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Salute | 07 ottobre 2019, 11:00

Cardiologia: paziente inoperabile salvata dal "palloncino"

DELICATO INTERVENTO SU UNA PAZIENTE CHE NON POTEVA ESSERE CURATA IN ALTRO MODO

È tornata a casa dopo 48 ore dall’intervento la paziente che nei giorni scorsi è stata sottoposta a un delicato intervento di cardiologia interventistica all'ospedale di Vercelli.

Tecnicamente si chiama “valvuloplastica aortica percutanea” ed è una procedura utilizzata per allargare la valvola aortica, laddove si è creato un restringimento (stenosi). Un intervento realizzato su una paziente fragile, anziana, che non poteva essere sottoposta all’intervento cardiochirurgico tradizionale o ad un trattamento di impianto percutaneo della valvola aortica (TAVI).

La procedura è stata eseguita da Fabrizio Ugo, cardiologo interventista, responsabile dell’emodinamica da un mese entrato a far parte del team della cardiologia diretto da Francesco Rametta.

“Si interviene – spiega il dottor Ugo - inserendo un catetere in arteria femorale e un altro in vena femorale. Tramite l’accesso venoso viene  posizionato un elettrocatetere stimolatore, mentre dall'accesso arterioso si inserisce una guida metallica molto rigida sulla  quale si fa avanzare un palloncino che viene gonfiato per alcuni secondi a livello della valvola aortica per allargarla. Dopo uno o due gonfiaggi del pallone, misurando le pressioni e controllando ecograficamente, si valuta la necessità di effettuare eventuali ulteriori dilatazioni. Se il risultato è ottimale, al termine della procedura, i cateteri vengono rimossi e mediante un sistema meccanico di chiusura si garantisce la chiusura dei vasi a livello femorale”.

“Un risultato quello ottenuto ancora più significativo - continua il primario, Fancesco Rametta – in quanto è stato possibile trattare con questa tecnica una paziente particolarmente delicata, giudicata inoperabile con altri metodi in considerazione dell’età e delle diverse patologie associate. Un intervento che si è rivelato risolutivo soprattutto sul piano della qualità di vita e che ha permesso alla signora di poter tornare a casa; la condizione clinica presente prima, infatti, aveva reso impossibile anche la dimissione perché la stenosi valvolare aortica aveva determinato uno stato di scompenso cardiaco tale da aver aggravato nel complesso il quadro clinico complessivo”.

Si consolida, dunque, sempre di più l’attività specialistica della cardiologia dell’Asl di Vercelli; un lavoro di squadra e di sinergia realizzato dall’équipe dell’emodinamica con la stretta collaborazione del gruppo dell’elettrofisiologia.

redaz

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