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Politica | 20 marzo 2020, 00:36

"Chiudere il Pronto soccorso di Borgosesia": la decisione della Regione crea scompiglio nel centro destra

Valsesiani (a partire da Tiramani) sulle barricate dopo il comunicato di giovedì pomeriggio. L'emergenza coronavirus sembra essere sempre più acuta

"Chiudere il Pronto soccorso di Borgosesia": la decisione della Regione crea scompiglio nel centro destra

Al termine di un'altra giornata pesante sul fronte del coronavirus, con il numero di casi positivi nel vercellese che sale ulteriormente, si rompe il fronte fra gli enti locali e la Regione.

Casus belli la lettera con cui l'assessorato regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi, il neo commissario dell'Unità di crisi, Vincenzo Coccolo e i funzionari regionali dispongono la chiusura di alcuni Pronto soccorso della rete ospedaliera piemontese, tra cui Borgosesia (gli altri, come è possibile vedere nella lettera allegata sotto, sono quelli di Giaveno, Venaria, Lanzo, Nizza, Bra e Ceva).

"I direttori generali - si legge nella lettera - devono provvedere subito a riorganizzare i percorsi e l'attività aziendale in coerenza con la disposizione e dare ampia informazione alla popolazione a non recarsi nei pronto soccorso oggetto di sospensione".

Neanche il tempo di essere recapitata e la lettera scatena le reazioni del mondo politico valsesiano. Il primo a salire sulle barricate è il sindaco di Borgosesia, Paolo Tiramani: "Una follia chiudere il Pronto soccorso di Borgosesia - scrive ai suoi concittadini. Non si rischia la vita solo per il coronavirus e togliendo il Pronto soccorso a Borgosesia un paziente di Alagna deve percorrere oltre 100 chilometri per arrivare al Sant'Andrea".

Poco dopo è anche un altro parlamentare, il biellese Andrea Delmastro (Fratelli d'Italia) a definire "Inaccettabile, grave, folle, allucinante l’idea partorita dalla Regione Piemonte. Non è questa la politica del centrodestra, ancor meno in piena emergenza coronavirus - attacca Delmastro -  Sanno lor signori strade e tempistiche per raggiungere Vercelli dalla Valsesia? Chi è il genio della lampada? Perché non sono stati sentiti sindaci e rappresentanti dei territori? La mannaia la utilizzino altrove non in Valsesia! MI auguro che l’assessore regionale alla Sanità faccia brusca e immediata retromarcia, anche perché si muore anche di infarto, di ischemia, di emorragia".

Intanto Tiramani si è attaccato al telefono per far arrivare la causa valsesiana agli uffici della Regione. "Concludo una giornata dura - continua il sindaco di Borgosesia - facendo chiamate interminabili per mettere una pezza alle mancanze di chi non sa nemmeno dov'è la Provincia di Vercelli, tantomeno la Valsesia. Sono sicuro che cambieranno idea e troveranno una soluzione alla malsana idea pomeridiana! Il Pronto Soccorso non si tocca, io ero, sono e sarò sempre in prima linea per la sanità. Ringrazio Alberto Cirio perché ha la pazienza di ascoltare un "povero sindaco di montagna" e di richiamarlo in tempo reale anche se il mio approccio è stato un po' da boxeur... E ringrazio Riccardo Molinari perché mi sopporta da troppi anni".

Insomma, la sensazione è che, nella giornata di venerdì, la decisioni di Regione e Unità di Crisi verrà in qualche modo rivista. Ciò che traspare, tuttavia dalla decisione è una situazione di estrema difficoltà di tutta la rete ospedaliera. A Vercelli si sono creati più posti letto in terapia intensiva; malattie infettive e pneumologia sono di fatto dedicate unicamente ai Covid e appare evidente che anche la situazione di Borgosesia sia molto simile (con reparti riconvertiti alle necessità dell'emergenza). L'altro lato della medaglia è che, in questa situazione, serve anche personale: medici, infermieri, oss. Lo dice chiaramente anche la Regione nella sua lettera. "Considerato lo stato emergenziale e l'esigenza di proseguire a riorganizzare il sistema di offerta e di liberare medici per garantire le terapie da prestare a pazienti Covid...". Le assunzioni annunciate (e che tuttavia hanno riguardato solo marginalmente Vercelli) non sono evidentemente sufficienti a garantire una gestione della crisi e più volte, in questi giorni, le voci del sindacato si sono fatte sentire per denunciare condizioni di lavoro pesantissime all'interno degli ospedali vercellesi. Un altro fronte aperto sul quale il territorio dovrebbe fare fronte comune.

redaz

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