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Attualità | 16 marzo 2019, 11:50

Il sondaggio di opinione non è sinonimo di realtà

QUALCHE RIFLESSIONE IN VISTA DELLE COMUNALI

Il sondaggio di opinione non è sinonimo di realtà

Per quanto ci si affidi a famosi istituti di sondaggi, il punto è che accertare un’opinione non equivale in nessun modo a prevedere un comportamento.

E’ bene precisare che le risposte dipendono da come sono formulate le domande.

Le statistiche rilevano che l’opinione rilevata dai sondaggi può essere: 1) debole, perché non esprime opinioni intense e fortemente sentite in quel momento; 2) volatile, perché un’idea espressa in un momento può cambiare in poche ore; 3) falsa, perché si può inventare una risposta giusto per rispondere; 4) riflessa, perché si può rispondere in funzione della finalità del sondaggio stesso (tradotto: a favore di chi ha commissionato il sondaggio).

I politologi sono pressoché concordi nell’affermare che la sondaggio-dipendenza è “un’auscultazione del fasullo” che allo stesso tempo intrappola e inganna il lettore. Come ha definito l’insigne politologo Giovanni Sartori i sondaggi «sono espressione del potere dei media sul popolo».

Altro dato rilevante è che la maggioranza degli intervistati non sa quasi nulla delle questioni a loro sottoposte. I sondaggisti si limitano a chiedere al loro quidam, al loro chiunque sia, “cosa pensi di questo?”, senza accertare cosa ne sa e se, per caso, ne sa qualcosa. Commissionare, per esempio, a un istituto di sondaggi una previsione sul probabile futuro sindaco della città ben due mesi e mezzo prima delle elezioni è da suicidio, sia in ordine economico, sia soprattutto per la futura corrispondenza con la realtà. Che non si sa.

Dal momento dell’incarico a tale “indagine” non si conosce né chi saranno tutti gli effettivi candidati, né i partiti e/o le liste civiche che li appoggeranno, né i programmi politici, né soprattutto il sentimento della libertà che accompagnerà l’elettore in cabina elettorale nel più alto momento democratico di potere, quello del voto.

Sì, proprio così, “potere” che i nostri Costituenti hanno fissato all’unanimità e con orgoglio nell’art. 1 della nostra Suprema legge: «La sovranità appartiene al popolo». Non alle previsioni dei sondaggisti.

Pierluigi Lamolea

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