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Arte e Cultura | 16 dicembre 2019, 03:17

Eleazaro Oldoni: una nuova scoperta per il Rinascimento a Vercelli

Appunti sulla mostra al Museo Borgogna

Eleazaro Oldoni: una nuova scoperta per il Rinascimento a Vercelli

L’angioletto che suona la ribeca (strumento tardo medievale ad arco) a cavalcioni su una trave della tettoia in cui si ambienta  l’”Adorazione del Bambino” di Eleazaro Oldoni, è un aggraziato invito alla mostra, in corso al Museo Borgogna, su questo pittore del Primo Rinascimento a Vercelli. E’ stato, infatti, scelto questo curioso particolare per la locandina dell’esposizione, che resterà aperta sino al 6 gennaio.

Un’amica, nel vederlo, mi ha espresso perplessità sul valore di questo misconosciuto autore, appartenente alla stirpe - numerosissima e ben testimoniata dai documenti vercellesi - degli Oldoni, il cui capostipite, Boniforte senior, era arrivato dalla colta Milano. L’angelo musicante, come quello che dietro di lui si affaccia alla finestra e come il pastore che scruta il cielo, alla mia dubbiosa interlocutrice sembrano infatti approssimativi, privi della compattezza plastica e dell’accostante vitalità cui ci ha abituati Gaudenzio Ferrari, qui in città nell’esuberante ciclo di San Cristoforo.  

Già, ma con Eleazaro siamo nell’ultimissimo Quattrocento, prima del rivoluzionario exploit gaudenziano, in un Rinascimento da poco conquistato in terra piemontese e vercellese con l’opera di Martino Spanzotti.

Io, invece, incuriosita dalla grazia pur eccentrica della figuretta e dal suo comporsi per via di rossi incarnati e bianchi rialzi di luce a rapidi tocchi di pennello, alla mostra sono andata senza pregiudizi, fiduciosa nel riscontro di interesse che vi avrei trovato.

Ne sono uscita estasiata, per via della preziosità dei dipinti proposti e per la rarità dell’esposizione, dal momento che le tavole provengono nella quasi totalità da collezioni private e due di esse sono scoperte recenti e inedite di Vittorio Natale, curatore, con Cinzia Lacchia, della mostra.

L’una è per l’appunto l’”Adorazione” di Eleazaro, cui viene affiancata la già nota e più tarda “Adorazione” firmata dal pittore, cosa che ha permesso, per confronto stilistico, l’attribuzione della prima.

L’altra scoperta è uno splendido tabernacolo con Cristo in pietà e due angeli adoranti, raffinatissime figure dalla fattura minuziosamente modulata, inondate di luce perlacea, di silente, estatica commozione.

Natale attribuisce quest’opera al già citato Martino Spanzotti e la propone in mostra ad esemplificazione dei modelli culturali cui Eleazaro deve essersi attenuto.

Altri suoi riferimenti furono senz’altro echi nordici, fiamminghi, e, molto più direttamente, svariati elementi della cultura lombarda, della quale in mostra compaiono due opere emblematiche, l’una di nuovo proveniente da collezione privata, l’altra dalla Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano.

La prima è un’anconetta scolpita in bassorilievo, recante un’assiepata “Adorazione dei pastori” pervasa dall’oro, oltreché toccata qua e là da finissime policromie, opera dei fratelli De Donati, non a caso documentati anche a Vercelli, dove uno dei tre, addetto alla pittura, risulta in stretta collaborazione con il nostro Eleazaro.

La seconda opera è capolavoro di Bernardino Butinone, che nella dimensione di un tabernacolo di contenute proporzioni (cm.34,5 x cm.75, con le due ante aperte) riesce a dipingere, in ben 13 minuscoli scomparti, Storie della Vita di Cristo di un respiro spaziale assoluto; le precisissime architetture all’antica, macchine di un illusionismo prospettico appreso dal Bramante, sono veri e propri monumenti, su micro-scala e in associazione a finezze descrittive deliziose.

E nel dialogare di queste opere in punta di pennello, ecco l’esposizione del codice degli Statuti del Comune di Vercelli, giacché in parte miniati proprio da Eleazaro Oldoni, come attestato da documenti del 1492, con capilettere, bordure e scene vivacemente espressive.

L’esposizione, infine, allestita nella prima sala dei pittori vercellesi, evidenzia il percorso stilistico locale proseguito, sulla falsariga già spanzottiana, con le “Adorazioni” di Defendente Ferrari e Gerolamo Giovenone e si conclude con l’erede di Eleazaro, Boniforte Oldoni “il Giovane”, già presente anch’esso in museo.

Un breve, quanto efficacissimo video “poliziesco” e muto, ancorché ricco di informazioni e suggerimenti di lettura delle opere, completa questa mostra.

Mostra piccola e raccolta, ma molto raffinata, da visitare in modo lento e ravvicinato, così da assaporarne gli innumerevoli godibili particolari, le lumeggiature bianche e dorate, le trasparenze, le gestualità aneddotiche, i preziosismi che, dall’una all’altra opera, suggestionano ed emozionano.

Mostra da visitare, per farsi un raro dono natalizio.

Sul sito del museo (www.museoborgogna.it) o telefonando alla sua sezione didattica (0161.252764), si è informati sul calendario delle visite guidate comprese nel biglietto d’ingresso.        

Laura Berardi

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