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Politica | 02 maggio 2019, 00:40

Tre domande ai candidati/5: Giusi Baldissone, Vercelli con Maura Forte

«LA CITTA' E' UNO SCRIGNO DI BENI PREZIOSI, OCCORRE AFFIDARLI A PERSONE COMPETENTI»

Giusi Baldissone, candidata nella lista Vercelli con Maura Forte

Giusi Baldissone, candidata nella lista Vercelli con Maura Forte

Giusi Baldissone al fianco di Maura Forte e candidata nella lista di Maura. Con convinzione. A suo avviso, pregi e difetti della sindaca. Avrà qualcosa da rimproverarle...

«Maura Forte è una persona sobria e parla senza esibizioni retoriche: è attenta a cercare con chi collabora con lei le criticità e i problemi da affrontare. Ha una prospettiva precisa e completa su Vercelli: questo mi ha molto colpita, conosce tutto ciò che può essere di pertinenza del Comune e desidera verificare quali sono le carenze, che cosa si può ulteriormente migliorare. Il suo programma si riassume in cinque punti, su cui ha ascoltato tutti quelli che avevano qualcosa da dire: il lavoro, la sicurezza, la cultura, il bilancio, l’ambiente. Ognuno di quelli che la appoggiano è stato interpellato per chiarire quale tipo di città ha in mente nel futuro e come fare per realizzarla.

Devo dire che questo non mi era mai capitato: c’è stato un vero e proprio laboratorio, diviso in tre tavoli: ognuno ha dato le proprie risposte dopo aver parlato con i partecipanti del proprio tavolo».


Lei è nota in ambiente universitario e nel mondo della cultura. Ma si presenti a chi ancora non la conosce.
«
Nata a Vercelli nel 1948, sposata con Giorgio Simonelli, ho una figlia e tre nipotini). Laureata all’Università di Torino in Letteratura italiana con Giorgio Barberi Squarotti, con una tesi su Montale, Il male di scrivere. L'inconscio e Montale, pubblicata da Einaudi 1979. Dopo la laurea ho insegnato a Vercelli nelle scuole medie inferiori e superiori: l’insegnamento e la scrittura sono le mie passioni lavorative. Dopo aver insegnato per vent’anni Letteratura italiana all’Università del Piemonte Orientale sono andata in pensione, continuando a fare ricerca soprattutto in collaborazione con gli studiosi di Onomastica & Letteratura dell’Università di Pisa.

Tra le mie pubblicazioni ricordo Filippo Tommaso Marinetti (Mursia); Le voci della novella. Storia di una scrittura da ascolto (Olshcki); Gli occhi della letteratura (Interlinea); e infine Il nome delle donne e L’opera al carbonio. Il sistema dei nomi nella scrittura di Primo Levi (entrambi con Angeli)



La cultura a Vercelli. Non bastano mai le iniziative culturali, perché fanno crescere tutta una comunità. Cosa si può fare per diffonderla maggiormente e uscire dai soliti salotti, dalle solite mostre e dal solito teatro Civico?

«Alle domande del sindaco su come vediamo la città di Vercelli in futuro ho risposto che la vedo realizzare sempre più la sua natura di città d’arte e di storia, una città che sia ben reclamizzata nelle varie forme di comunicazione, con almeno un “hotel de charme” in pieno centro, con eventi che valorizzino il patrimonio archivistico, bibliotecario, artistico. Ho consigliato un rapporto diretto con l’Università, anche ricordando come funzionava il Corso di Laurea in Beni culturali, che aveva tanti studenti desiderosi di lavorare sul patrimonio vercellese e non solo. La città è uno scrigno di beni preziosi, ha dei Musei ben conservati e attivati per interagire con la città e con i turisti richiamati da fuori: questo patrimonio deve essere in parte ancora studiato, valorizzato e può costituire una fonte redditizia per la comunità. L’Università stessa, nella sua storia e, soprattutto, nel suo radicamento attuale, è un bene prezioso a cui chiedere interazione, collaborazione. Non sono i salotti o le Mostre o il Teatro Civico o le sale cinematografiche il problema culturale di Vercelli: è la programmazione. Qui devo dire che occorre affidare a persone competenti, che non mancano, un ruolo di consiglieri, con idee che si confrontino con le realtà più avanzate e portino qualcosa in più del preconfezionato».



rb

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