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Arte e Cultura | 08 maggio 2019, 17:26

La donna di picche: il “noir umano” di Remo Bassini

PRIMA PRESENTAZIONE NELLA SALA CONVEGNI DELLA FONDAZIONE - L'AUTORE E DANIELA MORTARA HANNO RICORDATO ANDREA RAINERI «CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE QUI»

Presentazione del noir La notte del santo, sala convegni della Fondazione

Presentazione del noir La notte del santo, sala convegni della Fondazione

Tra le opere di Remo Bassini La donna di picche occupa un posto speciale. L’ha detto apertamente l’autore concludendo la presentazione di martedì 7 maggio alla sala convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, ma probabilmente il folto pubblico ha potuto cogliere questa unicità fin dalle prime parole del dialogo tra l’autore e Elisabetta Perfumo, moderatrice della serata.

Una presentazione raffinata che si è aperta con parole che Remo Bassini e l’assessore alla cultura Daniela Mortara hanno dedicato ad Andrea Raineri come collega e come uomo. “La presentazione de La notte del santo, primo libro con Dallavita” ricorda l’autore, “l’avevano organizzata Andrea e Daniela, nel 2017”.

Il compito di entrare nel vivo del dialogo su La donna di picche, invece, è spettato al colonnello dei Carabinieri Fulvio Maraviglia, esperto di indagini ma anche ottimo intenditore di polizieschi. “Leggere La donna di picche” spiega “dà l’impressione di vivere due storie nello stesso tempo”. Da una parte quella del delitto, dell’indagine, della risoluzione dell’enigma e, dall’altra, la vicenda psicologica e interiore dei personaggi, che Bassini sa rendere in profondità con la sapienza e la sensibilità di pochi altri giallisti. “Dallavita è una figura unica nella letteratura poliziesca” dice Maraviglia. “È un uomo vero.”

Un romanzo con due anime, quindi. L’anima del giallo, che l’autore definisce un pretesto per parlare delle emozioni umane, e l’anima, o meglio le anime dei protagonisti: tre persone (più che personaggi), tre solitudini che si incontrano. L’interesse per dimensione umana, dice Bassini “arriva dalla mia passione per la psicanalisi, da una parte, e quella per il teatro e l’immedesimazione dall’altra”. Una dimensione che l’autore, già ai tempi de La notte del santo, ha difeso con forza (anche davanti a editori scettici che lamentavano “troppo poco giallo e troppi sentimenti” per un poliziesco), e che il pubblico, invece, dandogli ragione, ha accolto con entusiasmo.

E dunque durante la presentazione si accendono luci, come brevi e intensi flash di un occhio di bue, sul commissario ma, soprattutto, sulle due donne della vicenda. La donna di cuori e la donna di picche. Le protagoniste, ma anche le voci narranti cui è affidata la storia, che hanno preso vita durante la serata nelle letture affidate all’intensa interpretazione di Licia di Pillo.

Un libro, insomma, di cui è stato facile avvertire la presenza ancora prima di sfogliarlo, un po’ perché il commissario Dallavita, per i lettori di Bassini, è un “volto noto”, un po’ perché La donna di picche è un romanzo vicinissimo. Nelle parole dell’autore, che raccontano della nebbia, della Pro Vercelli, delle passeggiate in centro, del vicino tempio di Saletta a Costanzana e di zona Rialto, si respira Vercelli. Una Vercelli che non è solo ambientazione, ma è il luogo in cui la storia ha preso forma: proprio tra via Monte di Pietà e strade dei dintorni. Ed è suggestivo rendersene conto mentre si assiste alla presentazione in quello stesso luogo, come se la parete, già di per sé labile, che divide il mondo della narrazione dalla la realtà, sia per un istante ancora più sottile.

Per quanto riguarda, invece, il delitto (l’omicidio senza movente e senza sospettato su cui è incentrato il romanzo), nessun indizio da parte dell’autore. Un mistero sapientemente lasciato nella penombra che per i lettori sarà tutto da scoprire...

Simona Matraxia

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