Cronaca - 22 gennaio 2020, 09:20

"Pensavo di ribaltare la situazione: ho continuato a investire soldi e li ho persi tutti"

Parla il vercellese accusato di aver bruciato 7 milioni di euro investendo in strumenti finanziari ad alto rischio, senza aver alcun titolo per operare per conto terzi

"Pensavo di ribaltare la situazione: ho continuato a investire soldi e li ho persi tutti"

“Ho sempre sperato di poter capovolgere la situazione”. Seduto davanti a giudice e avvocati, il “falso broker” vercellese finito a processo con l'accusa di truffa ed esercizio abusivo di professione finanziaria, spiega così anni di investimenti andati male, ma anche di report e rassicurazioni fasulle inviate ai clienti.

Dopo che, nel 2016, la vicenda era venuta a galla, l'uomo aveva ammesso di fronte al magistrato di aver perso, a causa di investimenti rischiosi, svariati milioni di euro che un cospicuo numero di persone gli avevano affidato. Più di una trentina le parti lese sfilate al processo in corso davanti al Tribunale di Vercelli: al giudice hanno raccontato di somme di denaro – in un caso quasi un milione di euro – trasferite dai propri conti personali a conti aperti su banche estere che consentivano al “trader” di operare online attraverso piattaforme dedicate. Di fatto, però, era solo il vercellese ad avere il controllo del denaro, dato che si faceva consegnare dai clienti codici di accesso e token.

Agli investitori, l'uomo aveva prospettato guadagni annuali vicini al 10%: somme mai ottenute, perché le operazioni in future e cambio valute che l'uomo faceva sui mercati di mezzo mondo andavano quasi sempre male. Troppe le variabili fuori da ogni controllo – dalle crisi internazionali alle tensioni politiche – che, alla fine, hanno portato il vercellese a bruciare in meno di una decina d'anni somme ingentissime – quasi 7 milioni di euro, secondo l'accusa.

Lui, dal banco degli imputati, si difende dicendo di aver sempre prospettato ai clienti i rischi di investimenti così spinti e, parlando di cifre, si addossa unicamente la responsabilità di aver preso per sé circa un milione 200mila euro “utilizzato per spese personali”. Ammette di non aver avuto titolo per operare in borsa per conto terzi; di aver falsificato i report delle banche; di aver disposto bonifici all'insaputa dei clienti per trasferire somme a chi voleva riscuotere parte di quelli che credevano essere gli interessi maturati: “Alcune persone erano assetate di denaro e chiedevano in continuazione di effettuare bonifici su altri conti di loro proprietà per cifre anche superiori a quelle che avevano investito”, dice l'uomo nel tentativo di spiegare alcune delle condotte che gli vengono contestate.

Ma dice anche che i suoi clienti erano per lo più investitori con ampie disponibilità economiche, persone che potevano capire i rischi collegati a certi investimenti e che lui, personalmente, non era mai andato a cercare clienti. “Erano loro, attraverso il passaparola, a venire da me”. Una situazione precipitata dopo che, a seguito di una fusione, alcuni degli investitori avevano casualmente ricevuto report veri relativi ai propri investimenti: insospettiti da quanto era riportato sui documenti, avevano cercato contatti reali con le banche di appoggio scoprendo che, nella maggior parte dei casi, i loro conti erano azzerati. Da lì la decisione di andare in Procura per denunciare l'accaduto.

Ora il processo volge alle battute finali: nelle prossime udienze sono previsti gli ultimi testi e le arringhe. Al vercellese, in sede di udienza preliminare, il giudice aveva negato un patteggiamento a quattro anni anche perché, a titolo risarcitorio, l'uomo aveva proposto uno stabile di sua proprietà, risultato poi ipotecato per il 100% del valore. L'estremo tentativo, forse, di “capovolgere la situazione”, ormai del tutto sfuggita al suo controllo.

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