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Arte e Cultura | 06 dicembre 2019, 17:53

"Vercelli e il giornalismo: i miei grandi amori"

Enrico Demaria alla presentazione (affollatissima) del suo libro "E' stato un sogno fortissimo"

La presentazione del libro di Demaria

La presentazione del libro di Demaria

«Ho fatto il lavoro che sognavo di fare nella mia città» dice Enrico Demaria. E quel suo dire «la mia città» sottintende un amore morboso per Vercelli. Talmente profondo «che quando vado via, anche solo per pochi giorni, guardo il ponte del Sesia e penso: tra pochi giorni torno».

Enrico Demaria, giornalista vercellese, dunque: il biglietto da visita è soprattutto questo.
Lui ha ricordato i primi tempi al giornale La Sesia, poi i tanti anni alla Stampa, in via Duchessa Iolanda. Cronista, Caposervizio infine.

Il biglietto da visita del libro “E’ stato un sogno fortissimo - Memorie bicciolane di un cronista curioso”, edito dalla casa editrice Effedì di Vercelli -  è anche la bella copertina, tratta da un'opera di Francesco Brigandì, ispettore di polizia con la passione per la pittura, perché «i ricordi dei bambini vanno a finire nella scarpe» dice Demaria, precisando che è una bellissima frase dello stesso Brigandì.

E poi il libro ha tanti “padrini”, due in particolare, «Mio padre, tutto è partito da lui», e Cecco Leale, che per Demaria è stato una sorta di secondo padre e collega, anche.

Siamo nella Sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio.

La presenza del pubblico ha superato ogni previsione: tutti i posti a sedere occupati, gente in piedi, gente fuori, qualcuno anche in strada.

«La prossima volta la faremo in qualche palazzetto dello sport» ironizza il padrone di casa Nando Lombardi, nel presentare l’autore e il suo libro.

(Tra i presenti anche i sindaci di Vercelli, Andrea Corsaro, quello di Balocco, Gianmario Morello, l’ex sindaco, Maura Forte, e il questore Sergio Molino)

E di ironia sono intrisi gli interventi di Giorgio Levi, giornalista torinese che per qualche anno La Stampa dirottò a Vercelli.

«Io e Demaria – dice Levi – siamo nati entrambi nel 1951, ma io sono più alto di lui di tre centimetri. Di Demaria mi ha sempre stupito il suo essere vercellicentrico, per lui Ronsecco è già… all’estero, figuriamoci quando è costretto a venire a Torino».

«Questo libro – dice ancora Levi – è scritto benissimo. La scrittura di Enrico ha due caratteristiche: è bella ed è puntigliosa, lo sanno benissimo i colleghi che hanno lavorato con lui.»

«In questi ottanta racconti – aveva detto all’inizio il collega Luca Avenati – sono ben tratteggiati personaggi che a loro volta raccontano questa città».

La presentazione è stata arricchita dalle letture (vedi il video sotto) della splendida voce di Licia Di Pillo.

rb

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