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Cronaca | 27 febbraio 2019, 14:55

Tangenti e minacce all'incolumità del sindaco

I RETROSCENA DELL'INDAGINE CHE HA PORTATO IN CARCERE IL COMANDANTE DELLA MUNICIPALE DI BORGO D'ALE

Tangenti e minacce all'incolumità del sindaco

E' l'autunno del 2017 quando una ragazzina di 13 anni, cadendo per il malfunzionamento di una giostra in un luna park di Leganano, si frattura una gamba e deve essere sottoposta a un impegnativo intervento chirurgico. Le indagini di routine che vengono avviate dall'Asl conducono a Borgo d'Ale, comune dal quale risulta essere stata rilasciata l'autorizzazione di esercizio alla giostra. Solo che il sindaco del paese, sul cui tavolo arriva la richiesta di documentazione, ha molte difficoltà a rintracciare gli atti. Preoccupato da una situazione anomala, il primo cittadino Pier Mauro Andorno si rivolge ai carabinieri della stazione di Cigliano e, da qui, partono i primi controlli che porteranno i militari dell'Arma, nel giro di un anno, a scoperchiare un vasto giro di illegalità diffusa.

Il "sistema Borgo d'Ale" come è stato ribattezzato dal pubblico ministero Davide Pretti che ha coordinato le indagini, ruota attorno al comandante della Polizia locale, Mauro Ferraris. Sarebbe lui, secondo le accuse, ad aver creato una procedura parallela per il rilascio delle autorizzazioni di esercizio (senza le quali le giostre e le attrazioni di qualsiasi genere non possono funzionare). Dietro il pagamento di una tangente, il funzionario riasciava la placchetta autorizzativa che permetteva di far funzionare strutture - a volte anche di grandi dimensioni come autoscontri, catene e persino ruote panoramiche - senza che nessuno ne avesse verificati i requisiti previsti dalla legge. In giro per l'Italia, insomma, circolerebbero migiaia di giostre e giochi potenzialmente pericolosi per gli utenti, dal momento che nessuno ne ha verificati i requisiti.

A svolgere le pratiche erano intermediari tecnici che si occupavano di fare da mediatori con i giostrai: predisponevano le istanze, versavano la tangente al Ferraris (in contanti o più spesso attraverso ricariche su carte PostePay) e quest'ultimo emetteva la placchetta. A quel punto la giostra poteva tranquillamente girare per fiere, feste patronali, luna park, localitàdi villeggiatura. Ne sono state sequestrate oltre mille, solo nella giornata di mercoledì. E sono solo quelle autorizzate negli ultimi due anni: nella sua "carriera" il funzionario avrebbe emesso oltre 4500 placche autorizzative. In pratica la quasi totalità delle giostre circolanti in Italia risultava "collaudata" a Borgo d'Ale senza che, in realtà fosse mai stata riunita la competente commissione autorizzativa.

Una vicenda quasi incredibile quella portata alla luce dalle indagini condotte dai carabinieri di Vercelli e spiegata in conferenza stampa dal procuratore Pier Luigi Pianta, dal sostituto Pretti, dal colonnello Andrea Ronchey comandante della Compagnia provinciale e dal colonnello Renato Giraudo, comdandate del Nucleo Investigativo.

"Per ogni tipo di giostra - hanno spiegato - esisteva un vero e proprio tariffario: la media della tangente era di 150 euro, ma si arrivava anche anche a 250 - 300 euro per autorizzazione". Se si moltiplica per le oltre mille autorizzazioni rilasciate nel corso degli ultimi due anni si arriva a cifre da capogiro - centinaia di migliaia di euro.

In un primo momento - in accordo con le forze dell'ordine - il sindaco di Borgo d'Ale aveva sospeso in autotutela le autorizzazioni. Ma il modello Borgo d'Ale era stato "esportato": indagini e sequestri sono in corso a La Cassa, in provincia di Torino (dove risulta indagato un funzionario della polizia municipale) e Montesilvano, in Abruzzo.

"A questo punto - ha spiegato il colonnello Ronchey - avendo come prioritario l'obiettivo di salvaguardare la sicurezza degli utenti, siamo passati al sequestro di tutte le giostre interessate".

Già 36 le persone indagate: per sette di loro il Gip Giulia Pravon ha disposto misure cautelari, tra cui l'arresto per il comandante Ferraris che, in alcune intercettazioni, avrebbe utilizzato espressioni di concreta minaccia nei confronti del sindaco di Borgo d'Ale. L'indagine è ancora ben lontana dall'essere conclusa: nel filone principale dell’indagine, agli indagati sono contestate, a vario titolo, le accuse di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e peculato. Nel corso delle indagini sono inoltre emerse singole fattispecie riconducibili a reati diversi, quali traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi, furto aggravato, spendita di banconote false.

"La notizia positiva - ha commentato il procuratore Pianta - è che, come spesso avviene in questo territorio, non appena ha avuto il sentore di qualche irregolarità il cittadino si è subito rivolto alle forze dell'ordine. E questo dimostra che il tessuto sociale è attento e rispettoso della legalità".

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