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Economia | 22 maggio 2019, 15:44

Cambio euro dollaro: le previsioni per i prossimi mesi sono positive

Il cambio Euro – Dollaro, si prevede, dovrebbe crescere di oltre 6 punti percentuali

Cambio euro dollaro: le previsioni per i prossimi mesi sono positive

Nonostante le notizie in arrivo dagli Stati Uniti d’America su battaglie commerciali e dazi che sembrano non aver mai fine e le lungaggini della Brexit, i dati di previsione diffusi dalle principali agenzie promettono una crescita sostanziale del cambio tra Euro e Dollaro Usa nei prossimi mesi. Il cambio Euro – Dollaro, si prevede, dovrebbe crescere di oltre 6 punti percentuali ed attestarsi a 1,20 e considerando le quotazioni attuali che vedono il cambio a 1,13 il margine di profitto si prospetta molto allettante per gli investitori. I dati più incoraggianti sono stati diffusi dalla Banca Nazionale Australiana che è convinta che il trend di crescita dell’accoppiata dovrebbe attestarsi ben al di sopra delle quotazioni della fine dello scorso anno. Dati più cauti indicano che la crescita, almeno nei primi mesi, si muoverà verso un dato maggiormente realistico che si attesta tra l’1,15 e l’1,18 per poi risalire nella seconda parte dell’esercizio.

A breve termine, come è possibile osservare dai movimenti degli ultimi giorni, la quotazione euro dollaro si mantiene stabile intorno all’1,13 e fa registrare piccole flessioni o apprezzamenti del tutti ininfluenti, al momento, per un’analisi di lungo periodo. L’analisi tecnica di breve periodo evidenzia aspetti contrastanti legati soprattutto a ciò che influenzerà i cambi nelle prossime settimane; sarà necessario attendere che la fase riaccumulativa arrivi oltre il sostegno compreso nel range 1,1250 – 1,240 e in caso di caduta oltre questo limite potrebbero succedersi ulteriori flessioni verso il sostegno grafico successivo a quota 1,1180-1,1170.

Morgan Stanley ha evidenziato che tutti quei fattori che hanno permesso al Dollaro di recuperare terreno negli scorsi mesi dovrebbero affievolirsi e perdere di intensità, soprattutto il rallentamento delle economie fuori dagli Stati Uniti, il protezionismo, la politica monetaria confermata dalla Federal Reserve nello scorso marzo e la riforma fiscale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Se i venti che soffiavano sulle ipotesi di un inasprimento del protezionismo hanno perso vigore grazie all’avvicinamento tra Washington Pechino, gli effetti della riforma fiscale hanno sostanzialmente finito di influenzare i mercati e la Federal Reserve potrebbe rivedere le sue posizioni nei prossimi report in programma.

JP Morgan ha evidenziato come l’economia italiana potrebbe influire sul cambio Euro – Dollaro e tal riguardo ha sottolineato come lo sforamento del budget sul bilancio dello stato rischi di trascinarsi dietro l’intero mercato dell’eurozona che ha già subito forti ridimensionamenti per il rallentamento dell’economia europea degli ultimi mesi. Nonostante le incertezze gli uomini di JP Morgan si mostrano ottimisti e prevedono un rialzo fino a quota 1,19 per fine anno.

La Banca Nazionale del Canada ha analizzato i dati dei primi mesi del 2019 concludendo che la risalita è possibile e che, nonostante le difficoltà delle economie europee, il restringimento monetario della Federal Reserve e la normalizzazione della BCE gioveranno alla moneta unica che crescerà, secondo queste previsioni fino a 1,23. La Bank of America mostra lo stesso ottimismo e una crescita di previsione a 1,20, frutto di una maggiore convergenza tra la banca centrale americana e quella europea.

Molti altri analisti stimano una crescita a 1,25, ben oltre le rosee prospettive dei principali istituti bancari del mondo. Al momento il grafico del cambio mostra una sostanziale situazione di stallo nelle quotazioni a breve termine ed un momento di risalita atteso nelle prossime settimane. Il picco di quest’anno è stano 1,15 fatto registrare il 9 gennaio scorso alla quale sono seguiti momenti di discese e risalite in un range abbastanza contenuto e di non facile previsione. Nell’ultimo mese il dato più alto registrato è stato l’1,14 del 20 marzo sulla scia del rapporto della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea.

 

ip

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