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Politica | 16 maggio 2019, 22:09

Perché è necessario votare?

NON FARLO SIGNIFICA RESTARE INDIFFERENTI, RINUNCIARE A USARE LA RAGIONE

Perché è necessario votare?

L’articolo 1 della nostra Costituzione fissa il primo principio inviolabile: «La sovranità appartiene al popolo». Più avanti, l’articolo 48, tuona: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico».

Il voto è l’ingrediente fondamentale della democrazia. La parola “democrazia” deriva dal greco e significa “potere del popolo”. Proprio così: il potere risiede nel popolo. Il popolo siamo noi cittadini italiani. Siamo noi che scegliamo chi ci amministrerà. In libertà siamo chiamati a esercitare il più alto livello di espressione democratica del potere, quello del voto.

Votare non è solo un diritto, conquistato con dure lotte e pagato a caro prezzo, ma è anche un dovere civico.

Approfittiamone: andiamo a votare anche e soprattutto quando siamo delusi, scoraggiati e demotivati fino a provare un sentimento di disgusto nei confronti della classe politica. E’ proprio quando siamo sconsolati, arrabbiati e delusi che dobbiamo tornare a essere i protagonisti principali.

Non andare a votare significa restare indifferenti e rinunciare ad avere capacità di ragionamento.

Non dobbiamo permettere che lo facciano gli altri per noi.

Il potere del voto non si delega a nessuno.

Dobbiamo credere con convinzione in chi ci rappresenterà nelle Istituzioni e scegliere con determinazione chi dovrà amministrarle a qualsiasi livello di governo.

Quando qualcuno ci dice: "Non vado a votare perché tanto non cambia niente" dobbiamo rispondere: "Sbagli invece, non cambia niente se non vai a votare!"

Simbolicamente il potere ci sarà trasmesso dal presidente del seggio elettorale quando domenica 26 maggio ci consegnerà le tre schede elettorali e la matita copiativa. Su questo atto, di potestà appunto, l’ordinaria di Diritto costituzionale Chiara Tripodina ha precisato che «è il popolo la fonte di legittimazione di ogni potere: ogni potere appartiene al popolo, deriva dal popolo, si fonda sul popolo, e il popolo non può rinunciarvi».

Dovremo scegliere chi saranno i nostri rappresentanti al Parlamento europeo (elezioni europee), al Consiglio regionale del Piemonte (elezioni regionali) e al Consiglio comunale di Vercelli e di altri 39 Comuni della provincia (elezioni comunali) con i rispettivi Sindaci.

Ecco: pensiamo, scegliamo, decidiamo.

In questa tornata avremo un potere più rafforzato perché potremo indicare le preferenze. Potremo scrivere sulla scheda elettorale il cognome della candidata o del candidato che di più ci ispirerà fiducia: fino a tre preferenze per le Europee, una preferenza per le Regionali e due preferenze se votiamo per le Comunali di Vercelli, oppure una preferenza per le Comunali dei 39 centri della provincia di Vercelli che andranno al voto.

Se non facciamo nulla per cambiare quello che non ci piace, non ci resta neanche il diritto di lamentarci.

Dobbiamo crederci perché altrimenti, come definito dallo scrittore e giornalista Remo Bassini nel suo ultimo romanzo La donna di picche, «Chi sta peggio è chi non crede».

Il futuro è adesso. Dipende solo da noi.

Pierluigi Lamolea

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