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Arte e Cultura | 20 novembre 2019, 14:42

Antonio Corona, storico, scrittore e mecenate della cultura

Il ricordo dell'amica Piera Mazzone, direttore della Biblitoeca Farinone - Centa: "Grazie a te Varallo possiede tre incunaboli di straordinario valore"

Antonio Corona, morto a 88 anni

Antonio Corona, morto a 88 anni

Si sono svolti mercoledì, a San Germano, i funerali di Antonio Corona, storico, studioso, scrittore e per decenni giornalista locale. Corona aveva 88 anni, aveva il suo paese nel cuore, ed era un apprezzato componente della Società Storica Vercellese oltre che un attivo esponente nel mondo culturale.

Qui di seguito pubblichiamo un ricordo dell'amica Piera Mazzone, direttore della Bibilioteca Farinone Centa di Varallo Sesia, che traccia un ritratto di Antonio Corona come amico, storico, studioso ma anche generoso (e riservato) mecenate della cultura.


Ho sempre pensato che quando si parte per il viaggio più lungo non serva la valigia, ma si sia accompagnati dagli affetti e dai pensieri di coloro con i quali abbiamo condiviso il cammino, scendendo alla fermata precedente, per Te, Antonio, l’amore di una vita: Ausilia, con la quale a Santo Stefano avresti festeggiato i quarant’anni di matrimonio, la tua figlioccia, i nipoti, gli amici, tanti, che oggi si sentono un poco più soli e smarriti.
San Germano grazie a Te non è più solo un piccolo paese della piana vercellese, ma un crocevia di storie e di personaggi che hanno segnato la storia: da San Germano d’Auxerre, al Beato Antonio Della Chiesa, nato a San Germano nel 1394, al Beato Guido Spatis, che sarebbe rimasto pressoché sconosciuto, se Tu non gli avessi dedicato un libro nel 2012, tutti e tre raffigurati nei medaglioni a mosaico che campeggiano sulla facciata della chiesa maggiore di San Germano, dove oggi le campane rintoccano tristemente per salutarti.

I tuoi studi e il tuo amore per l’arte della stampa, ti condussero a Jacopo Suigo, cui il Deabate nel 1899 dedicò un libricino, in occasione delle onoranze in San Germano di: “Due benemeriti della stampa del Quattrocento: Jacopo Suigo e Pietro Cara”. Il Suigo, stampatore, libraio e legatore milanese, si trasferì a San Germano Vercellese (e con l’epiteto de Sancto Germano si firma nei colophon), dove nel 1484 pubblicò la sua prima opera il Breviarium Cistercense, conosciuto in un’unica copia conservata al British Museum di Londra e Tu, nel 1984, sponsorizzasti la posa di una targa a ricordo di colui che diede a San Germano: “L’onore di tenere un posto tra le città d’Italia che ebbero per prime la stampa nel Quattrocento”. Il Suigo nel 1485 a Vercelli, stampò il primo incunabolo vercellese, quel Supplementum Summae Pisanellae, di Nicolò di Osimo, che hai voluto donare alla Biblioteca di Varallo, con un gesto di straordinaria generosità, unendovi il primo e unico libro impresso a Chivasso nel XV secolo: la Summa Angelica de casibus conscentiae, del famoso teologo francescano Angelo Carletti di Chivasso, stampata nel 1486, il Corpus iuris civilis. Iustiniani institutiones cum glossis, stampato a Torino  nel 1488, dedicato a Pietro Cara, personaggio di notevole rilevanza culturale e politica nella storia dello stato sabaudo, giureconsulto e oratore, nato a San Germano nel 1440, promotore dell’introduzione della stampa e protettore dei primi stampatori nello Stato sabaudo, il Tractatus de ecclesiastica potestate di Alessandro di Sant’Elpidio, impresso a Torino nel 1494. In Appunti di storiografia sangermanese, che nel 2004 ebbi l’onore di presentare, hai dedicato un intero capitolo a: “Jacopinus Suigus, insignis artis impressoriae magister”, tracciandone il complesso itinerario bio-bibliografico, completato dall’Appendice bibliografica con il catalogo finora più completo, comprendente quarantasette incunaboli.

Del poeta, scrittore e giornalista Giuseppe Deabate, nel 2002 ripubblicasti la raccolta poetica: “Il dolce piano”, seguita l’anno dopo da: “Il canto di Oropa. Ricordi del Biellese”. Nel 2013, a cent’anni dalla morte, ricordasti Giuseppe Allievo, insegnante, filosofo, studioso, nato a San Germano nel 1830 e sepolto nel paese dove gli è stata intitolata una via e le scuole elementari.

Eri nato l’8 gennaio del 1931 alla Lucenta, la cascina che era appartenuta alla N.D Ottavia, madre dello scrittore, esploratore, giornalista, Augusto Franzoj, da Te definito: “L’ultimo pioniere dell’età romantica” in onore del quale nel 1998, 150° anniversario della nascita, organizzasti un importante convegno, cui parteciparono lo studioso vercellese Felice Pozzo e il veronese Carlo Gallo.

Dalla curiosità per i toponimi sangermanesi avviasti una ricerca, pubblicata per la prima volta nel 1975, continuamente aggiornata, rivista, ampliata in: Appunti di storia e toponomastica vercellese (2006), Divagazioni di toponomastica sangermanese (2008). Hai saputo distillare la sapienza antica dei proverbi sul riso: Proverbi sul riso. Divagazioni (2009).

Dopo il liceo avevi lasciato gli studi classici per seguire l’azienda agricola di famiglia, ma non ti aveva abbandonato la terenziana attitudine: «Homo sum, humani nihil a me alienum puto”, «Nulla che sia umano mi è estraneo». Nel 1996 arrivarono le “Piccole storie sangermanesi”, seguite nel 2000 da: “Sedici anni di cronache sangermanesi”, dagli “Appunti di storiografia sangermanese” nel 2004, dalle “Piccole storie di uomini e cose sangermanesi”, pubblicate nel 2013, fino alle: “Notarelle Sangermanesi”, pubblicato nel febbraio di quest’anno, raccogliendo la più che trentennale collaborazione con il giornale La Sesia, della quale sei stato cronista attento e appassionato.

Sempre attento allo scorrere del tempo ed agli anniversari, nel 2000 ricordasti il mezzo secolo di vita de: “La casa del Vecchio “Pietro Perazzo”.
Nel 2010 con “Due leggende tra Crova, Vancino e Salasco”, sapesti rintracciare nelle leggende quel profumo di storia, ammantata di grande umanità, poi concretizzata nel volume presentato nel giugno 2016: “Un maestro, un medico e un pellegrinaggio sangermanesi”, dedicato ad Alessandro Gionino, maestro di fede socialista, che si era sempre battuto per una scuola laica e Luigi Gazzone medico e bravo disegnatore, il cui figlio Enzo sarebbe diventato un famoso pittore.

Nella collana dei Quaderni della Società Storica Vercellese, del quale fosti per tanti anni membro del Consiglio Direttivo e poi nominato Consigliere Onorario, nel 2017 pubblicasti: “Il convento agostiniano di Santa Maria della Consolazione in San Germano Vercellese”. Condividevamo l’impegno come membri del Consiglio Direttivo della sezione vercellese di Italia Nostra e le Tue parole pacate erano sempre molto considerate, così come il Tuo impegno per la creazione del Museo della Civiltà risicola.
Non ti mancarono i versi poetici, modestamente definiti: “Venti pensieri in rima”, pubblicati nel 2014 in edizione limitata, dedicata all’amata Maria Ausilia: “Il più “bel fiur” della mia vita, compagna inseparabile delle mie azioni e dei miei pensieri”. Questi Pensieri, preceduti da cinque poesie del Deabate, sono stati scritti da Te in sangermanese: “La lingua con cui mi sono sempre rivolto ai miei genitori e ai miei nonni e, dialettale è stato il mio nome, Tùnetü, col quale ero chiamato quand’ero ragazzo”, quel dialetto che hai continuato: “A parlare con i miei genitori, con i miei nonni, con tutti quei Sangermanesi che ho conosciuto e mi hanno preceduto all’Oriente Eterno” e con il quale manterrai quel dialogo di cuori con chi Ti verrà a trovare.
Chissà se manderai le tue gustose cronache anche da quel nuovo paese di luce, come nel 1995 hai fatto con: “San Germano raccontato con le cartoline”? Ci sarà sempre un silenzio per Te nel mio cuore.

Piera Mazzone, direttore della Biblioteca Farinone Centa

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