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Arte e Cultura | 30 aprile 2019, 22:44

Ho sentito "La cura" di Battiato, poi ho iniziato a scrivere

MILVIA COMASTRI, AUTRICE DEL ROMANZO "SANGUE DI GIUDA"

Ho sentito "La cura" di Battiato, poi ho iniziato a scrivere

Milvia Comastri, autrice bolognese, ha presentato il suo romanzo a Bologna e a Napoli con due presentatori d'eccezione: Marilù Oliva e Maurizio De Giovanni.
«Come nascono le storie?  - dice - Le storie che racconto nascono a volte da una frase ascoltata su un autobus,  o da una canzone sentita alla radio,  o dalla postura di una persona seduta su una panchina in un giorno grigio d’autunno. Accade, allora, che dentro di me prendano vita uomini e donne, ed è come se fossero loro a raccontarmela, la storia. E a mano a mano che imparo a conoscerli, questi personaggi, imparo anche ad amarli, ad amarli soprattutto, mi sembra, per i loro difetti, per le loro debolezze».
«Anche questo mio primo romanzo - prosegue ancora la Comastri - è nato così. Le componenti della famiglia Dall’Olmo,  una famiglia tutta al femminile, mi si sono presentate un giorno di alcuni anni fa. Mi pare di ricordare che il motore d’avvio sia stato l’ascolto della bella canzone di Battiato La cura. Forse, ascoltandola, avrò pensato che esistono persone di cui nessuno si prende cura, e mi sarò immedesimata in una di quelle persone, sentendo, nelle ossa, il dolore che si può avvertire, se si è senza cura, mentre si ascoltano i versi di quella canzone.  E così sono arrivate Celeste, e Assunta, e Nadia, e Mira: quattro generazioni di donne che pur abitando nella stessa casa non potrebbero essere più lontane fra loro. Mi hanno raccontato, ciascuna a suo modo, le infelicità, i peccati, i segreti, le solitudine, i muri che ognuna di loro ha costruito per isolarsi dall’altra.  Mi hanno svelato l’indicibile.  Celeste mi ha parlato dell’arrivo di una lettera, Assunta di un Natale tristissimo, Nadia dei suoi sogni, che stanno appassendo, Mira… Mira del suo desiderio di andarsene: Mira ha solo quattordici anni, e sarà grazie a lei, che, forse, i muri crolleranno e la vita della famiglia Dall’Olmo, da anni simile a un fermo immagine, prenderà vita».

Ma sentiamo “la voce del libro”: l’incipit insomma.


Assunta ( 8 agosto 2002)

L’acqua nel bicchiere è tiepida. Assunta, mentre beve davanti alla finestra aperta, pensa con irritazione che bisognerà comprare un nuovo frigorifero, e che toccherà a lei occuparsene. Vivono quattro donne in questa casa, ma è su di lei che le altre fanno affidamento per qualsiasi cosa. Da quando aveva solo undici anni. Prima sua madre, e poi la sorella. E poi, naturalmente, Mira.
La donna fissa il lontano orizzonte, e il suo sguardo sembra voler sfuggire all’appiattito paesaggio di vecchie case, campi incolti, fabbriche abbandonate da tempo, che le si stende davanti.
Il cielo è una lavagna azzurra con lievi tracce di gesso. Sull’autostrada, oltre il greto rugoso del fiume in secca, le vetture corrono veloci: il primo casello dista cinquanta chilometri e nessuno rallenta, in quel tratto.
I raggi del sole colpiscono le lamiere delle auto e creano un’alternanza di bagliori che infastidisce gli occhi.
Dalla casa del vicino arriva la voce di Battiato:
Ti solleverò dai dolori e
dai tuoi sbalzi d'umore
dalle ossessioni delle tue manie.
... Perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te.
Le parole della canzone arrivano con struggente prepotenza fino a lei. Assunta avverte un dolore sordo, che dal cuore si irradia in tutto il corpo, e al cuore ritorna.
Pensa, Assunta, che un essere speciale lo è stata solo per una persona, tanto, troppo tempo fa.  E sono anni che nessuno si prende cura di lei.
Finisce di bere, si passa una mano sulle labbra. Appoggia il bicchiere sul davanzale, proprio vicino all’orlo, verso l’esterno. Con un gesto secco delle dita lo fa cadere nel vuoto. Il suono del vetro che si infrange su una fioriera si espande con un tintinnio nel giardino sottostante. La donna si sporge appena, guarda quei piccoli coriandoli lucenti. Non lo vede il sangue, oggi, intorno alla magnolia. Il terreno è grigio e screpolato per la sete di pioggia.
Battiato tace.
La donna si raddrizza e gira la schiena al cielo.
La cucina è sonnolente e spenta nel tardo mattino di metà agosto.
A parte lei, in casa non c’è nessuno.
E a parte sua madre, naturalmente. Sono quarant’anni che Celeste non esce
di casa.


Milvia Comastri è nata a Bologna, dove vive.
Ha pubblicato tre raccolte di racconti: Donne, ricette, ritorni e abbandoni (Pendragon 2005), Colazione con i Modena City Ramblers (Historica 2012), Squilibri (Antonio Tombolini Editore 2014) e suoi contributi sono presenti in molte antologie, fra cui Nessuna più, 40 scrittori contro il femminicidio (Eliot 2013), progetto curato da Marilù Oliva.
Sangue di Giuda (Giraldi Editore 2019) è il suo primo romanzo.  

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