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Politica | 18 maggio 2019, 17:45

Scheda: «Non sono nuovo, certo. E lo dico con orgoglio»

«HO UNA STORIA E IDEE CHE POSSONO RISOLLEVARE VERCELLI»

Roberto Scheda con la figlia Sara alla presentazione, al Civico

Roberto Scheda con la figlia Sara alla presentazione, al Civico

Avvocato da 50 anni, più volte assessore (la prima volta a 26 anni, l'ultima con Corsaro) e un lungo elenco di incarichi di prestigio (come quello di senatore della Repubblica). Roberto Scheda si candida a sindaco con due liste . Perché si è candidato?

L'ho detto tante volte, lo ripeto. Vengo dal nulla, ho avuto tutto da questa città, riconoscimenti e incarichi a livello locale e nazionale. Voglio restituire quanto ho ricevuto. È un momento cruciale, siamo in mezzo a Torino e Milano, rischiamo di rimanere stritolati, se alziamo le barricate è finita, bisogna interagire con altri territori. La città è in sofferenza, di notte il centro, l'area della Montefibre e varie zone sono alla mercé di atti vandalici; i negozi chiudono, i giovani vanno altrove a cercare lavoro. Ci vuole un cambiamento radicale.

Su di lei sa cosa dicono, vero? Scheda è vecchio, Scheda non è una novità.

Certo che lo so. Una gentile signora, che simpatizza per i SiAmo Vercelli e che vive non lontano dal mio studio, mi ha detto: Avvocato, guardi che lei non è “nuovo”. Un'altra signora, che invece vota Pd, mi ha detto che sono vecchio. Già: sono vecchio, sono nonno e non sono “nuovo”, mi offenderei se mi dicessero che sono nuovo. Io ho una storia che altri non possono vantare ed è proprio questa mia storia che mi fa dire che se divento sindaco la città tornerà a sorridere.

Non sono nuovo perché a 26 anni ero assessore con Carlo Boggio sindaco che si inventò per me un assessorato apposito: l'assessorato all'Assistenza e alla Beneficenza. Grazie a una convenzione con le Piccole Serve portai assistenza domiciliare agli anziani (e a qualcuno del mio partito, del Psi, questo non piacque). Anni dopo ero vicesindaco con Ennio Baiardi. A un certo punto mi misi a lottare contro tutti, perché non volevo che nella Casa di risposo di Piazza Mazzini ci fossero quei cameroni che erano orribili, disumani. Diedi battaglia, alla fine mi dimisi, ma già in quegli anni chi mi conosce sa che ho sempre lottato per i più deboli. E oggi tra i più deboli (ne parlo perché ne sono toccato da vicino) c'è chi soffre di autismo. Nascono sempre più bimbi autistici. E mi arrabbio, perché non si risolve il problema illuminando di blu una torre. Mi arrabbio, perché si deve pensare alle famiglie più povere che hanno un bimbo autistico, mi arrabbio perché una comunità che si rispetti deve pensare al dopo, a quando questi bimbi, una volta adulti, rimarranno soli. Vanno, insomma, create strutture, e ci vuole personale qualificato. Lo dico con orgoglio: non sono nuovo.

Senta, il vento oggi gira a favore del centrodestra e di Salvini, il Pd però pare in ripresa (soprattutto in Piemonte grazie a Chiamparino). Il fatto che si voti anche per le Regionali e le Europee può incidere negativamente sulle sue due liste civiche e anche su quella dei SiAmo Vercelli?

Le rispondo con una frase breve: La persona al centro. Le mie due liste e quella dei SiAmo Vercelli potrebbero essere svantaggiate dal fatto che agli elettori verranno consegnate tre schede. Ma ho una certezza: alle elezioni comunali viene prima la persona. Quando si vota per un sindaco, insomma, viene prima la persona.

Una simulazione. Sono un elettore di centrosinistra, ma potrei anche votare per Scheda; però ho visto che alla sua presentazione al Civico c'erano leghisti ed ex leghisti e a me lo slogan “prima gli italiani” non piace molto...

Sulla Lega posso dirle che ho molta stima del dottor Alessandro Stecco, è una persona perbene, sarebbe stato un buon candidato sindaco, ha fatto opposizione seria per cinque anni. Sugli slogan. Io penso che chi ha diritto e dignità di vivere nel territorio vada accontentato. Certo, ci vogliono regole precise, non bisogna dare casa a chi arriva per ultimo... Ma torno alla sua domanda. Al Civico c'era tanta gente, mi scuso con quelli che non sono potuti entrare. Gente di centro, di sinistra e di destra. Avevano qualcosa in comune: erano scontenti. E sono proprio gli scontenti il punto di riferimento mio e delle mie due liste.

Altra simulazione. Io invece sono elettore di centrodestra. Voterei per lei, però in città si dice che lei al ballottaggio potrebbe allearsi con Maura Forte, e la cosa non è che mi piaccia molto.

Sgombriamo il campo dagli equivoci. Io ho stima tanto di Corsaro, con cui ho lavorato bene, quanto di Maura Forte. Diciamo che entrambi non godono di buona compagnia, diciamo che voglio fare un percorso tutto mio, perché la città ha bisogno di una svolta. Al ballottaggio? Al ballottaggio io sto fuori, staremo fuori, perché ne va della nostra credibilità. Se non vengo eletto sindaco faccio opposizione.

Chi è stato, a suo avviso, il miglior sindaco di Vercelli?

Ricordo con affetto Ennio Baiardi, un bravo sindaco, un amico, con lui ho vissuto gli anni difficili della chiusura della Chatillon; ma anche Carlo Boggio è stato un grande sindaco. Quelli erano tempi in cui facendo politica si cresceva, si imparava. Andare in consiglio comunale era come andare a lezione. Io mi iscrissi al Psi che avevo 17 anni, leggevo tanto e imparavo ancor di più da personaggi (qualcuno di loro aveva fatto solo la quinta elementare) che erano dei monumenti. Ho imparato dai Pinin Ferraris, dai Bellomo, dai Ponzana, dai Besate e, naturalmente, ho imparato da altri pezzi da novanta del Partito socialista italiano, il partito a cui sono rimasto sempre legato.

Che mi dice della macchina comunale. Ha avuto modo di conoscerla per dieci anni, da assessore ai Lavori pubblici.

Nei miei anni di assessorato non posso che dire bene del personale di via Quintino Sella. C'era stima reciproca. Almeno una volta all'anno chiamavo tutti per un brindisi al lavoro svolto, per ringraziarli. Penso di aver dato e di aver ricevuto. Sapevano che ero esigente ma sapevano anche che rispetto sempre tutti. Per quanto riguarda il futuro dico solo questo: la valutazione del personale e dei dirigenti non deve farla solo la giunta, la valutazione della macchina comunale spetta a tutti i cittadini. E ora di finirla con la concezione che chi governa la fa da padrone. La “cosa pubblica” è dei cittadini.

La sanità e l'ospedale a Vercelli. Centrodestra e centrosinistra si accusano vicendevolmente ma, a mio avviso, ogni anno è sempre peggio per i cittadini vercellesi, è d'accordo?

All'ospedale stiamo perdendo primari che vanno in pensione. Faccio un nome, ma è solo un esempio: Paolo Conti. Iniziava a lavorare alle 7 di mattina e finiva la sera. Ed era è bravo. Anche il primario Testa mi dicono che possa andarsene, e con lui altri. L'ospedale sta perdendo tanti pezzi da novanta, occorre un ragionamento di ampio respiro con l'Università e con Novara. A Sesto San Giovanni sta sorgendo una struttura che assorbirà il Besta e l'oncologia milanese. La nostra sanità rischia di essere tagliata fuori, esclusa. È arrivato il momento di studiare strategie nuove, alternative. Dobbiamo dialogare con l'Università di Medicina a Novara. Da anni si dice che Vercelli è al centro di tutto, sì, certo, ma stiamo rischiando di essere tagliati fuori da tutto.

Senta, il commercio è in sofferenza. Ci vorrebbe la bacchetta magica, però, per risollevarlo.

No, basta poco. Anche qui le faccio un esempio. Tanti negozi del centro chiudono perché pagano dei canoni che sono troppi elevati. Il Comune deve aiutarli applicando delle fiscalità ridotte, altrimenti scompaiono.

E poi c'è il lavoro, nota dolente. Arriva solo logistica. Il lavoro è facile da promettere in campagna elettorale, ma poi, all'atto pratico?

Il lavoro è la nota dolente, se non si trova i nostri giovani se ne vanno. Se verrò eletto sindaco, nominerò un assessore al lavoro, che si occupi solo di questa delicata materia. E inoltre, voglio un osservatorio permanente con la partecipazione di sindacati, industriali, categorie, camera di commercio e università. Bisogna agire in più direzioni. Formando del personale (e qui è importante l'Università), trovare nuove aree appetibili (e non solo per la logistica), ottenere fondi dall'Europa. Le soluzioni ci sono. Non si tratta solo di assegnare dei compiti. È una questione di scelte e di volontà. Mi creda.

Remo Bassini

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