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Attualità | 03 aprile 2019, 08:56

Visioni d'artista

INFO-INTERVISTE - CATERINA DEL NERO USA MATERIALI DIVERSI (LEGNO, TESSUTI... UN MURO SCROSTATO)

Visioni d'artista

Parlare di Caterina del Nero potrebbe non essere facile, ma ci proverò comunque. Una persona sola che racchiude mille anime e infinite possibilità. “Quasi nessuno sa cosa faccio veramente. Conoscono la mia attività più nota di designer grafica e d’interni, ma della mia Arte non parlo quasi mai. E’ forse la prima volta che apro, leggermente, il libro”.

Ed è vero; molti di noi conoscono Caterina per la sua attività ufficiale. In passato ha avuto anche due “botteghe”, se così possiamo definirle, dove ha prodotto e venduto opere d’arte, monili e complementi d’arredo e dove in seguito si è occupata solo di esposizioni. Lei stessa, da anni, fa girare le sue opere sul territorio italiano e in pianta stabile su Milano “Ho sempre diverse opere in affido presso persone che ritengo sicure per le mie creazioni e per me. Ho bisogno di chi le sappia spiegare, oltre che vendere. Anche se ciò che espongo in galleria e in genere viene scelto più in base al criterio di dover soddisfare il senso estetico del cliente finale (che compra per esporre in casa, cercando armonia in colori e forme) e non in base all’introspezione che sta di solito dietro ai miei lavori”.


Quindi punto dritta ai materiali “Uso materiali di diverso tipo. Il legno, le luci, gli specchi oppure materiali plastici che deformo”. Manipolando i materiali sperimenta e si evolve. Ciò che nasce come semplice deformazione plastica diventa una forma ricucita con ago e filo “Come se fosse un tentativo di ricucire le ferite dell’anima”. I lavori di Caterina, infatti, sono decisamente introspettivi e intimi. Le sue opere sono (come per molti altri artisti) simbolo di un suo stato. Ciò che è molto particolare è che, nel tempo, le sue opere mutano “Non sono statiche. Il tempo passa, io cambio e cambio anche la visione che ho di loro. Aggiungo tratti. Aggiungo pezzi. Rivedo i materiali. Loro ed io ci evolviamo congiuntamente”. Ed ecco che un’opera nata in acrilico su tela viene arricchita con gesso oppure disegni a matita “Più uso i materiali più ne sperimento di nuovi più imparo a conoscerli più è forte l’esigenza di far mutare le mie opere aggiungendoli ad esse”.


I lavori più interessanti e che, a pere mio, la riflettono di più, sono le creazioni che nascono a partire dai muri “Vedo muri scrostati che attirano la mia attenzione. Li fotografo e poi creo partendo dalla loro base nuda”. Detto così sembra futile e bizzarro, ma osservando il risultato si rimane piacevolmente esterrefatti. Possono sembrare grandi macchie di colore al primo sguardo, ma attardandosi si scorgono visi e forme “Ho dei temi ricorrenti che bene o male si ripetono ciclicamente. L’oca è quasi sempre presente, l’albero, il cavallo. Possiamo definirli figli di sogni visionari, diciamo. Le visioni di un’artista che crea un mondo a partire da uno spazio vuoto”.

E il concetto di spazio ritorna anche nei suoi lavori di cucitura. Bellissimi fogli di carta (alcuni ritrovati nel vecchio baule del nonno) tempestati di mille buchini finissimi. Alcuni di essi sono trapassati da un semplice filo da cucito “Sul foglio ci sono mille buchi o forse più, ma il filo ha scelto di passare solo in alcuni di essi. C’erano infinite possibilità, ma hanno scelto proprio quella strada”. E’ un’indagine sul tempo quella delle ricuciture. Partita nove anni fa e ancora in corso “I fogli, i buchi. Tanti buchi, tante possibilità. La scelta di un percorso, fra tanti. Il filo che lega lo spazio e il tempo. So che è complesso da capire. E’ complessa anche la nascita dell’opera, il suo concepimento e la sua evoluzione. Ciò che vorrei trasmettere è che il tempo e lo spazio si possono ricongiungere. Ad esempio attraverso una piega, una piega della carta o del tessuto su cui sto creando”.


Finita l’intervista mi giro verso la parete alla mia sinistra “Questa è bellissima” sussurro, rapita da una grande tela rettangolare, sviluppata in altezza. Avvicinandomi scopro che non è tela, ma si tratta di tessuti. Assemblati e dipinti “Ah sì. Questi sono tessuti di arredo. Tempo fa un vecchio negozio di arredamento ha chiuso. Mentre lo svuotavo ho notato dei sacchi per terra. Erano vecchi scampoli. Volevi non dar loro una nuova vita? Ed è nata così la serie Brandelli”. Eh già. Tutto rinasce, sempre.

Cristiana Folin

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