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Arte e Cultura | 13 aprile 2019, 00:04

I tristi giorni del "Santo manganello"

IL FASCISMO RIVISTO LEGGENDO I GIORNALI LOCALI: CONFERENZA DELLA PROFESSORESSA LORENZINA OPPEZZO

Valter Bossoni, segretario della Cgil, saluta i presenti. Al centro, Lorenzina Oppezzo

Valter Bossoni, segretario della Cgil, saluta i presenti. Al centro, Lorenzina Oppezzo

Il 1921 e il 1922 furono anni difficili per Vercelli e per il suo sindaco Lorenzo Somaglino, socialista.

L'uccisione (mai chiarita) ad Albano, del giocatore della Pro Vercelli Aldo Milano. Le copie del giornale “La risaia” bruciate in piazza; le intimidazioni dei fascisti durante il corteo del primo maggio; gli incendi alle cooperative socialiste di Porta Torino e dello spaccio di Porta Milano.

Nel 1922 Somaglino si dimette. La Sesia titola: I socialisti lasciano il Comune cedendo alle “violenze” fasciste.

Ma leggiamo un trafiletto che ci aiuta a capire il clima di allora.

Partiamo dal titolo. Secco. Perentorio.

È il momento della “Reazione fascista”.

Ecco, poi, l'articolo.

Carisio 16 giugno

Nel pomeriggio di mercoledì scorso transitavano nella piazza del nostro paese due camions di fascisti.

Pare che dalla Casa del popolo due incauti giovanotti abbiano lanciato qualche fischio, e la reazione è stata fulminea. In un primo tempo, forse per isbaglio, i fascisti irruppero nella casa del Comune, asportandone la bandiera, che poi restituirono quasi subito, appena avvertiti dell'errore. Poi si portarono nella Casa del popolo. Dove ruppero qualche bottiglia ed asportarono qualche quadro.

Siamo nella Sala Facelli della Cgil. Sta parlando del ventennio fascista la professoressa Lorenzina Oppezzo che, anni fa, si laureò con una tesi sul ventennio visto dai giornali locali dell'epoca. Relatore della tesi era Massimo Luigi Salvadori, uno dei più grandi storici italiani viventi.

Accanto a lei Anna Iacassi: legge alcune pagine (che oggi sembrano incredibili) di quegli anni violenti.

La Oppezzo in due ore ha riassunto la sua tesi, che procede su due binari paralleli: le vicende italiane (l'Aventino, il delitto Matteotti, il discorso di Mussolini nel 1925, il Concordato...) e quelle vercellesi, rivissute, appunto, sulle testate dell'epoca (La Sesia, La Risaia, L'Argine, L'Assalto, La Provincia eccetera).

Ed ecco il Duce a Vercelli. Si legge: Mussolini fu molto soddisfatto di noi vercellesi.

Scompaiono i sindacati, il fascismo vercellese invita alla delazione nel nome della “fascistità”.

Mussolini scampa un attentato, così a Vercelli si canta Giovinezza Giovinezza e si fa festa. Forse non si dovrebbe, l'economia, infatti, sta andando a rotoli. Occorre aiutare i capitalisti. E infatti l'orario di lavoro aumenta, da otto a nove ore, ma lo stipendio resta lo stesso.

Il duce non ha tempo per andare a messa.... ma si impegna a mantenere la religiosità con il Santo manganello, si legge su La Provincia di Vercelli.

I giornali danno conto delle nascite: il Fascismo, si sa, vuole tanti figli.

226 famiglie hanno (solo) 7 figli

183 ne hanno 8, 132 ne hanno 9, fino ad arrivare a 2 famiglie che ne hanno 15 e due famiglie, una con 16 e l'altra con diciassette pargoli...

Sulla crisi economica, l'Eusebiano dispensa verità e consigli: Non si fa più economia... c'è poca onestà... si è perso il senso della vita... si è dimenticato il Vangelo...

Due ore, insomma, di ricerca storica spiegata da Lorenzina Oppezzo a un pubblico adulto.

Prima di lei, Giorgio Gaietta, presidente dell'Istituto storico della Resistenza, aveva detto: «Stiamo vivendo una stagione particolare: rigurgiti che lasciano il cuore pesante. La storia va studiata».

E in effetti la conferenza della Oppezzo (organizzata da Anpi e Istituto storico) andrebbe riproposta, soprattutto ai giovani. Il Fascismo andrebbe spiegato così.

Nel video, una lettura di Anna Iacassi



Remo Bassini

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