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Gattinara-Valsesia | 14 gennaio 2020, 16:33

Addio alla Bottega del Corredo, storico negozio di piccole e grandi meraviglie

Varallo: dopo più di 40 anni di lavoro, Emma Dellavedova lascia un'attività per la quale era conosciuta e apprezzata in tutta la Valsesia

Emma Dellavedova nel suo negozio...

Emma Dellavedova nel suo negozio...

Dal 1 gennaio non si riaprono più gli antichi “antoni” in legno delle vetrine della Bottega del Corredo, il negozio di cui era titolare Emma Dellavedova, che aveva iniziato l’attività nel 1978, subentrando a Giulio Testa e Lorenzina Pronzati, che già gestivano un negozio di merceria, chincaglieria e bauli.

E, come tutte le storie belle, anche questa va raccontate dall’inizio.

C’era una volta Emma Dellavedova, la prima di tre sorelle che viveva a Carcoforo, il Comune più alto della Valsesia, dove gli inverni erano molto lunghi e per scendere a scuola a Varallo spesso si dovevano utilizzare gli sci per raggiungere Ferrate, trasferirsi a Rimasco e prendere il pullman per arrivare finalmente a destinazione. Emma, dopo le scuole elementari frequentate a Carcoforo, dove ebbe come maestra Maria Dolores Cantono Pasteris, tanto amata e apprezzata dai suoi alunni, che ancora oggi le serbano riconoscenza, ha frequentato le medie a Varallo e poi l’Istituto Alberghiero, iniziando presto a lavorare negli alberghi in Italia e all’estero, spostandosi dove era richiesta. A causa di un incidente automobilistico si era infortunata ad una spalla, così la sorella di papà Maurilio, zia Cecilia, moglie dell’indimenticabile geometra Franco Francione, che viveva a Varallo, poco discosto da Piazza Racchetti, colse la proposta, continuamente rinnovata dal signor Testa, che essendo ormai anziano, le chiedeva di suggerire ad una nipote di subentrargli nella gestione del negozio. Cecilia pensò che quello sarebbe stato proprio il lavoro adatto per Emma, che pur essendo molto giovane, appena 22enne, aveva gusto ed era già molto assennata

Nel 1979 Emma si trasferì definitivamente a Varallo, avendo sposato Giuseppe Ceccato e prese dimora in via Draghetti a pochi passi dal negozio.

Tanta voglia di lavorare, abilità, ambizione e la continua ricerca di migliorare le proprie capacità per soddisfare nel modo migliore le richieste di una clientela molto esigente, trasformarono il negozio in un punto di eccellenza. Il nome scelto era stato molto azzeccato: “Bottega del corredo”: bottega, traduzione del termine dialettale buteja, sostantivo onnicomprensivo, utilizzato per ogni categoria merceologica, mentre corredo, indica gli abiti, la biancheria, gli accessori che una sposa porta con sé nella nuova casa, corrisponde alla scherpa, la dote, quella che un tempo le fanciulle preparavano con amore in attesa del matrimonio. 

Emma si procurò i migliori fornitori, dai Fratelli Graziano di Mongrando, alla Simta di Torino, ditte toscane e ditte altoatesine, conosciute per la qualità dei loro tessuti, e molte altre aziende tessili. Negli anni si specializzò nella fornitura e posa di tende e tendaggi, offrendo una vasta scelta di modelli e garantendo un’eccellente qualità, così come seppe offrire eleganti vestaglie e vezzose camicie da notte, realizzate con tessuti di pregio.

Essendo una amante e fine conoscitrice del puncetto valsesiano, negli anni Emma ha saputo proporlo come prezioso elemento decorativo di tende, tovaglie, o per la realizzazione di orecchini, spille, bracciali, diventando anche un punto di riferimento per coloro che amano la storica trina valsesiana, realizzata ad ago, per quale si sta cercando, unitamente ad altri merletti artigianali italiani, di ottenere il riconoscimento UNESCO di bene dell’Umanità, come opere che nascono dall’arte sapiente di mani operose.

Dopo la chiusura del negozio di Renato Arbellia, Emma inserì tra gli articoli raffinati lampadari in ceramica decorata a mano, che mantenne fino alla chiusura, con grande apprezzamento dei clienti.

Anni fa Nick Hall-White, pubblicò un libro fotografico, “Lo spirito della Valsesia”, ritraendo molte persone di Varallo: Emma scelse di indossare il caratteristico costume di Carcoforo, raffinato ed elegante, trait d’union con le sue origini.

Lo storico negozio era collocato al pianterreno di Casa Lanfranchi, un edificio storico, le cui facciate sono state restaurate dieci anni fa dall’architetto Carlo Canna. L’esistenza di questo edificio era testimoniata fin dal 1500 dalla presenza della data MDXXIII incisa sul capitello di una delle colonne doriche del porticato, all’inizio di Via Alberganti. Ai primi dell’Ottocento, un piano di “abbellimento della città”, ideato per rendere il centro storico più vivibile ed accogliente, rendendo più sciolta la viabilità, portò molte novità nella topografia. Nel 1828 venne demolito l’antico Palazzo Pretorio per trasformare l’area in piazza, dove trasferire il mercato del grano. Il restauro del ponte sul Mastallone, consentì l’apertura della “contrada del grano” che collegava il ponte con la piazza. Il palazzotto, incastonato tra piazza Racchetti, piazza Calderini e via Alberganti, fu modificato e assunse l’aspetto attuale. Il restauro ha consentito la conservazione delle parti ancora “leggibili” delle decorazioni, integrando le porzioni mancanti. Mara e Chiara, restauratrici titolari del Laboratorio “Luci & Ombre” anch’esso affacciato sulla piazza Racchetti, hanno lavorato sulle parti decorate ancora visibili, riproponendo le stesse tenui cromie e facendo le integrazioni sottotono ad acquerello. Il risultato è stato ottimo, speriamo che presto quelle raffinate vetrine che si aprivano come uno sguardo antico e affascinante sulla cultura materiale valsesiana, trovino chi voglia proporre un’attività commerciale di qualità.

Emma Dellavedova oggi non ha rimpianti per una scelta maturata da tempo, ma conserva nel cuore tanti bei ricordi delle persone che sono passate in negozio e che negli ultimi giorni di apertura le hanno testimoniato affetto e apprezzamento con doni, telefonate, visite di saluto, ringraziandola per i consigli assennati che sapeva dare in ogni occasione, cercando sempre di capire le esigenze del cliente, senza derogare alla funzionalità e ad una eleganza discreta e misurata.

Con la chiusura di questo negozio storico si conclude un’epoca: oggi l’impostazione di un’attività commerciale è molto diversa, e la gestione più asettica. Il vecchio bancone, il metro di legno, i cassettini alle spalle, gli scaffali in legno, fanno ormai parte di un passato familiare e rassicurante, auguriamo ad Emma, che per molti anni ha fatto parte del Consiglio di Biblioteca, come rappresentante dei commercianti varallesi e che oggi è un’attiva volontaria della Croce Rossa, di godersi la quiescenza, riconquistando il bene prezioso della gestione del proprio tempo.

Piera Mazzone

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