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Attualità | 14 gennaio 2020, 07:25

Festa di Sant'Antonio, triduo e benedizione degli animali

Nella chiesa della Confraternita si ripete l'annuale tradizione legata al culto del monaco ed eremita

Una passata edizione della messa con benedizione degli animali

Una passata edizione della messa con benedizione degli animali

Venerdì 17 gennaio, nella chiesa di Sant'Antonio Abate (via Sant'Antonio), si celebra la festa del santo, grande asceta del deserto e padre dei monaci.
Nell'occasione, anche quest'anno la Confraternita, guidata dal priore Giulio Pretti, organizza la celebrazione della messa, nei giorni precedenti, a partire da martedì 14, alle 17, preceduta dalla recita del rosario.

Venerdì, ricorrenza del santo, patrono di tutti gli animali domestici, alle 9 avrà luogo la celebrazione della messa del mattino durante la quale avrà luogo la "benedizione del pane"; alle 11 sarà poi celebrata la messa solenne presieduta da monsignor Giuseppe Cavallone, alla presenza delle autorità e con la partecipazione del coro delle Scuole Cristiane. La messa serale sarà infine celebrata alle 17.
La benedizione degli animali sarà impartita al termine di tutte le celebrazioni della giornata, insieme con la distribuzione del pane benedetto. 

Sant'Antonio Abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell'Egitto, intorno al 250, a vent'anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì, infatti, ultracentenario nel 356. Successivamente il Papa accordò agli Antoniani il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade; nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento. Il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, che venne chiamato “il male di sant'Antonio” e poi “fuoco di sant'Antonio”. Per questo motivo, nella religiosità popolare, il maiale cominciò ad essere associato al grande eremita egiziano, poi considerato il santo patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla. 
Sant'Antonio Abate è anche il patrono di quanti lavorano con il fuoco, come i pompieri, perché guariva da quel fuoco metaforico che era l’herpes zoster. Ancora oggi il 17 gennaio, specie nei paesi agricoli e nelle cascine, si usano accendere i cosiddetti “focarazzi” o “ceppi” o “falò di sant’Antonio”, che avevano una funzione purificatrice e fecondatrice, come tutti i fuochi che segnavano il passaggio dall’inverno alla imminente primavera.

redaz

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