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Pro Vercelli | 24 giugno 2019, 15:55

L'addio di Mammarella, capitano e gentiluomo

SUCCESSI, MOMENTI DURI, TANTI RICORDI E UN MESSAGGIO: "HO SCOPERTO LA STORIA DELLA PRO E ADESSO SO CHE E' QUALCOSA DI UNICO E SPECIALE"

L'addio di Mammarella, capitano e gentiluomo

Si gioca Lanciano-Pro Vercelli. Nel Lanciano c'è un laterale sinistro che ha un sinistro potente e preciso. Nei corner e nelle punizione è un sinistro che fa male.

La Pro Vercelli lo vuole, lui ci pensa, alla fine dice sì, dopo nove campionati.

Il primo ricordo di Carlo Mammarella è questo.

«Ero abituato a svegliarmi con il mare a due passi. La prima settimana a Vercelli fu terribile. Era il gennaio del 2016. Mia moglie Antonella e le bambine Giulia e Carola non erano con me e io, quando uscivo di casa vedevo la nebbia».

Adesso che se ne va («mi avvicino a casa» dice), che lascia Vercelli (per Terni), il suo messaggio è questo.

«A chi indosserà la maglia della Pro Vercelli dico solo una cosa: andate a vedere la storia della Pro Vercelli, imparatela, respiratela. Quando sono arrivato, io, questa storia non la conoscevo. Adesso so che la Pro Vercelli è qualcosa di unico, di speciale».

20 presenze della Pro Vercelli di Foscarini; 29 in quella di Longo; 41 con Grassadonia; 35 più 2 di play off con Grieco.

Se ne va portandosi dietro «quattro anni che sono stati una bella storia, ma come tutte le storie c'è sempre la parola fine», dice.

Il ricordo più bello, invece, è legato a una partita: Pro Vercelli-Brescia, nel maggio del 2017. Penultima giornata, le due squadre lottano per non retrocedere. Si gioca al Piola. Passa il Brescia con Coly, dodici minuti dopo pari della Pro con una autorete di Bianchard, ma il gol è propiziato da Mammarella. Ripresa. Al 64', punizione magica di Mammarella, Pro in vantaggio, il Brescia poi pareggerà con Caracciolo, ma la Pro Vercelli, grazie a quella rete, conquistò la salvezza.

«Non dimenticherò mai l'abbraccio con Massi Dalmasso, sembrava che Alby fosse con noi, anzi io credo che fosse lì». (Massi, Massimo Dalmasso è il papà di Alberto, giovane cronista sportivo che era era morto l'anno prima, ndr)

L'amarezza più grande, invece.

«La retrocessione dalla B alla C, l'anno scorso. Un campionato segnato da troppa sfortuna».

Con Grassadonia, tu, Vives, Bergamelli, Castiglia... tutti direi eravate dalla parte del mister.

«Alla squadra il calcio di Grassadonia piaceva, e piacevano i suoi allenamenti, ti lasciavano qualcosa. Ma era un percorso lungo, difficile. Capisco anche il presidente che, giustamente, voleva i risultati».

Con la retrocessione ecco che parte Vives. Anche Mammarella stava meditando di andarsene, giusto?

«Ero indeciso, scarico, quando partii per il ritiro non sapevo ancora se sarei rimasto oppure no. Due giorni dopo avevo cambiato idea».

Vediamo se indovino: fu Vito Grieco che ti convinse.

«Mi convinse dal punto di vista umano, perché è un uomo sincero, vero, e mi convinse come tecnico. Ai tifosi e alla società avrei tanto voluto regalare il ritorno in B. Mi spiace non aver centrato l'obiettivo, la Pro Vercelli l'avrebbe meritato. L'avrebbe meritato il presidente e la società, che è tra le società più serie del panorama calcistico, l'avrebbero meritato i nostri tifosi. Certo, sono pochi, non sono migliaia, ma sono sempre stati vicini alla squadra, anche nei momenti no».

Come li riassumiamo questi quattro anni?

«Me li porterò sempre dietro. Perché ho conosciuto tante persone speciali dentro la società, perché ho conosciuto tante persone speciali fuori dalla società».

Ho due immagini di Carlo Mammarella.

La prima. Metà pomeriggio di una giornata assolata. Giardini pubblici. Il capitano della Pro è lì con la figlia più piccola. Viene assediato da grandi e piccini, ha un sorriso per tutti.

La seconda. Amichevole Pro Vercelli-Ternana, l'anno scorso ad Alice Castello. Assisto da bordo campo. Mammarella che urla «stanno guadagnando spazio, forza forza». È un'amichevole, ma per lui è comunque una battaglia.

Capitano e galantuomo, e non si esagera.

Remo Bassini

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