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Economia | 08 maggio 2019, 07:45

La favola Ajax: il trionfo delle idee

I lancieri, dopo aver eliminato il Real Madrid agli ottavi di finale, ai quarti sono riusciti ad avere la meglio della Juventus, mandando in frantumi il sogno dei bianconeri di tornare al successo in Champions

La favola Ajax: il trionfo delle idee

 

Negli ultimi anni il dibattito calcistico è nettamente diviso in due fazioni contrapposte, che difficilmente riescono a trovare punti di incontro. Da una parte c’è chi sostiene che il calcio sia fatto dai giocatori e che quindi l’allenatore debba limitarsi a gestire i propri uomini nel tentativo di fare meno danni possibile, dall’altra c’è chi ritiene che le idee ed i principi di gioco siano più importanti dei singoli, i quali non sono altro che parte di un insieme. È difficile stabilire quale delle due fazioni abbia ragione e, anzi, le ultime partite di Champions League ci hanno dimostrato che probabilmente la verità, come in tutte le cose, sta nel mezzo. Tra le società che puntano tutto sul gioco e che credono fortemente nelle proprie idee di calcio c’è sicuramente l’Ajax: i lancieri, dopo aver eliminato il Real Madrid agli ottavi di finale, ai quarti sono riusciti ad avere la meglio della Juventus, mandando in frantumi il sogno dei bianconeri di tornare al successo in Champions.

Le idee degli olandesi contro la concretezza della Juventus

Nella sfida valevole per i quarti di finale di Champions, la Juventus di Massimiliano Allegri era data per assoluta favorita per il passaggio del turno, sia per la maggiore qualità della rosa che per la maggiore esperienza a livello internazionale. L’Ajax, tuttavia, non avendo in rosa campioni già fatti e finiti e non potendo contare sulle giocate estemporanee dei propri singoli, ha basato la propria prestazione sulla forza del collettivo e sulla intensità messa in campo da tutti i 10 giocatori di movimento. Lo scontro tra Ajax e Juventus per gli appassionati di calcio e per gli addetti ai lavori ha quindi assunto un significato ulteriore rispetto al semplice passaggio del turno e si è sostanziato quale sfida tra scuole di pensiero in forte contrapposizione tra loro. Com’è possibile che l’Ajax, con un monte ingaggi complessivo che si aggira intorno ai 50 milioni, sia riuscita a dominare in lungo e in largo una squadra dal valore dieci volte superiore? La risposta, che potrebbe sembrare difficile, è forse più semplice di quanto si possa immaginare. Gli olandesi “giocano al calcio”, credono nelle idee del proprio allenatore e, soprattutto, lottano su ogni pallone per attuare i propri principi di gioco. Da piacevole sorpresa, quindi, i lancieri sono diventati una splendida realtà e al 24 di aprile, a quota 5,50, secondo le quote Betway, sono i favoriti assoluti per la vittoria finale della Champions subito dopo Barcellona e Liverpool. Mentre in Italia la Juventus continua a dominare incontrastata il campionato e si è aggiudicata l’ottavo scudetto consecutivo con cinque giornate di anticipo, in Europa il discorso è totalmente diverso. I bianconeri in Serie A sono abituati a giocare su ritmi bassi ed a speculare sulle caratteristiche degli avversari che, intimoriti dalla forza dei singoli bianconeri, spesso perdono l’incontro ancor prima di scendere in campo. In Europa, invece, è tutta un’altra storia e sia per la qualità eccelsa degli avversari che per l’intensità che caratterizza le partite di Champions, speculare sugli avversari non è concesso. Impossibile poi affidarsi sempre e solo alle giocate dei propri singoli, o meglio, lo si può fare se tutti gli 11 giocatori in campo sono dei fenomeni assoluti come quelli del Real Madrid negli anni passati.

Un successo che parte da lontano

L’Ajax ha dimostrato che a livello europeo le idee di gioco e la volontà di proporre calcio contano più del fatturato, dei nomi altisonanti dei singoli giocatori e della storia gloriosa di una società. Un messaggio importante che si spera possa essere fatto proprio anche da molte squadre del nostro campionato che troppo spesso rinunciano a giocare e che preferiscono difendersi ad oltranza piuttosto che rischiare una giocata o una combinazione provata in allenamento. Quella dei lancieri, tuttavia, è una storia che parte da lontano, da quando un certo Johan Cruijff fece la propria apparizione sul rettangolo verde e, prima con la maglia dell’Ajax e, poi, con quella dell’Olanda e del Barcellona, decise di cambiare per sempre la storia del gioco. Il "calcio totale" dell’Olanda degli anni settanta ha spazzato via decenni di tattica, di difesa ad oltranza, di ruoli precostituiti. I frutti del lavoro e delle idee di Cruijff si vedono con sempre maggiore evidenza sia in Catalogna, dove la cantera del Barcellona come ricordato anche da Fox Sport continua a sfornare talenti incredibili, sia in casa Ajax e non è un caso che entrambe le squadre siano giunte alle semifinali di Champions League esprimendo due tra i giochi più entusiasmanti ammirati su un campo di calcio negli ultimi anni. I lancieri per loro cultura e tradizione puntano sui giovani, investono in modo massiccio nei settori giovanili ed insegnano ai giovani calciatori in primis la tecnica individuale e, poi, la tattica. Non può essere un caso che gli olandesi, seppur siano costretti a vendere ogni anno i propri giocatori migliori, continuino ad esprimersi su ottimi livelli e ad incantare il mondo con un gioco entusiasmante.

Oggi l’Ajax ha su di sé i riflettori di tutto il mondo del calcio e dello sport. Quello dei lancieri, tuttavia, è un percorso che parte da lontano, da quando Cruijff è riuscito a dar vita ad una realtà che crede in determinati principi di gioco e che fa di tutto per metterli in pratica. Se è vero che la conquista del risultato è importante, è altrettanto vero che questo Ajax ci ha insegnato che è possibile vincere anche giocando bene al calcio.

 

 

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