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Attualità | 14 gennaio 2020, 14:31

"Giustizia per i morti dell'amianto" - FOTO E VIDEO

Udienza preliminare, a Vercelli, per altre 392 morti causate dall'esposizione alla fibra

"Giustizia per i morti dell'amianto" - FOTO E VIDEO

“Giustizia, bonifiche, risposte sanitarie. Questo ci aspettiamo dalla nostra lunga battaglia per i morti dell'Eternit. Ci aspettiamo un processo che tuteli anche le vittime e una sentenza che dica che certe cose non si devono fare”. Bruno Pesce, già sindacalista e fondatore dell'Afeva, è tra i partecipanti al presidio organizzato martedì davanti al Tribunale dai sindacati, dalle associazioni ambientaliste e da chi si è schierato al fianco delle vittime dell'amianto. All'interno del palazzo di giustizia ha da poco preso il via l'udienza preliminare nel corso della quale il Gup Fabrizio Filice deve decidere se rinviare a giudizio – e con quale accusa – l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, ultimo patron della Eternit Italia.

I magistrati che hanno istruito il processo vercellese per 392 morti di amianto a Casale e nel circondario, contestano al magnate l'accusa di omicidio volontario. Se il giudice decidesse per questa imputazione il processo si trasferirebbe a Novara, per essere celebrato davanti alla Corte d'Assise. Se invece il reato dovesse essere riqualificato in omicidio colposo (reato per il quale Schmidheiny è già stato condannato in relazione ai casi di decesso di Cavagnolo) il processo resterà a Vercelli. La decisione si conoscerà al termine delle quattro udienza fissate per la costituzione delle parti civili.

In Tribunale, nei quattro giorni della preliminare, possono entrare solo parti lese e legali. Fuori c'è chi da anni ha seguito le tappe di questa battaglia che, nel recente passato, ha visto importanti condanne in primo grado e in Appello venire poi cancellate dalla prescrizione. “Non ci dobbiamo fermare – aggiunge Pesce -: l'unica battaglia persa è quella che si abbandona”, dice ricordando gli anni, i lavoratori e “i civili” morti a causa dell'amianto.

“In questo processo – ricorda Nicola Pondrano, altro storico esponente del sindacato e dell'associazione vittime – si cerca giustizia per 62 lavoratori. Tutti gli altri 330 morti sono civili, vittime dell'uso criminoso che veniva fatto del polverino regalato per fare aie, campetti di gioco negli oratori, cortili degli asili e delle case. La Eternit è chiusa dal 1986, eppure a Casale si continua a morire. Muoiono quelli che allora erano bambini. Muoiono 50 persone l'anno per il mesotelioma: per questo non possiamo accettare che certi reati vadano prescritti”.

A portare la loro solidarietà anche i sindacalisti di Reggio Emilia e Rubiera, dove si stanno istruendo processi analoghi. E poi persone comuni, toccate dalla tragedia. I più anziani ricordano come, un tempo, lavorare alla Eternit fosse considerata una fortuna. “Noi non conoscevamo i rischi dell'esposizione all'amianto – commentano alcune signore – ma loro sì, chi decideva sì”. E, oggi che si conoscono i rischi dell'amianto, la battaglia di enti e associazioni è per ottenere la bonifica di edifici pubblici e privati. "A Vercelli - dice Gianpiero Godio, di Legambiente - sono decine gli edifici che hanno coperture in eternit e che dunque continuano a rappresentare un rischio" (come i danni causati da alcune recenti grandinate hanno purtroppo evidenziato).

A sfidare il freddo e la nebbia vercellese anche Pietro Condello, ultrasettantenne ex operaio alla fabbrica del Ronzone. Sopra la sua tuta da lavoro porta il tricolore con la scritta “Eternit giustizia”, una bandiera diventata il simbolo della lunga battaglia legale. Con l'amianto ha lavorato per 25 anni, fino alla chiusura della fabbrica. “Eravamo in 50 nel mio reparto – ricorda l'uomo – oggi sono rimasto solo io”.

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