a casa come a lasciare la pelle qua”.
Tornò in Italia nel 1954 solo dopo la morte di Stalin perché, come scrisse nel 1949 il ministro degli interni russo interni Sergej Nikiforovič Kruglov a Vjačeslav Michajlovič Molotov: “... Fervente fascista, uno degli organizzatori di due scioperi della fame provocatori. Durante una perquisizione gli è stato sequestrato un taccuino nel quale registrava i nomi dei prigionieri deceduti...”.
Per questo suo calvario l’allora Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, nel 1951 gli conferì la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione “Apostolo della fede, martire del patriottismo, in ogni situazione, in ogni momento si offriva e si prodigava in favore dei bisognosi, noncurante della sua stessa persona. Sacerdote caritatevole ed illuminato, infermiere premuroso ed amorevole, curava generosamente gli infetti di mortali epidemie. Intransigente patriota, con adamantina fierezza, affrontava pericoli e disagi, senza mai piegarsi a lusinghe e minacce. Di fronte ai doveri ed alla dignità di soldato e di italiano preferiva affrontare le sofferenze e il pericolo di morte pur di non cedere. Eroicamente guadagnava il martirio ai lavori forzati. Esempio sublime di pura fede e di quanto possa un apostolo di Cristo ed un soldato della Patria”.
L’oltraggio subito dal monumento a pochi giorni, se non a poche ore, dalla Festa della Repubblica assume, se possibile, un significato ancor più mostruoso.
Oltre allo sgomento, tra gli Alpini di Medri, si sta creando un fronte favorevole alla costituzione di parte civile dell’Associazione Alpini, in un eventuale futuro processo.

redaz

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