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Arte e Cultura | 09 aprile 2019, 01:48

San Mauro: omaggio ad Augusto Franzoj, leggendario esploratore vercellese

SABATO 13 (ANNIVERSARIO DELLA MORTE) GLI VERRA' INTITOLATA L'AREA VERDE DEL CENTRO CULTURALE POLIVALENTE - INTERVERRA' FELICE POZZO

AUGUSTO FRANZOJ

AUGUSTO FRANZOJ

Nel maggio 2017 l’Associazione politico-culturale di San Mauro Torinese Alternativa Democratica, ha proposto all’Amministrazione di intitolare l’area verde del locale Centro Culturale Polivalente ad Augusto Franzoj.

Dopo il parere favorevole della Commissione Toponomastica, nel luglio 2017 la Giunta ha accolto la proposta e firmato la delibera per l’intitolazione.

Il ritardo della cerimonia è dovuto a lungaggini burocratiche e alla necessità di riqualificare l’area in questione.

Interverranno Felice Pozzo, storico e biografo di Franzoj, Cristina Vernizzi, storica del Risorgimento e Presidente Associazione Mazziniana, Renzo Masiero, storico sanmaurese, Celeste Maria Gerardo, cittadina sanmaurese che da anni si occupa di custodire la tomba di Franzoj; sono inoltre stati invitati storici, giornalisti, studiosi, l’Amministrazione di San Germano Vercellese (luogo di nascita), oltre naturalmente ai Cittadini, alle Associazioni, alle realtà politiche e sociali.

L’appuntamento è sabato 13 aprile 2019 (anniversario della morte avvenuta a San Mauro) alle ore 10:30 nell’area verde del Centro Culturale Polivalente in via xxv aprile 66 a San Mauro Torinese.



Siamo contenti che finalmente si sia arrivati a questa cerimonia: la nostra proposta di intitolare ad Augusto Franzoj un’area verde, all’aperto, il giardino di un polo culturale, ci è parso il modo migliore per ricordare un personaggio eclettico e avventuroso, con un grande senso della ‘Libertà’” (Renzo Masiero e Serena Stefani – Alternativa Democratica)



Su Franzoj.

«Non sono schiavo di nessuno, io, nemmeno della libertà!». La vita di Augusto Franzoj, da questa celebre frase al cruento, insolito suicidio – premendo contemporaneamente il grilletto di due pistole puntate alle tempie – è tutta all’insegna dell’esagerazione. Tipica di uno scapigliato di fine Ottocento, un “maledetto” nel senso più vero del termine. Un’esistenza contraddistinta dal coraggio, dai grandi ideali libertari e dalla delusione, emblema della generazione che visse le speranze prima, e le contraddizioni poi, del Risorgimento tradito.
Nato a San Germano (Vercelli) nel 1848, appena diciottenne abbandona la famiglia benestante per affrontare una vita spericolata: cospirazioni, prigione militare, un tentativo di suicidio, collaborazioni con giornali rivoluzionari, denunce, processi, duelli, l’esilio in Svizzera, condanne in contumacia, carcerazione, altri duelli, confino, ingenti multe, esplorazioni africane. Un personaggio dalla vita avventurosa, intensa e rabbiosa contro le ingiustizie. A Ginevra, nel 1875, sul giornale socialista “La Plebe” scrive “Lettera di un emigrato”, articolo in cui se la prende con tutto e con tutti. Con le immoralità del governo italiano, con le prepotenze fiscali dalle quali si sentiva costretto a fuggire, con i suoi detrattori. «Crederanno di poter dormire tranquilli. Sciocca speranza!!».

Tra gli episodi che delineano il personaggio è sintomatico quello dei cinque duelli in cinque giorni: a Torino alcuni ufficiali in polemica con il giornale rivoluzionario “Il Ficcanaso”, che aveva in Franzoj una delle firme più pungenti, fanno irruzione in tipografia e malmenano un compositore. Franzoj li raggiunge alla birreria Prussia, afferra cinque berretti militari dall’attaccapanni e li sbatte sulla tavola imbandita dove gli ufficiali stanno cenando. Si guadagna così cinque sfide a duello che onorò con successo: «Ebbero tutti il fatto loro» racconterà in seguito. Nella sua esistenza ebbe modo di conoscere e di farsi apprezzare da Emilio Salgari, nel corso di una conferenza a Verona, e Arthur Rimbaud durante una spedizione (1886) verso i laghi equatoriali dell’Africa. Dopo un’esplorazione in Amazzonia (1899) si ritira a San Mauro Torinese, dove si sposa e diventa padre. Nel 1904 lascia il partito repubblicano e aderisce, ma senza prendere la tessera, a quello socialista; in una memorabile lettera motiva così la sua decisione: «Non sono schiavo di nessuno, io, neppure della libertà!». Poi, nel 1911, il suicidio. Sulla sua tomba si legge: «Con le sue azioni e i suoi scritti onorò l’Italia ben meritando l’incondizionato elogio di Giosuè Carducci».




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