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Politica | 21 agosto 2019, 14:38

Cosa succede quando il Governo "cade"

SENTIAMO SPESSO DIRE: "SE CADE QUESTA MAGGIORANZA SI VA AL VOTO". MA E' PROPRIO COSI'?

Cosa succede quando il Governo "cade"

Il Parlamento (che è formato dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica) resta in carica per cinque anni. Ma può capitare che i cittadini siano chiamati a votare prima.
Chi decide se si vota prima della scadenza “naturale” dei cinque anni di legislatura?
La nostra Costituzione stabilisce inequivocabilmente che «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». Inoltre è soltanto il Presidente della Repubblica che «indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione».

Con le dimissioni del Presidente del Consiglio dei ministri da ieri sera è ufficialmente aperta la “crisi di Governo”. In questa fase il Presidente della Repubblica “ha preso atto delle dimissioni e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti”; ciò vuol dire che il Governo (quindi: Presidente del Consiglio e ministri) non può compiere atti nuovi, ma deve limitarsi a proseguire soltanto quelli già iniziati.
Dal momento successivo alle dimissioni del capo del Governo il regista è il Presidente della Repubblica.
La nostra Repubblica italiana è parlamentare. Finché il Parlamento eletto esprime una maggioranza al proprio interno – che può essere anche diversa dal risultato emerso dopo le elezioni politiche – il Presidente della Repubblica, per consuetudine, non scioglie le Camere. Più precisamente le scioglie soltanto quando risulti impossibile formare un nuovo Governo.
Inizia così la procedura per la formazione del nuovo Governo con una “tabella di marcia”, strutturata in alcune fasi. Vediamole.
Consultazioni.
Il Presidente della Repubblica prima di conferire l’incarico a colui che diventerà il nuovo Presidente del Consiglio convoca gli ex Presidenti della Repubblica (in vita è rimasto Giorgio Napolitano), i presidenti delle Camere, i presidenti dei gruppi parlamentari e i segretari dei partiti al fine di sondare il consenso – che deve essere il più ampio possibile – di cui godrà la persona da incaricare col fine unico di verificare l’eventuale esistenza di una maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento.
Conferimento dell’incarico di formare il nuovo Governo.
Al termine delle consultazioni il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo alla persona che ritiene più idonea. Il Presidente del Consiglio “incaricato” accetta “con riserva” il mandato ricevuto; in altre parole si riserva di accertare la possibilità di trovare l’accordo indispensabile tra i partiti che intende riunire nella coalizione, concordando il programma del nuovo Governo e la lista dei ministri. Se il tentativo di realizzare una maggioranza parlamentare riesce, si reca dal Presidente della Repubblica per “sciogliere la riserva”, accettare la nomina a Presidente del Consiglio e proporre la lista dei ministri.
Nomina del Presidente del Consiglio e dei ministri.
Il Presidente della Repubblica procede alla nomina del Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, dei ministri.
Giuramento e fiducia.
Una volta nominati, i membri del Governo giurano davanti al Presidente della Repubblica di «essere fedeli alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le funzioni nell’interesse esclusivo della nazione».
Non appena l’entrante Governo giura entra subito in carica e contestualmente l’uscente dimissionario termina la fase del “disbrigo degli affari correnti”.
Per entrare però nel pieno possesso dei poteri (o pieni poteri) il Governo deve avere la fiducia del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati a cui si presenta per esporre il suo programma entro dieci giorni dal giuramento. Concluso il dibattito le Camere votano per appello nominale.
Il Governo ha una scadenza temporale non superiore a cinque anni: resta in carica fino a quando ha la fiducia delle due Camere.

Pierluigi Lamolea

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