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Arte e Cultura | 18 marzo 2019, 22:08

Il Magellano di Barbera diventa dramma teatrale

INTANTO IL ROMANZO E' STATO TRADOTTO IN PORTOGHESE - INTERVISTA ALL'AUTORE

Il Magellano di Barbera diventa dramma teatrale

Presentato il 12 marzo scorso all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, il romanzo Magellano (Castelvecchi) di Gianluca Barbera si appresta, il mese prossimo, a uscire in traduzione portoghese e in libretto per il teatro. La versione in lusitano, per Editorial Presença, è l’occasione per il narratore reggiano (ma ormai senese d’adozione) di ‘annusare’ un po' dell’aria che si respira nell’opera, come egli stesso afferma, contento del fatto che il libro venga pubblicato a breve anche in altri Paesi, primo tra tutti il Brasile, fra le terre toccate dalla spedizione di un esploratore che, proprio a sud dell’attuale Rio de la Plata, faticò a convincere l'equipaggio a riprendere il viaggio, dopo che i cieli turchesi e il caldo abbraccio delle donne indigene avevano messo a dura prova la disciplina a bordo delle tre navi.

Chissà se Barbera, magari con il testo in spagnolo o in inglese, arriverà a presentarlo in quelle zone impervie che resero epico l’intero viaggio: “Credo che il culmine dell’impresa - precisa l’autore - sia stata la traversata del Pacifico, mare vastissimo e all’epoca sconosciuto, mai solcato prima da nave europea. Una sfida paragonabile alle conquiste di Alessandro Magno o di Gengis Khan. Una sorta di linea d’ombra collettiva”.

In attesa che venga presentato anche a Vercelli - come fatto per i precedenti volumi di Barbera - Magellano transita ora dal romanzo al dramma: “Io mi sono occupato della riduzione teatrale dell'opera. Luca Garlaschelli, ispiratore dell'iniziativa e grande contrabbassista di formazione jazz, nonché assiduo collaboratore degli spettacoli di Moni Ovadia, ha composto le musiche e si è occupato degli allestimenti. A Cochi Ponzoni spetterà prestare la voce ai numerosi personaggi del romanzo. La prima sarà al teatro No'hma di Milano ad aprile. A seguire, repliche un po' in tutta Italia”. Ma, prima di aprile, c’è ancora qualche scampolo di marzo, soprattutto per la parte per così dire istituzionale: “Mi fa piacere – continua Gianluca – essere nella terna finalista del Premio Costa Smeralda, insieme all'inglese Ian McGuire e al francese Sébastien Laurier, un premio cui tengo molto, in quanto dedicato alla letteratura di mare. Da sempre sono sensibile al richiamo del mare. E poi naturalmente la candidatura allo Strega, grato ad Arnaldo Colasanti che ha deciso di sostenerla. Qualche giorno fa mi ha detto: ‘Tu scrivi come se il mondo stesse per finire, o fosse ancora dominato da forze primordiali’. Ho risposto: ‘Perché, non è così?’. Ci siamo fatti una grossa risata. Ma ora basta parlare di premi. O finirò per diventarmi antipatico”.

Dai premi si rischia di passare in fretta all’ebbrezza del successo: “Sono abituato a tenere i piedi per terra. Mi rifaccio a un paio di principi ispirati allo stoicismo: se vuoi essere in pace con te stesso, preoccupati solo di ciò che pensi, di ciò che dici, di ciò che fai. Se darai troppo peso alle opinioni altrui sarai sempre in balia di forze esterne. Il successo di uno scrittore dipende dal giudizio di lettori e critici. Perciò, attenzione: la fortuna può voltarti le spalle in un attimo”. Meglio allora, per Barbera, tornare alla ‘consueta’ occupazione di editore? “Sto per pubblicare un grosso volume sui rapporti tra musica e politica di un autore importante: anche queste sono belle soddisfazioni. Ma sto anche terminando il mio nuovo romanzo, che – e lo dico qui in anteprima per l’amico e collega Remo Bassini – sarà su Marco Polo”.

GUIDO MICHELONE

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