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Arte e Cultura | 12 febbraio 2020, 17:25

Dall'anoressia si può guarire, l'esperienza di Sebastiano Ruzza

"Corri corvo corri": un racconto di sofferenza e rinascita sincero e toccante.

Sebastiano Ruzza; sotto, con Sabrina Falanga e Paolo Pomati. Poi, Andrea Gobbato e Giuseppe Celestino di Ventitrè Edizioni e la copertina del libro.

Sebastiano Ruzza; sotto, con Sabrina Falanga e Paolo Pomati. Poi, Andrea Gobbato e Giuseppe Celestino di Ventitrè Edizioni e la copertina del libro.

Sabato 8 febbraio, alla Mondadori Bookstore di Vercelli, Sebastiano Ruzza ha presentato il suo “Corri corvo corri”, pubblicato da Ventitré Edizioni. Il giovane autore biellese è stato affiancato da Sabrina Falanga, giornalista pubblicista, direttore editoriale di Brainding e Paolo Pomati, docente all’Università del Piemonte Orientale.

Si tratta un’autobiografia dedicata ad un tratto difficile e doloroso della vita dell'autore: gli anni in cui ha sofferto di anoressia.  “Questo libro- dice Sebastiano - vuole prima di tutto squarciare il velo di solitudine che avvolge chi soffre di disturbi del comportamento alimentare (DCA). Rispetto ad altre patologie, infatti, il malato si ritrova a tagliare i ponti con ogni relazione sociale.”

Per la prima volta, l’anoressia viene raccontata dal punto di vista maschile: “I DCA colpiscono prevalentemente le donne, quindi un ragazzo è ancora più solo e spesso non viene riconosciuta la sua patologia.” 

Sebastiano è guarito da sette anni, dopo un percorso fatto di profonda sofferenza, ricoveri in ospedale, fino a quello risolutivo in una clinica specializzata. “Corri corvo corri" è nato anni fa, come un flusso di coscienza spontaneo, poi rielaborato: è stata l’esigenza della memoria a spingermi a scrivere.”. Tutte le malattie dello spettro alimentare hanno in comune l’origine: un disturbo della comunicazione. “Il corpo diventa, inconsapevolmente, il mezzo esclusivo tramite cui si esprime. La sua percezione si falsa: lo senti continuamente come una presenza ingombrante che rende faticoso fare qualunque cosa.” 

Qual è l’origine del titolo del libro? “Alle scuole medie, mi chiamavano “Corvo”, obbligandomi a correre in cortile, era bullismo. Ho voluto rendere il titolo anche con la copertina, opera grafica della mia ragazza Erica, dove si vede un volto urlante da cui nasce il corvo: rappresenta l’anoressia come un grido nella notte.”

Curarsi può riservare ostacoli: “Ho incontrato alcuni medici che si concentravano a curare solo il corpo, oppure che non mi chiamavano mai per nome, solo AN- anoressia nervosa. In questo modo, ci si identifica con la propria patologia e si ha paura di guarire perché farlo vorrebbe dire perdere l’unica cosa che ci si riconosce.” Quale, il punto di svolta? “Rivolgersi a dei professionisti specializzati, senza dubbio. Io non penso di essere stato un guerriero, si è trattato del mio percorso di vita. Fondamentale è stato riprendere confidenza con il mio nome, essere visto dagli altri come una persona, non come un disturbo, con la naturalezza di chi vuol stare con te.”.

"Corri Corvo Corri" sostiene l’associazione no profit per la lotta ai DCA “Mi nutro di vita”, nata nel 2011 a Pieve Ligure, il cui presidente è Stefano Tavilla, papà di Giulia morta a 17 anni a causa della bulimia. “L’associazione vuole fare informazione nelle scuole e aiutare le famiglie per orientarle e sostenerle. Grazie ad “Associazione Dedalo”, da sempre attenta alle problematiche adolescenziali e  che ci ha concesso gli spazi, abbiamo aperto una sede di “Mi nutro di vita” anche a Biella: c’è tanto da fare sul territorio. L’ intero ricavato delle copie del libro acquistate su www.minutrodivita.it, andrà a sostegno di queste attività.”

Elisa Rubertelli

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