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Politica | 03 aprile 2019, 07:46

Pozzolo (FdI): Dio, Patria, famiglia. E stoccate

«LA FORTE? BRAVA NELLA GESTIONE ACROBATICA DEL POTERE» «SCHEDA E' STATO 10 ANNI ASSESSORE DI CORSARO E ORA DICE CHE VUOLE VOLTARE PAGINA?»

Emanuele Pozzolo con la moglie, Martina Miazzone

Emanuele Pozzolo con la moglie, Martina Miazzone

Emanuele Pozzolo fulminato sulla via di Corsaro. Eppure è strano. Quando lui era sindaco tra voi i rapporti non erano buoni, ricordo che spesso lei, giovane consigliere comunale, lo attaccò. Per diventare, da oltre un anno, uno dei suoi più convinti sponsor.

Cerco di essere una persona molto concreta. E penso che la nostra città, ora, abbia assoluto bisogno di una persona che non si perda in mille parole inutili ma sappia come fare funzionare la macchina amministrativa comunale dal giorno dopo le elezioni: su questo credo proprio che Andrea Corsaro non abbia molti rivali. Io certamente, nel passato, sono stato anche molto critico con lui: ma le discussioni e le differenze che ci sono state non mi impediscono di riconoscere le sue capacità e i risultati innegabili del suo decennio da sindaco. Sono un ribelle quando occorre ribellarsi: ma anche un mediatore quando occorre mediare, trovare sintesi e cercare una quadra.

Perché Corsaro, e non Carlo Riva Vercellotti? o Scheda? E se Tiramani avesse proposto come candidato sindaco Alessandro Stecco?

Semplicemente perché Andrea Corsaro è sempre stata la prima scelta. E questo non certo a detrimento delle qualità di tanti altri. Riva Vercellotti, ad esempio, è un politico serio: ma credo che Vercelli potrebbe avere bisogno di lui e delle sue capacità anche ad altri livelli, magari in Regione Piemonte. Per quanto riguarda l’eventuale candidatura di leghisti alla carica di sindaco della nostra città sono certo che Tiramani – se questa fosse stata un’ipotesi all’ordine del giorno – avrebbe saputo proporre una rosa di nomi di spessore, certamente condivisibili da tutta la coalizione: tra i quali il nome di Stecco sarebbe stato accolto con lealtà ed entusiasmo anche da parte di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Mentre il nome, potenzialmente di alto livello, di Scheda – ad oggi – mi pare esca da quello che è un discorso autenticamente politico: proprio perché in questo momento il suo è un approccio molto personalistico e francamente un po’ incomprensibile. Ha fatto per dieci anni l’assessore di Corsaro e oggi dice che vuole voltare pagina: qualcosa mi sfugge.

Si dice che contro Corsaro giochi il carattere che ha. Spigoloso, poco portato al dialogo. Più prefetto che sindaco, insomma.

Anche a me dicono che sono spigoloso, antipatico e un po’ dittatoriale: quindi su questo sono solidale con lui. Ma generalmente però le persone che appaiono così sono quelle più capaci, lontano dal clamore, di trovare sintesi. Corsaro ha un’aria molto austera, un po’ prefettizia: questo è vero. Ma io credo sia solo una questione caratteriale: è uno che non ama perdere tempo, non ama discutere sul nulla, non ama menare il can per l’aia insomma. Ed è proprio per questa ragione che il suo ruolo ideale è quello di sindaco: penso che la maggioranza dei vercellesi lo percepisca.

Fratelli d'Italia significa anche la presenza (suppongo ingombrante) di Roberto Rosso. Come sono i vostri rapporti?

Beh, andiamo con calma. Fratelli d’Italia significa prima di tutto una destra orgogliosa, radicata e fondata su una storia molto chiara e su ben determinati principi pre-politici: quelli che discendono dal tanto oggi vituperato “Dio, patria, famiglia” per intenderci. E a questo ambizioso progetto politico, oggi, si sono uniti tanti amici tra cui – qui in Piemonte – Roberto Rosso: che per me non è una presenza affatto ingombrante, ma un valido collaboratore e un prezioso consigliere. Lui proviene da esperienze politiche palesemente diverse ma è uno intelligente, un eclettico, un tipo esuberante: la politica d’altronde ha bisogno di cervelli arzilli.

Nel centrodestra c'è chi dice Vinciamo facile. Ma Maura Forte sembrerebbe in ripresa.

Il “vinciamo facile” mi pare una fesseria: anche perché è fisiologico che il sindaco uscente faccia di tutto nelle ultime settimane – cosa che sta facendo – per cercare di recuperare o fidelizzare gli elettori più sprovveduti. Vercelli da mesi è un cantiere aperto, ora sono in programma eventi anche belli, vengono stanziati soldi anche per le iniziative più improbabili: anche un cretino si renderebbe conto che siamo alla vigilia delle elezioni amministrative. Maura Forte, secondo me, è stata un sindaco che ha fatto cilecca, ma ha saputo conservare molto abilmente il potere: questo le va oggettivamente riconosciuto. Oramai bisognerebbe mandare il pensione il “Manuale Cencelli” e pubblicare il “Manuale Forte”: il miglior vademecum del nuovo millennio per la gestione acrobatica del potere.

Centrodestra primo, centrosinistra secondo. Provi a fare il mago. Terzi i 5Stelle e il quarto posto a chi?

Non ho mai azzeccato neanche due numeri al lotto: si figuri se sono capace a fare il mago! Mi limito semplicemente a guardare la realtà delle cose e penso che – salvo sconvolgimenti apocalittici del panorama politico – sia probabile che la prima delle cosiddette “liste civiche” sarà quella di Scheda: sperando che dietro a questo civismo galoppante non si nasconda – come capitò nel 2014 con i SiAmo Vercelli – soltanto una stampella della sinistra.

La Lega Nord farà il botto? Questa città, si sa, è strana. È tendenzialmente di destra o centrodestra, ama i moderati (si pensi a quando vennero eletti Bagnasco e Baltaro).

La Lega farà certamente un buon risultato anche a Vercelli, in linea con il trend nazionale. Matteo Salvini ha salvato la Lega dal momento molto difficile in cui – qualche anno fa – venne a trovarsi il partito di Bossi: è stato bravo, scaltro, avveduto. Ha saputo riposizionare la Lega sulla sponda destra dello schieramento politico annusando bene l’aria: d’altronde alcuni degli attuali cavalli di battaglia della Lega sono storici temi della destra, declinati forse in modo un po’ più semplice e talvolta anche semplicistico. Certo Vercelli non ama l’esagerazione: ma nel centrodestra di oggi il pericolo degli urlatori e dei ciarlatani non lo vedo proprio: tantomeno in questa Lega molto attenta e talvolta anche spregiudicata – come dimostra il catastrofico governo nazionale tra Lega e 5Stelle – nella gestione del potere.

Ci racconti del suo percorso politico. Lei è transitato anche per la Lega. Meglio Maroni o meglio Salvini?

Mi presentai a sedici anni nella sede vercellese del vecchio Movimento Sociale Italiano, allora già divenuta Alleanza Nazionale. Era un pomeriggio d’inverno, lo ricordo bene. La sede era in Corso Libertà: dentro ci trovai Alberto Cortopassi, che allora era il giovane segretario provinciale del partito. Da lì incominciò la mia militanza, fatta di momenti indimenticabili, amicizie vere, liti quasi feroci e sconfinata passione ideale: fu un periodo bellissimo, di cui ho nostalgia. Poi venne Fini, con le sue abiure per me indigeribili e il suo tradimento a tutta una storia politica: la parentesi leghista fu proprio motivata dal fatto che il mio irriducibile disprezzo verso alcune folli scelte, rese incompatibile la mia presenza nel Pdl, in quello che fu il partito dove confluì Alleanza Nazionale.

La Lega che ho conosciuto io è molto diversa da quella di oggi: allora il federalismo e l’identitarismo delle piccole patrie erano il sale dell’azione politica leghista. Oggi Salvini non ne parla nemmeno più di federalismo e Maroni mi pare che si sia avviato ad una meritata pensione.

Lei stimava Papa Ratzinger. Che mi dice di Papa Francesco?

Io, platonicamente, lo amo Ratzinger. Per me Joseph Ratzinger è un punto di riferimento imprescindibile: da un punto di vista spirituale, intellettuale e anche umano. Ma non perché è Papa emerito della Chiesa cattolica: lo ammiro in modo sconsiderato e profondo per la finezza del suo pensare, per l’equilibrio intelligente che ha saputo indicare tra fede e ragione, per il suo essere un silenzioso, deciso e irremovibile testimone della civiltà occidentale. La differenza tra lui e Jorge Mario Bergoglio è lampante: d’altronde questo è il tempo che preferisce il chiasso scomposto alla riflessione puntuale. E anche la Chiesa evidentemente pensa di poter competere con la modernità inseguendola: anche se è una tentazione che non tarderà a rivelarsi drammatica.

Di che cosa ha bisogno Vercelli? Mi indichi tre priorità.

La nostra città ha bisogno, prima che di programmi, di uomini e di donne che s’impegnino. E qui esco dal discorso prettamente politico per dirle che non è serio lamentarsi di tutte le cose che non vanno, della scarsa qualità della classe politica e della mediocrità amministrativa se poi non si ha il coraggio di esporsi in prima persona. Vedo una moltitudine di Ponzio Pilato che se ne lavano le mani, che lasciano agli altri la gestione della cosa pubblica, che non vogliono compromettersi: questo è un atteggiamento meschino e stupido. Le tre priorità sono il coraggio, l’impegno e lo slancio: perché senza queste qualità – e vale per Vercelli come per l’Italia tutta – neanche il migliore programma può essere realizzato.

 

Remo Bassini

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