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Arte e Cultura | 02 aprile 2019, 09:55

La Magna Charta e la sua storia: all'origine dello stato di diritto

UN ARTICOLO DI GIANNA BAUCERO, DOCENTE E STUDIOSA VERCELLESE CHE AL DOCUMENTO HA DEDICATO UN IMPORTANTE VOLUME

La Magna Charta di Hereford esposta a Vercelli

La Magna Charta di Hereford esposta a Vercelli

Mentre a Vercelli continua ad essere esposta la Magna Carta di Hereford, che fu concessa durante il regno di Henry III (nel 1217) con i sigilli di Guala Bicchieri e William Marshal, vale la pena di precisare qualche dettaglio sul documento e sulla sua storia. La primissima Magna Carta (della quale esistono ancora 4 esemplari originali)  fu redatta nel 1215, a seguito degli incontri avvenuti  prima a corte e poi a Runnymede tra King John, i baroni ribelli e l’Arcivescovo di Canterbury Stephen Langton. 

La data convenzionale di tale concessione è il 15 giugno 1215, che quell’anno cadeva di lunedì. Il giorno prima la Chiesa cattolica aveva  festeggiato il Trinity Sunday e i negoziati di Runnymede erano stati momentaneamente sospesi per consentire al re di assistere alla Messa solenne. Presto, però, il sovrano si rese conto che la Magna Carta lo avrebbe limitato troppo e si rivolse a Papa Innocenzo III per ottenerne l’annullamento. Il pontefice esaudì la richiesta con una bolla papale datata 24 agosto 1215 tuttora conservata alla British Library di Londra.

Il provvedimento arrivò in Inghilterra nel mese di settembre e da quel momento i baroni dovettero dire addio alla “charter” per la quale avevano tanto lottato. Per ironia della sorte, la “carta” nata come trattato di pace tra il re e i suoi baroni aprì la strada alla guerra civile. I baroni offrirono la corona inglese al Delfino di Francia Luigi VIII e quest’ultimo invase l’isola con un esercito di 7000 uomini. Nel maggio dell’anno seguente, pertanto, Innocenzo III inviò in Inghilterra il suo legatus a latere Guala Bicchieri, con l’incarico di risolvere la crisi politica, riportare la pace e sventare il pericolo di una definitiva egemonia francese sulla Gran Bretagna. Il legato rappresentava il papa, che dal 1213 era l’”overlord” di King John: il re inglese, infatti, tre anni prima aveva offerto al pontefice la signoria feudale sui regni d’Inghilterra e d’Irlanda, rinunciando simbolicamente alle sue due corone. E così facendo aveva ottenuto la protezione papale e modificato l’assetto politico europeo.

Per uno strano gioco del destino, però, a pochi mesi dall’arrivo di Guala sia Innocenzo III, sia King John morirono all’improvviso e la corona d’Inghilterra passò al figlio di John, Henry III, che aveva solo nove anni. Guala si preoccupò di far incoronare al più presto il nuovo re, facendolo trasportare da Devizes a Gloucester, al fine di garantire la continuità della dinastia ed evitare un pericoloso vuoto di potere. Il piccolo re fu incoronato nella cattedrale di Gloucester, alla presenza delle massime autorità e sotto la guida del legato pontificio, che aveva assunto il ruolo di “regista” di tutte le operazioni e di “guardian” del nuovo sovrano. L’incoronazione avvenne il 28 ottobre 1216 in quella che allora si chiamava St Peter's Abbey e che solo molti anni dopo sarebbe diventata la celebre cattedrale di oggi.  

A pochi giorni di distanza, il 12 novembre 1216, Guala Bicchieri e William Marshal rispolverarono la Magna Carta del 1215, la riproposero  ai baroni ribelli e, di fatto, la salvarono dall’oblio. Il re era ancora troppo giovane per poter disporre di un suo sigillo personale, per cui il documento fu concesso con i sigilli di William e Guala, che in tal modo legarono i loro nomi a quello che sarebbe diventato il documento più famoso del mondo. L’edizione del 1216 della Magna Carta risultò più breve della prima, a causa della scomparsa di alcune clausole: i 63 articoli iniziali, infatti, nel 1216 si ridussero a 42 e tuttavia il manoscritto non perse la sua straordinaria essenza di primo passo verso la democrazia. Esattamente un anno dopo, nel novembre del 1217, Guala e Marshal concessero un’altra volta la Magna Carta, riducendola a  39 clausole. E’ proprio quella, la Charter del 1217, che oggi è in mostra a Vercelli. Di tale  edizione esistono altri tre esemplari originali, che sono tutti conservati alla Bodleian Library di Oxford. Dell’edizione del 1216, invece, esiste un unico esemplare, che è custodito dalla Cattedrale di Durham. Il documento del 1217 fu preso a modello per l’edizione successiva, concessa nel 1225 quando già Henry III aveva raggiunto l’età necessaria per possedere il suo sigillo personale.  
Quando si parla di Magna Carta si usa generalmente il termine “articoli” per designare i vari punti del documento. In realtà la “charter” non fu redatta in forma di un elenco numerato di clausole, bensì appare come un testo unitario, che scorre senza soluzione di continuità. Sono stati gli storici, nel corso del tempo, a suddividerla idealmente in articoli in relazione agli argomenti trattati e certamente la suddivisione ne facilita lo studio e la memorizzazione.

La Magna Carta del 1217 vanta anche un altro importante primato: fu la prima tra tutte le Charters of Liberties della storia inglese ad essere designata come “Magna”. Il merito va a un amanuense della cancelleria reale, che in un “writ” del 1218 la indicò come “magna”, cioè “grande”, per distinguerla dalla coeva Forest Charter, che era di dimensioni più contenute. Dal 1217 in poi la Magna Carta e la Forest Charter furono sempre concesse insieme e per questo passarono alla storia come le “Charters of Liberties”.

La Magna Carta limitava i poteri del re e garantiva le libertà degli individui (pur con innegabili limiti), mentre la Forest Charter regolamentava l’uso delle Foreste Reali da parte del popolo, riducendo drasticamente e con grande umanità le pene previste per chi cacciava di frodo nei parchi riservati alla corte e alla nobiltà.
Concessa in forma scritta nel 1215, 1216, 1217, 1225, 1297 e 1300, la Magna Carta è sopravvissuta in 24 esemplari originali, dei quali 22 sono tuttora in mani inglesi, mentre due (entrambe del 1297) sono all’estero, a Washington e Canberra.
Più citata che veramente conosciuta, la Magna Carta qualche volta è stata lievemente sovrastimata. Resta il fatto, tuttavia, che con la charter per la prima volta il re doveva accettare il controllo e i limiti impostigli da un comitato di 25 baroni. Non sarebbe mai più stato un monarca assoluto e  avrebbe sempre dovuto fare i conti con i rappresentanti dei suoi sudditi. Con il passare del tempo, quei rappresentanti sarebbero diventati l’attuale Parlamento.

Gianna Baucero

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