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Politica | 25 marzo 2019, 13:20

Della mia infanzia ricordo mio nonno, e i nostri viaggi in Europa

PAOLO TIRAMANI SI RACCONTA - «AIUTARE DISABILI E PERSONE IN DIFFICOLTA' FA PARTE DEL MIO DNA» - «MAGARI UN GIORNO FARO' IL SINDACO A VERCELLI»

Paolo Tiramani, 36 anni, sindaco e parlamentare della Lega

Paolo Tiramani, 36 anni, sindaco e parlamentare della Lega

Conosco Paolo Tiramani da anni. Io dirigevo La Sesia, lui era un giovane consigliere regionale. Entrambi avevamo a cuore le sorti della sanità vercellese. E sulla sanità, di Tiramani apprezzai il suo mettersi a disposizione di tutti, persone, infermieri, medici. Guardava il problema, non la tessera del partito (tant'è che c'è gente, magari di sinistra, che di Paolo Tiramani ha una buona opinione).

Parlamentare, sindaco ma soprattutto – dal momento che ha 36 anni – uno dei più giovani politici nel panorama nazionale ma anche locale.

In questa sede, però, cerchiamo di cogliere il suo lato inedito, chi è insomma Paolo Tiramani.

Partiamo dagli inizi, ma dagli inizi inizi per davvero.

Dimmi qualcosa della tua infanzia, della tua famiglia e della “tua Valsesia”.

Sono cresciuto in una famiglia normale, sono figlio unico. Mio papà fino alla pensione ha lavorato nel settore dei mobili per ufficio, mamma invece fino a quarant'anni era impiegata in una nota azienda valsesiana nel settore tessile. Si licenziò per seguire al meglio gli ultimi mesi di vita di mio nonno paterno, malato terminale. Della mia infanzia prevale il suo ricordo, falegname e antiquario affermato. Mi ha portato da bambino in giro per l'Europa a fiere e mostre d'antiquariato. Da lui credo di aver ereditato estro e passione nel lavoro. Quella passione che era apprezzata da tutti in Valsesia e non solo.

A vent'anni cosa volevi fare da grande?

Dopo aver conseguito il diploma in ragioneria, ero indeciso a quale facoltà iscrivermi. Ho sempre avuto il rimpianto di non aver scelto Giurisprudenza, scelsi la soluzione più comoda, Economia a Novara, per essere vicino a casa e non dovermi trasferire. Pensavo ad una carriera simile a quella di mio papà, valigia sempre in mano e di avere un ruolo commerciale in qualche azienda locale.

Quand'è stato che hai deciso di impegnarti in politica?

Fu per caso, come accade nelle storie più belle che le vita ti riserva. Da sempre mi piaceva la Lega, da bambino davanti alla TV scimmiottavo i comizi di Umberto Bossi, tra l'incredulità dei miei genitori che verso la politica hanno sempre provato un certo ripudio. Sempre mio nonno, però, partigiano di ideologia liberale, mi aveva portato a Pontida e mi accese una passione mai doma per il Carroccio. Mio nonno morì nel 1997 e di politica in casa si parlava solo i giorni prima di una elezione qualsiasi. Arriviamo al 2004, nel bar che frequentavo, bettole in periferia, una signora mi chiese la firma a sostegno della lista della Lega per le comunali, firmai senza esitare. Sei leghista mi chiese? Certo risposi... Ti vuoi candidare? Perché no! Tralasciando i drammi famigliari (mio padre era stato compagno di scuola di Corrado Rotti e l'aveva sempre votato) mi presentai a quella tornata, risultando il più votato di quella lista e con appena 39 preferenze entrai in Consiglio comunale.

Tiramani e lo sport. Tifoso della Juventus e del Borgosesia, mi pare. Sport praticati?

Ho seguito per anni il Borgosesia in casa e trasferta, in ogni parte d'Italia, anche in Sardegna, perché mio papà era stato un dirigente e un grande tifoso. Sono juventino, ma allo stadio vado pochissimo. Ho giocato a basket da 9 a 25 anni, divertendomi molto, anche se oggi le mie ginocchia non ringraziano di certo.

Paolo Tiramani e la famiglia. Da anni c'è tua moglie Francesca Ricca, psicologa, che sopporta i tuoi orari folli.

Di sicuro lei sopporta molto, ma anche i suoi orari non sono certamente agevoli. A volte torna a casa alle dieci sera e a volte la domenica mattina viene chiamata per urgenze. Anche lei è appassionata e ama il suo lavoro. Di sicuro ha una grande pazienza con i miei imprevisti...

L'amicizia e gli affetti vanno oltre il credo politico?

Vuoi ridere? Due tra i miei più grandi amici e collaboratori arrivano da famiglie notoriamente comuniste di Borgosesia. Paolo Bolcato, che conosci, è stato al mio fianco da sempre, e suo papà è tutt'ora di Leu; poi c'è Paolo Urban, il cui cognome a Borgosesia non lascia spazio a dubbi e che ora è anche un mio Assessore. Forse la mia vera missione è convertire, tant'è che avrei visto bene te e non Demaria nel 2014 come candidato sindaco del centrodestra.

Ti ringrazio ma come ben sai penso di non essere fatto per la politica, tant'è che ho salutato in fretta. Altra domanda. Avevi un grande sogno: diventare sindaco di Borgosesia.

Il mio sogno si è compiuto nel peggiore dei modi. La mia grande chance era nel 2009, il partito però decise che ero troppo giovane, candidando Alice Freschi. Io risposi con una prestazione “monstre”: 759 preferenze personali che mi valsero il posto di vice presidente della provincia. Arriviamo al 2017, divento sindaco ma le elezioni sono anticipate per la scomparsa di un mio grande amico Gianluca Buonanno, morto tragicamente un anno prima. Ho realizzato un sogno si ma non dimentico chi ha tracciato questo solco...

E che rapporto hai, invece, con Vercelli?

Vercelli mi ha sempre dato molto, gli anni in provincia, il collegio alle politiche. Io ho creato una rete di contatti, vengo a Vercelli almeno due volte a settimana, ho tantissimi amici. Però ora voglio sdebitarmi, e quindi pancia a terra in questa tornata amministrativa. Voglio creare una squadra Lega che supporti Andrea Corsaro, preparata e competente.

Per diverso tempo hai pensato ad Alessandro Stecco, candidato sindaco del centrodestra.

Alessandro Stecco ha fatto un'ottima opposizione per cinque anni, serrata, senza fare sconti alla maggioranza. Persona di alto profilo culturale e istituzionale, avrebbe potuto candidarsi a sindaco ma gli impegni professionali glielo hanno impedito. Sarà nella squadra di governo, nel ruolo che lui vorrà

Se un giorno decidessi di salutare la politica, cosa faresti?

Dopo la parentesi regionale, ho ripreso a lavorare a pieno ritmo. Con un amico ho dato vita ad una cooperativa sociale con sede a Vercelli, che ogni anno cresce poco alla volta. È un progetto che seguirò sempre, perché aiutare disabili e persone in difficoltà sarà sempre nel mio DNA.

Sei credente?

Bella domanda... Per anni sono stato molto poco credente, ora sicuramente di più. Forse non credo in toto in certe sfaccettature della chiesa, a Roma però ho incontrato personaggi del mondo Vaticano dotati di straordinarie capacità, come don Dario Viganò. Fossero tutti come lui...

Senti cosa pensi del fatto che a Vercelli ci siano dei personaggi che danno la sensazione che tutto ruoti attorno a loro. L'avvocato Dario Casalini, ieri, Nando Lombardi, oggi.

Non ho mai conosciuto Casalini, conosco bene Nando Lombardi. I detrattori dicono che alcuni mondi come l'Ascom accentrino tutto intorno a loro senza consenso. Personalmente considero queste affermazioni nefandezze. Lo stesso avviene a Borgosesia e in tutte le realtà locali. Chi fa, e tanto, alla fine ha sempre tante critiche mentre chi approva è spesso silente. Io preferisco la politica del fare, nel mondo del lavoro e nella vita.

Non ti voglio chiedere nulla sulle imminenti amministrative. Ma vorrei che tu mi rispondessi a questa domanda. Allora, ho saputo che una brava famiglia di tunisini ha deciso di lasciare l'Italia. Hanno paura del clima che si sta respirando (ne ho paura anche io, lo sai). Li conosco da anni, due genitori veramente d'oro, attenti all'educazione dei figli, due lavoratori apprezzati. Cosa diresti loro?

Direi loro che si stanno sbagliando. Io non vedo un clima d'odio ma finalmente regole certe e maggiore chiarezza. Da sindaco sai cosa mi succede sempre di più? Che i rappresentanti di alcune comunità prendano le distanze e segnalino determinati casi ai servizi sociali. Questa è la vera integrazione.

C'è una parola che ripeti spesso: passione.

È vero: metto passione in tutto ciò che faccio. La sanità per la quale tutt'ora combatto, ma anche la TV, non sapevo niente di Rai, ora ne sono diventato mio malgrado un esperto, studiando le curve e i dati di share che ogni giorno la commissione fornisce. Due settimane fa ho avuto uno scontro epico con Freccero, quando gli ho fatto notare che alcuni palinsesti non andavano bene mi ha tacciato di essere un provocatore. Adesso, però, si sta andando verso la chiusura di Popolo sovrano, il che sta a significare che non avev tutti i torti.

Il tuo difetto più grande.

Sono permaloso. A volte permalosissimo.

Ti dovessero dire, o fai il parlamentare o fai il sindaco, scegli, cosa risponderesti?

Il sindaco tutta la vita ma questa volta di Vercelli.

Cosa conta di più nella vita?

Conta la lealtà. Non può esserci nessuno che potrà mai dire che ho tradito una promessa o un impegno nella vita o in politica. Allo stesso modo chi sbaglia ripetutamente o tradisce non fa più parte della mia vita.

Remo Bassini

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