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Politica | 22 maggio 2019, 23:52

Tre domande ai candidati/21: Elisabetta Perfumo, SiAmo Vercelli

«VEDO L'ASSESSORATO ALLA CULTURA DEVE UN SERVIZIO: NON BASTANO I GRANDI EVENTI, OCCORRE COINVOLGERE LE REALTA' LOCALI E I CITTADINI»

Elisabetta Perfumo, candidata con i SiAmo Vercelli

Elisabetta Perfumo, candidata con i SiAmo Vercelli

Elisabetta Perfumo, la prima cosa che viene in mente di lei è che è sorella del candidato sindaco dei SiAmo Vercelli, Alberto Perfumo, la seconda cosa è che lei può dire la sua sulla cultura cittadina. Ma la domanda che le facciamo è un'altra: che caratteristiche ha una persona che aderisce ai SiAmo Vercelli? Guardi che la gente se lo domanda ancora.

L’adesione al Movimento di SiAmo Vercelli è la scelta direi naturale per chi, come me, pensa alla politica come amministrazione della cosa comune, senza aspirazioni di carriera o di ottenimento di comodi posti e ruoli. Quindi politica nel senso più antico del termine, che deriva dalla cultura greca .Il “polites” si sente coinvolto nella gestione della vita della sua città in prima persona: la meta finale della politica è, in tal senso, conseguire “il vivere bene”. È proprio questa la  qualità che si riconosce ancora oggi agli antichi greci: essi  sperimentarono molto raramente quel conflitto fra società ed individuo che è causato dalla distanza fra chi è al potere e chi quel potere lo subisce, ed è palese come gli interessi dell’individuo coincidessero con quelli della comunità. Ognuno trovava la propria realizzazione nella partecipazione alla vita collettiva e nella costruzione del “bene comune”. Questa è la prospettiva in cui cinque anni fa, pochi mesi dopo il mio rientro a Vercelli - dopo 23 anni trascorsi a Vigevano - mi è stato proposto di entrare a far parte del Movimento, questa la visione dei fondatori che mi hanno coinvolta ancor prima che mio fratello venisse identificato come candidato sindaco. Questa discesa nell’agone politico è stata da me vissuta come un appassionante impegno a ri-vivere la mia città in modo incisivo e fattivo.

Ci dica di lei, dimenticando la politica.

Ho vissuto in città differenti, ovunque mi sono sentita a casa, in ogni luogo ricostruisco il mio nido. Non temo i cambiamenti, che anzi mi entusiasmano, non mi lego alle “cose” né alle case:l’unica necessità da cui non posso prescindere è la presenza di affetti. Prima di tutto i miei due figli, e poi i miei genitori, mio fratello e la sua famiglia, gli amici, i miei cani. Vivo di affetti e sentimenti, di passioni ed emozioni: tanti ostacoli ma tante, tantissime gioie hanno caratterizzato finora il mio percorso. La cultura è l’ambito in cui ho accumulato esperienza e competenze. All’età di diciassette anni, frequentavo la seconda liceo classico (presso il “Lagrangia” di Vercelli), collaboravo con il giornale “La Sesia” scrivendo di cultura, recensioni di mostre,di spettacoli teatrali… ricordo una emozionante intervista ad Adriana Asti che recitava Pirandello al Teatro Civico ed io, giovane studentessa, davanti a quel mostro sacro provavo un’indicibile deferenza. La passione per l’espressione artistica mi ha accompagnato attraverso i miei studi umanistici ed è diventata parte essenziale della mia vita. Occuparmi di cultura anche in ambito politico è stato,dunque, altrettanto naturale.

In un primo momento era stata indicata come possibile assessore alla cultura, in caso di un vostro successo elettorale. Ma non potrebbe, in caso di successo di Alberto Perfumo. Dimenichiamo gli incarichi: che cultura vorreste proporre per questa città?

Se Alberto Perfumo verrà eletto Sindaco non sarò assessore ma offrirò il mio impegno e il mio supporto a Stefano Salandin, comunque assai competente - peraltro ciascun assessore già nominato nella giunta di SiAmo Vercelli avrà l’appoggio di altri componenti che andranno a costituire un team di lavoro per ogni ambito. Vercelli è una città culturalmente ricchissima, direi la seconda del Piemonte dopo Torino. In questi cinque anni ho incontrato diverse e varie realtà, tutte ad altissimo livello - musicale, teatrale, museale - abbiamo segni del passato più antico, della storia romana, e le opere presenti nella nostra città attraversano tutte le epoche storiche. L’assessorato alla cultura deve essere un assessorato di servizio: mettersi al servizio di quelle realtà, favorire sinergie tra le stesse, ascoltarne le singole esigenze e far convergere i diversi progetti e le specifiche peculiarità, includere nel processo culturale, come attori, i cittadini. Non solo “grandi eventi”, quindi, ma attività di propagazione della cultura ricreando e rinsaldando il legame tra cittadinanza ed arti, senza dimenticare i giovani, per i quali è ormai cogente reperire stimoli e risvegliare interessi : solo la cultura potrà salvarli dall’egemonia della brutalità.

rb

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