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Spettacoli | 05 maggio 2019, 11:43

Maxime Grizard, il violoncellista prodigio

PER IL VIOTTI FESTIVAL IL DODICENNE IN UN CONCERTO STRAORDINARIO CON IL PIANISTA SAITLÌKOULOV

Maxime Grizard Al Civico, sabato 4 maggio

Maxime Grizard Al Civico, sabato 4 maggio

Che fosse un successo annunciato, il recital straordinario del Viotti Festival di sabato 4 maggio, era chiaro già dalle premesse. Atteso, sul palco del Civico, un interprete fuori da comune: il violoncellista dodicenne Maxime Grizard che si è esibito, per l’occasione, con il pianista russo Roustem Saïtkoulov

Maxime, classe 2006, comincia a studiare pianoforte a 7 anni, il violoncello a 8, a 9 anni incanta già il pubblico con il suo talento e a 11 può vantare, oltre a premi in numerosi concorsi, una vittoria al programma televisivo Prodige di France 2.

Roustem Saïtkoulov, rinomato interprete della Scuola Pianistica Russa, ha vinto prestigiosi concorsi pianistici internazionali, si esibisce con orchestre di tutto il mondo e registra per EMI Cassics, ma è conosciuto soprattutto per l’affermato sodalizio musicale con il violinista Maxime Vengerov.

Eppure, pur conoscendo tutti gli ottimi presupposti, probabilmente nessuno tra il pubblico ha potuto fare a meno di stupirsi in una serata che, a costringerla in una parola, si potrebbe definire un viaggio straordinario. Un viaggio nel tempo, innanzi tutto, che ha spaziato dal romanticismo di Schumann fino alle atmosfere astratte e dissonanti di Shostakovich, passando per Kreisler, Rachmaninov e Čajkovskij. Un programma che, per la profonda consapevolezza interpretativa necessaria, già a prescindere si fatica a immaginare tra le dita di un musicista così giovane.

Ma anche un viaggio alla scoperta dell’eccezionale talento di Maxime Grizard che ha svelato poco alla volta tutte le sue qualità: la profondità e la pienezza del suono nei Phantasiestücke di Schumann, l’assoluta padronanza della tecnica nell’esecuzione dei brani di Kreisler tratti da Three Old Vienneses Dances e l’intensa sensibilità espressiva nell’andante della Sonata op.19 di Rachmaninov.

Ma, cosa più importante di tutte, ognuna di queste qualità, alla fine, durante la Sonata di Shostakovich, è semplicemente sparita, e così, superata l’incongruenza di un suono tanto maturo in mani così piccole, è successo d’un tratto di dimenticare lo stupore e l’incredulità e di ascoltare Maxime semplicemente per quello che è: uno straordinario narratore di musica. Un ragazzo che corre con le dita sulla tastiera con una leggerezza e un’agilità tali da far cogliere, anche seduti al buio tra file anguste di poltroncine, un inaspettato senso di libertà.

Ultima chicca: il primo bis, per il quale giovane solista lascia il violoncello dietro le quinte e siede al pianoforte per interpretare a quattro mani con Saïtkoulov la Danza Ungherese n.5 di Brahams.

Simona Matraxia

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