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Arte e Cultura | 25 giugno 2019, 16:25

"Scoprirsi Down": la vita con un cromosoma in più

ALBERTO MERONI RACCONTA IN UN LIBRO LA SUA VITA "SPECIALE": PERCHE' ANCHE LE SFIDE PIU' DIFFICILI POSSONO ESSERE AFFRONTATE (CON UN PO' DI AIUTO)

"Scoprirsi Down": la vita con un cromosoma in più

Tanti libri raccontano l’esperienza di una vita accanto a un disabile, fisico o intellettivo, ma solo “Scoprirsi Down” propone in prima persona l’esperienza del protagonista, in questo caso Alberto, un ragazzo Down, che propone le sue riflessioni fin da quando era ancora nella pancia di mamma Ornella. Nell’ecografia degli otto mesi, appare chiaro che il viso di questo bambino ha qualcosa di diverso, che sarà poi alla nascita compreso come viso di Down, quindi ha qualcosa in più: un cromosoma, che talvolta diventa un peso, ma che ha rappresentato una grande sfida vinta insieme con la sua famiglia e con gli amici che gli vogliono bene e hanno avuto fiducia in lui: “Quel cromosoma in più sarà un peso da portarsi dietro, sempre, ma è un peso in più che si può condividere. Basta volerlo”.

Domenica 23 giugno, la Biblioteca Civica “Farinone-Centa”, l’Associazione Centro Libri Punto d’Incontro, e Archimede, Associazione Lavoratori Speciali in Valsesia, hanno organizzato presso la Sala Conferenze della Biblioteca Civica “Farinone Centa”, la presentazione del libro di Alberto ed Ezio Meroni: “Scoprirsi Down”: una storia di studi, lavoro in un ristorante, sport e passione per la pallavolo. 

Eraldo Botta, sindaco di Varallo, ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale, rappresentata anche dall’assessore ai Servizi Sociali, Enrica Poletti e dal presidente del Consiglio di Biblioteca Aristide Torri.

Alberto, è nato il 21 luglio del 1994 e quest’anno festeggerà il compleanno in un modo speciale: presenterà il suo libro alla Comunità di San Patrignano, dimostrando che le sfide, anche quelle più difficili si possono vincere. 

Papà Ezio ha introdotto il libro, ricordando come il primario dell’ospedale di Desenzano, un “pediatra dal cuore di pietra”, avesse dato la notizia a loro genitori in modo molto negativo, accusandoli di non aver voluto fare l’amniocentesi e in quel caso Alberto non sarebbe nato, invece: “La bella notizia l’abbiamo scoperta proprio vivendo accanto ad Alberto, anche se è non semplice vivere accanto a una persona disabile: è un cammino faticoso ma arricchente. La decisione di scrivere il libro è stata presa di comune accordo con mia moglie Ornella, che ha subito specificato che non sarebbe mai intervenuta in pubblico per parlare della nostra esperienza, lasciando a me e ad Alberto questo compito. Abbiamo deciso di raccontare solo le cose certe e Alberto è stato direttamente coinvolto nel progetto con responsabilità ben precise”.

E’ stato affrontato il tema dell’accettazione da parte dei genitori - che sognavano l’uno un figlio campione di calcio, mentre la mamma avrebbe voluto che quel figlio diventasse prete - della cerchia parentale, e da parte dei coetanei e degli amici: “Le emarginazioni più dolorose Alberto le ha subite in oratorio e con qualche insegnante a scuola, perché la disabilità, per chi non la conosce, fa paura: eppure nel Vangelo la disabilità è accettata al cento per cento, ci sono sordi, muti, ciechi, indemoniati e Gesù non li ha mai rifiutati”.

Alberto, occhi azzurri, maglietta rossa e calzoni turchesi, ha spiegato che, pur non amando leggere, ha letto e riletto le bozze, correggendo i refusi, aggiungendo l’ultimo capitolo con le sue passioni, il suo lavoro e il suo sogno nel cassetto.

Dopo aver conseguito l’attestato all’alberghiero Olivetti di Monza e svolto un tirocinio di anni nella mensa della scuola materna Cazzaniga di Monza, che gli ha fatto scoprire la fatica e la ripetitività di azioni, solo apparentemente insignificanti, Alberto lavora dal 2015 a tempo indeterminato come cameriere e aiuto cuoco a Hortus, ristorante vegetariano e vegano di Cusano Milanino: le recensioni dei clienti sui portali più noti sono tutte in chiave positiva e sottolineano la professionalità e la simpatia di Alberto, che è anche tutor di due ragazzi disabili intellettivi: “Tutti credono in me e mi danno fiducia: io cerco di ricambiare perché questo è un lavoro che mi dà soddisfazione”. La passione per il volley è nata presto in Alberto, che ha raccontato come fosse andato con il padre a seguire l’allenamento di una squadra di professionisti della pallavolo e al termine uno degli atleti, Lorenzo Cavallini, lo chiamò a scendere in campo a palleggiare con lui. Adesso Alberto è il capitano di una squadra che partecipa agli Special Olympics Games ed è stato assunto dall’allenatrice ufficiale Valentina come Assistent Coach, secondo allenatore della squadra. Il suo sogno nel cassetto sarebbe quello di aprire un ristorante o un bed and breakfast sul Lago di Garda, o meglio ancora un lunch bar, a Desenzano, dove è nato e dove nonna Bruna gestisce un bar storico, che Alberto immagina già proiettato nel futuro, trasformato in un posto per apericena, animato da eventi sempre diversi e con musica dal vivo. 

Rita Galletti ha portato il saluto dell’Associazione Archimede: “Anche loro sono lavoratori speciali e senz’altro avrebbero piacere di incontrarti perché la Tua esperienza sarebbe per loro un incoraggiamento” complimentandosi con Alberto anche per la scelta delle letture fatte con l’amica Rosaria. Giovanna Spitaleri, poetessa di Varallo, ha letto una poesia da lei composta e dedicata ad Alberto: “Codice d’accesso speciale”.

Piera Mazzone, Rosangela Canuto, Silvano Ratti

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