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Politica | 16 giugno 2019, 11:35

I giorni dell'odio

QUESTO SCANNARSI SOPRATTUTTO SUI SOCIAL - ANCHE IN PASSATO CERTO

I giorni dell'odio

Anni fa. Sento una donna simpatizzante della Lega che dice alla sua bambina, che frequenta la materna: «Non devi parlare con quel bambino, è straniero». La cultura dell'odio, insomma. Non posso che provare sgomento, rabbia, soprattutto dispiacere per quella bimba. Ma la stessa cultura dell'odio la sento riecheggiare in quella parte di sinistra che con sdegno chiama legaioli, fascisti, o peggio i seguaci e l'elettorato della Lega. Eppure parte di questo elettorato ora leghista anni fa votava per Renzi, alcuni di loro hanno la tessera della Cgil. Non è meglio, prima, cercare di capire perché sono diventati leghisti?

Io sono convinto che tanti leghisti sono molto poco razzisti e molto poco fascisti, o forse non lo sono per niente, ma a furia di sentirselo dire e ripetere ogni giorno, ogni giorno, un po' per volta, possono diventare sempre più fascisti e sempre più razzisti.

E che senso ha urlare fascisti, carogne tornate nelle fogne? Noi siamo buoni, e dei cattivi che ne facciamo? Li spediamo davvero nelle fogne?

Salvini sta spaccando il paese in due e tanta parte della sinistra gli sta dando una mano, una grossa mano. Il vizio della sinistra è sempre il solito: pensare con supponenza di aver ragione, liquidando gli altri con la peggior frase: Ma come si fa a essere così?

Nella destra e anche nella Lega c'è una componente fascista e violenta che fa paura? Sì. La destra fascista e lo squadrismo certo che fanno paura, da sempre. Da quando ero ragazzo.

Sono in piazza Cavour, c'è un comizio di Almirante, siamo negli anni 70-80, insomma gli anni della mia giovinezza. Vengo identificato da un gruppo di fascisti che mi viene incontro. Vedo due carabinieri, mi avvicino. I carabinieri capiscono la situazione, mi guardano, si guardano, se ne vanno. Erano cazzi miei. In quegli anni succedeva. A Pinelli, per esempio, successe di volare giù dalla questura...

Attrenzione, che viene il bello, ora.

Stesso periodo. C'è una manifestazione indetta dai sindacati perché ha chiuso lo stabilimento Faini. Ci sono operaie e operai, studenti, ci sono anche io. Siamo fermi. Davanti a me c'è un carabiniere. Sento una voce che, alle mie spalle, dice: «Mi copri?». Mi giro. Un tizio mi fa vedere una grossa pietra che ha in mano, vuole, appunto, che io lo copra, così che lui possa darla in testa al carabiniere che ci sta dando le spalle. Succedeva anche questo. Terrorismo nero, stragi, violenza fascista. Terrorismo rosso, violenza rossa. Forse non sono di sinistra, penseranno in tanti leggendo.

Prendiamo la Resistenza, il 25 aprile. Uno dei libri più belli che ho letto è di un prete che non c'è più, don Lusito Bianchi: La messa dell'uomo disarmato.
Don Luisito Bianchi, che non volle mai lo stipendio da prete, raccontava che la vocazione gli venne pensando a quei giovani partigiani che andarono a morire per la libertà (con gratuità, precisava). Un gran bel libro. Contro il fascismo.
Ma c'è un altro libro che non dimentico. Lo ha scritto Massimo Novelli, figlio di un partigiano. Su Marilena Grill. Una ausiliaria, una ragazzina che, quando Torino era ormai liberata, fu barbaramente uccisa da un gruppo di... partigiani(?). Il gruppo, ecco, il gruppo fa sempre paura. Il branco. Fu violentata e poi uccisa, solo un partigiano cercò di opporsi, inutilmente. E Novelli il libro lo ha dedicato alle vittime del branco: L'ausiliaria e il partigiano.
La verità va raccontata, sempre.

Io mi sento di sinistra, ma a modo mio.

Sono nato povero da gente che ha patitto la fame per generazioni. Contadini sfruttatti da padroni grassi e fascisti. Patire la fame vuol dire mangiare una minestra con acqua calda, un po' di sale, e un po' di farina e, solo certe sere, anche mezza carota o mezza patata. Sono figlio dei figli della fame, io. Poi. Come giornalista ho preso querele, una volta mi ritrovai la macchina sfasciata, sono stato mimacciato (anche nella piccola Vercelli). Non avevo e non ho partiti a cui chiedere solidarietà. Ma mi sentivo e mi sento fortunato, anche: perché non avevo e non ho nemmeno leader o giornali che mi dicessero o dicano cosa pensare o cosa no.

Ho una convinzione maturata in anni di giornalismo: che tanta gente, che magari vota con poca convizione o che non vota affatto, la pensa, vivaddio, così.

Sogno un partito nuovo, improntato sul dialogo e sulle diversità. Sei contrario alle vaccinazioni, discutiamone, io invece sono d'accordo. Discutiamone, confrontiamoci: parole obsolete ormai. Nè di destra né di sinistra (e Salvini lo sa).

Viviamo giorni di odio, che monta sempre più. E i social lo attizzano quest'odio. Non mi piacciono questi giorni, per niente.

Remo Bassini

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