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Arte e Cultura | 11 giugno 2019, 15:45

I disegni di Arborio Mella e il cofanetto di Guala Bicchieri

PROROGATA LA MOSTRA DEL MUSEO LEONE

Il cofanetto di Guala Bicchieri

Il cofanetto di Guala Bicchieri

Viene prorogata fino al 7 luglio la mostra "Sant’Andrea di Vercelli nei disegni di Carlo Emanuele ed Edoardo Arborio Mella e il Cofanetto di Guala Bicchieri", allestita dal Museo Leone nel Corridoio delle Cinquecentine.

In mostra ci sono 29 tavole acquerellate raffiguranti l’abbazia di Sant’Andrea opera del conte Carlo Emanuele Arborio Mella e del figlio Edoardo, realizzate a partire dal 1822 in occasione dei lavori di restauro dell’abbazia. Le opere sono parte di un patrimonio familiare di disegni e progetti oggi in proprietà della Fondazione Istituto di Belle Arti e Museo Leone. Dalle tavole del Mella emerge la personalità di autori dalla sensibilità artistica ben più avanzata della media delle élites cittadine del periodo. Ma anche all’avanguardia, perché capaci di tenere il passo delle novità portate dalla Rivoluzione e dal periodo napoleonico, che, seppur avevano sfregiato il Sant’Andrea trasformandolo prima in ospedale militare e poi in deposito, avevano impresso alla storia un’accelerazione decisiva. E dai disegni, infatti, traspare una viva sensibilità già romantica, unita a precoci intenzioni di conservazione degli aspetti figurativi originari.
Una delle tavole più belle, sicuramente assieme a quella che raffigura una veduta interna della chiesa abbaziale, è quella che mostra frontalmente l’edificio, così bella e di impatto che è stata utilizzata, affiancata al ritratto che raffigura Guala, come immagine simbolo per la realizzazione della locandina e di tutto il materiale di comunicazione della mostra tenutasi in Arca fino al 9 giugno.

Oltre ai disegni, la mostra del Leone, mira inoltre alla valorizzazione di un’opera permanentemente esposta in Museo: il cofanetto con medaglioni smaltati di manifattura limosina parte del tesoro che il cardinale Guala Bicchieri donò all’abate di Sant’Andrea Tommaso Gallo nel 1224 e che Camillo Leone acquistò poi sul mercato antiquario nel 1883. Il prezioso scrigno è l’unico oggetto appartenuto al cardinale ancora presente a Vercelli. Esso annoda la storia di Camillo Leone e del suo Museo prima a quella dell’amico Edoardo Mella, con il quale Leone condivise il comune impegno all’Istituto di Belle Arti, poi a quella delle vicende di Sant’Andrea e del maggiore e più famoso scrigno cardinalizio che, proprio durante i restauri dell’abbazia diretti da Carlo Emanuele, fu ritrovato e in seguito donato al conte in segno di gratitudine per l’opera prestata.

La mostra, curata da Luca Brusotto e Riccardo Rossi, ha fatto parte fino al 9 giugno scorso di un percorso diffuso che ha coinvolto i musei cittadini e l’Archivio di Stato di Vercelli in accompagnamento all’esposizione della Magna Charta allo spazio espositivo di Arca: resta allestita fino al 7 luglio ed è visitabile da martedì a venerdì dalle 15 alle 17.30; sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.


redaz

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