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Fiera in Campo | 22 febbraio 2019, 19:58

Convegno-ribelle: «No ai tagli della nuova Pac»

PAROLE INCORAGGIANTI DAL MINISTRO CENTINAIO OSPITE DELL'ANGA: «GLI AGRICOLTORI NON DEVONO ESSERE GLI UNICI A PAGARE»

L'intervento del ministro Centinaio alla tavola rotonda dell'Anga

L'intervento del ministro Centinaio alla tavola rotonda dell'Anga

«Io sono d'accordo che la Pac debba essere legata all'ambiente, e sono d'accordo che vengano tutelati i consumatori. Ma ambiente e qualità non devono cadere solo sulle... spalle (scusate, stavo per dire una parolaccia) degli agricoltori» dice, sommerso dagli applausi, il ministro di Agricoltura e Turismo Gian Marco Centinaio.

«Ho visto il Commissario europeo Hogan, gli ho parlato. Il taglio che hanno pensato vuol dire abbandonare la Pac» dice ancora. Altri applausi. Convinti. Veri.

Centro fiere di Caresanablot, venerdì 22: c'è il tutto esaurito al convegno promosso quest'anno dall'Anga per Fiera in Campo: “La risicoltura e la Pac: le prospettive del settore”.

La giornata è bella, profuma di primavera, ma sul futuro della prossima Pac - dal 2021 al 2027 - aleggiano nubi nere. O meglio: la scure di tagli, e di una ridistribuzione delle risorse quanto mai discutibile che potrebbero danneggiare risicoltura e mercati. Nubi nere da evitare, però: il messaggio del ministro, a tal proposito, è stato chiaro. E incoraggiante.

«Per adesso – ha detto il ministro – un primo risultato l'abbiamo ottenuto, portando a casa, grazie a Ente Risi, a parlamentari, europarlamentari e pressione delle aziende risicole, la clausola di salvaguardia (che riconosce alla risicoltura italiana il danno che hanno portato le importazioni a dazio zero da Cambogia e Birmania – ndr)».

Da Centinaio sono arrivati anche dei imput. «Prestate estrema importanza alla innovazione tecnologia, alla digitalizzazione, e cercate di capire se ci sono mercati alternativi, penso per esempio a quello cinese».

Una frase di colore, poi (ma il ministro l'ha pronunciata serio serio serio): «Ho un sogno: far vedere e insegnare al mondo come mangiamo noi, in Italia».

Vincenzi Leonucci, direttore dell'area economica di Confagricoltura, aveva in precedenza messo il dita su due piaghe: La nuova Pac prevede meno risorse per gli agricoltori nei cosiddetti pagamenti di base, o quote per ogni ettaro coltivato.

Seconda piaga. «A Bruxelles dicono – ha spiegato Leonucci – che tutto verrà azzerato e che in base ai risultati, che verranno stabiliti grazie a indicatori periodici, verranno modificati i contributi. Ma, in funzione di questi indicatori, chi farà il piano tecnico per l'Italia? Ce ne vorrebbe uno solo, e invece, oggi ne abbiamo uno per Regione».

«Vi inviterei a fare una seria riflessione sulla semina di risi indica. Siamo chiari: noi dobbiamo produrre reddito, così facendo garantiamo lavoro e futuro alle nostre aziende, ma in questo mercato così globalizzato, pur tutelando il made in Italy, dobbiamo pensare in primo luogo a essere competitivi» ha detto a sua volta il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti.

Perché l'Europa procederà a tagliare le quote Pac all'Italia? Per destinare risorse ai paesi dell'Est «ma – ha detto Giansanti – non possono paragonare l'agricoltura italiana con quella bulgara o rumena, sono due mondi lontani, troppo diversi. Ci paragonino, semmai, ai francesi, ai tedeschi».

Un convegno-ribellione, insomma, di questa edizione di Anga-Fiera in Campo «perché la ridistribuzione delle risorse va contro gli interessi della risicoltura italiana».

rb

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