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Politica | 08 febbraio 2020, 18:17

Otto motivi per dire "No" al taglio del Parlamento

A Vercelli il Comitato per il No al Referendum costituzionale del 29 marzo

Otto motivi per dire "No" al taglio del Parlamento

Si è costituito, il 31 gennaio 2020, il Comitato di Vercelli per il NO al Referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

Il comitato di Vercelli fa riferimento al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale che da anni si batte per l’attuazione della Costituzione, contro i tanti tentativi di deforma che ostinatamente tentano di peggiorare il già precario funzionamento delle nostre Istituzioni.

Tagliare i parlamentari di oltre il 36% significa tagliare la rappresentatività e pregiudicare il funzionamento del Parlamento rendendolo più lento nel processo legislativo.

Piaccia o no, i parlamentari sono i pilastri dell’edificio parlamentare; eliminare il 36% dei pilastri significa rendere l’edificio instabile e precario, per un modestissimo risparmio che rischia di costare molto caro.

I referenti del Comitato vercellese sono Paolo Sollier e Sergio Bagnasco; per qualsiasi informazione potete scrivere a notaglio@gmail.com 

Sulla pagina facebook https://www.facebook.com/ComitatoPerilNoVercelli/ troverete tutti gli aggiornamenti sulle iniziative del Comitato, potrete partecipare alle nostre discussioni, riflettere sulle motivazioni per cui invitiamo a votare NO al prossimo referendum del 29 marzo, iscrivervi alla nostra newsletter per essere costantemente informati.

Seguiteci, per un voto informato e consapevole, unico antidoto contro la propaganda e la demagogia!

Di seguito, una anteprima delle ragioni per cui invitiamo a votare NO 

Perché votare NO al Taglio dei Parlamentari

  1. Perché la drastica riduzione dei parlamentari determina un serio problema di rappresentatività del Senato, eletto su base regionale (art. 57 Cost.). In tante regioni sarebbero eletti da 3 a 10 senatori con la conseguenza che un partito che prende il 10% dei voti sarebbe fortemente sottorappresentato al Senato.
  2. Perché la drastica riduzione dei senatori  provoca asimmetria nella rappresentanza tra Camera e Senato e ciò è assurdo giacché restiamo in un sistema a bicameralismo paritario. Un partito che prende il 10% dei voti peserebbe alla Camera per il 10% ma al Senato peserebbe meno, addirittura solo il 5%. 
  3. Perché la riduzione drastica dei parlamentari determina un rallentamento del processo legislativo. I lavori parlamentari si svolgono prioritariamente nelle Commissioni in cui sono rappresentati proporzionalmente tutti i Gruppi parlamentari (art. 72 Cost.). Dunque, bisognerà ridurre il numero delle Commissioni permanenti (attualmente 14 in ciascuna camera) e aumentare il numero di Commissioni di cui può far parte ciascun parlamentare (attualmente al Senato il massimo è 3 Commissioni e alla Camera 1) con un inevitabile aumento del carico di lavoro di ogni Commissione e allungamento dei tempi legislativi. 
  4. Perché la riduzione dei parlamentari non migliora la qualità degli eletti giacché non incide sui criteri di selezione dei candidati e scelta tra i candidati, aspetti che continuano a essere regolati da leggi ordinarie. 
  5. Perché la riduzione dei parlamentari aumenta il potere degli apparati di partito nella scelta di chi candidare, processo decisionale che avviene in gran parte in modo opaco, mentre si esclude l’elettore dal potere di scelta tra i candidati. Anche il M5S affida al capo politico e al garante il compito di scegliere tra le auto-candidature di esponenti non iscritti nel M5S e di provvedere alla “collocazione dei candidati nei singoli collegi uninominali”.
  6. Perché la drastica riduzione dei parlamentari  determina un depotenziamento del ruolo del Parlamento, già esautorato dall’abuso dell’attività legislativa da parte dell’Esecutivo.
  7. Perché la riduzione dei costi può essere ottenuta attraverso la modifica della legge ordinaria n. 1261/1965, che affida agli uffici di presidenza delle camere il compito di determinare le indennità parlamentari all’interno del tetto massimo indicato dalla legge. Questa riforma comporta una modesta riduzione dei costi (meno di 60 milioni di euro all’anno, un caffè all’anno per ogni italiano), ma si tratta di un obiettivo estraneo alla Costituzione, che affida alla legge ordinaria la definizione dei costi.
  8. Perché oggi tutti concordano sulla necessità di attuare altre riforme costituzionali per evitare le disfunzioni generate dal taglio dei parlamentari, ma la Costituzione non si modifica a puntate poiché nessuno può offrire garanzie certe sulle prossime modifiche e sui tempi di attuazione.

Comitato di Vercelli per il No

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