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Attualità | 14 marzo 2019, 00:43

«Vuoi un quadro? Parlami di te»

INFO-INTERVISTE - NEL CAOS CREATIVO DI GRETA MOLINARI, PITTRICE

Greta Molinari e alcune sue opere

Greta Molinari e alcune sue opere

E’ alta, bella, stravagante e anticonformista, ma con eleganza. Porta i dread come io porterei una Gucci e ha gli occhi vispi di una gazzella. La stessa dolcezza, unita ad un’anima profonda e salda, nonostante il caos creativo da cui è pervasa.

Si chiama Greta Molinari e ha 24 anni. Oggi come oggi è una delle poche artiste emergenti davvero degne di nota presenti sul nostro territorio. Chiamarla “emergente” causerà la mia scomunica, ma credo potrà perdonarmi. Odia gli stereotipi e le definizioni, nasce e cresce libera anche grazie ad una madre che non l’ha mai castrata in nulla. “In genere le madri non vogliono che i figli si sporchino mentre colorano, oppure si lamentano perché fanno confusione spargendo i colori. Mia madre mi liberava il tavolo, mi dava i fogli e i colori da usare con le mani. Sono stata fortunata in questo, anche se, allora, non conoscevo ancora il mio percorso”.


Studia per diventare grafico pubblicitario, ma non le piace. Si troverà a cambiare e scegliere tra la Scuola Comics di Torino, la Facoltà di Criminologia Forense e quella di Scienze Naturali. Dagli Appennini alle Ande, ma la capisco. Opta per Scuola Comics “Era di impostazione non classica. Gli esami avevano date elastiche che seguivano i miei ritmi. La scuola me la sono pagata da sola, sai? Non perché non avessi chi me la pagava, ma siccome l’aver cambiato scuola era un mio capriccio volevo prendermene la responsabilità”. Così inizia a frequentare il triennio di Illustrazione. Studia, impara, ma ha sempre qualche paletto che le sbarra la strada “la rigidità della consegna mi toglieva moltissima creatività. Così come i limiti imposti dallo studio della tecnica. Io mi sono sempre sentita libera di creare seguendo un mio flusso personale. Dovermi fermare per seguire delle regole mi mandava fuori strada”. Fortunatamente su quella strada si trova a passare un professore che si ferma e la comprende, la lascia sperimentare. Lascia che liberi la creatività. In quella stessa scuola adesso anche lei insegna e cerca di trasmettere ai sui allievi la libertà di creazione e il caos creativo che, a volte, alberga in molti di noi. E che, comunque, dovrebbe albergare in chi sceglie la strada dell’arte.


“Attualmente sperimento molto e mixo varie tecniche. Ho iniziato con le matite, ovviamente reiterando i tratti e calcando pesantemente. Erano strumenti che non avevo mai preso in considerazione, poi ho cambiato il modo di guardarle” Ora le associa all’acrilico e ai colori ad olio “Amo l’odore dell’olio di lino, quando posso infilo colori ad olio dappertutto”. Usa la foglia oro in maniera dissacrante “La appiccico con la colla. Mi piace l’effetto. E poi, perché no?”. Così come le stampe che troviamo in alcuni dipinti. “Le ho stampate tempo fa. Era il mio periodo della stampa immagini. Trovavo immagini che mi piacessero e le stampavo. Ad un certo punto me ne sono ricordata, sono tornate utili e ne ho fatto dei collages. Ad esempio adesso tengo le pietre gessose profumate. Quando le rompo e si sgretolano si trasformano in una texture molto interessante che quasi sicuramente inserirò nei miei quadri. Perché comincio ad aver bisogno di sentire i quadri che creo. Devo toccarli e devono avere una presenza. Ma non ho ancora deciso quando”.


Le porgo la domanda fatale e cioè in che modo si pone nei confronti della committenza. Distoglie lo sguardo, si accende una sigaretta. Accarezza il mio gatto che, nel frattempo, le è saltato in braccio. Alza gli occhi “Sai, il processo di creazione nasce molto prima del quadro. Spesso lavoro su progetti che vedranno la luce tra qualche mese e nemmeno lo so. Non c’è solo il quadro, i colori, la tecnica. C’è il cuore, c’è l’anima, c’è la ricerca. Ci sono io. In ogni mia creazione. Ci sono io che non sarò mai più uguale a quel momento, mai. Se mi chiedi un quadro devi pensare a questa cosa, devi andare oltre. Non puoi chiedermi un quadro e basta, io devo sapere cosa dipingere e per saperlo tu mi devi raccontare tutto. Devi farmi entrare, così come io vi permetto di entrare in me osservando i miei quadri. Perché quella sono io che parlo eh. Mica un altro. Perché posso parlare solo di cose che conosco ed inevitabilmente parlo di me. Se si vuole che io parli di altri quegli altri si devono raccontare. Sennò il quadro non vedrà mai la luce”.


Che dire. Andate a trovarla su Facebook sulla sua Pagina: Touché Artisanat



Cristiana Folin

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