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Politica | 12 febbraio 2019, 10:30

Senza la Tav l'Italia è un'isola

INCONTRO ALL'EX 18 PROMOSSO DAL PD CON IL PRESIDENTE CHIAMPARINO (E LE SPIEGAZIONI DI DANIELE PEILA)

Senza la Tav l'Italia è un'isola

«Il nostro Sì alla Tav è un Sì apripista ad altri Sì: ad altre infrastrutture (ferrovie locali), all'innovazione rivolta ai giovani, alla vocazione turistica culturale della nostra regione e di Vercelli (si pensi alle celebrazioni per il Sant'Andrea o alla Magna Charta), a una sanità di territorio, più vicina alla gente, soprattutto le persone più in difficoltà».

È l'ex sottosegretario Luigi Bobba che parla. Siamo allo spazio per l'arte contemporanea all'Ex 18, sopra il nuovo ristorante Diqui, e c'è il pienone per il presidente Sergio Chiamparino che (introdotto dal consigliere regionale Gabriele Molinari e dai saluti del sindaco Maura Forte) presenta il libro, scritto a quattro mani con Fassino: “Tav, perché sì”.

Moderatore, il giornalista Fabrizio Finocchi. In prima fila c'è il giovane segretario del Pd, Michele Gaietta. È tempo di scaldare i motori per le imminenti elezioni, per lui.

Prima di Chiamparino prende la parola Daniele Peila, consigliere comunale ed esponnete del Pd (vicino a Bobba). Stavolta, però, Peila parla in qualità di ingegnere esperto di gallerie, e di docente universitario.

Fa vedere una prima slide e dice: «Le gallerie le fanno gli operai, che sono orgogliosi di farle e completarle».

Poi. «L'Italia... è un'isola, perché valicare le montagne è più difficile che attraversare un braccio di mare. Senza Tav, insomma, la Pianura Padana rischia l'isolamento».

«Le gallerie – prosegue Peila – non danneggiano la valle, semmai il contrario: è dal 1479, quando fu costruita la prima galleria, che vengono costruite proprio per salvare il territorio alpino. Guardate la Svizzera, e le sue gallerie. Le valli non sono inquinate. Dovunque, in Europa, si costruiscono opere come la Tav, ma solo in Italia c'è una protesta immotivata. Ricordiamoci che la Tav sottrarrebbe dalle strade un milione di Tir all'anno. Ci sarebbero meno incidenti, meno inquinamento, meno morti».

«Nel 1857 si dibatteva se scavare o meno la galleria del Frejus. Le motivazioni di chi era contrario allora sono le stesse motivazioni di chi è contrario oggi alla Tav» esordisce Sergio Chiamparino.

Impensabile e senza senso, per il presidente, una sospensione della Tav: «Perderemmo i fondi europei, ci sarebbe da affrontare una grande bonifica. È una balla colossale che la Tav costa 20 miliardi. Costa 1 miliardo e 7 per il tratto da Torino a Susa, costa 3 milioni la parte di tunnel italiana».

«Ma ci rendiamo conto – dice ancora – che stiamo parlando di sostituire un treno e di una percorrenza del 1871 che vanno sostituiti soprattutto per motivi di sicurezza? Quello che nel 1871 era moderno oggi non lo è più».

«Se si sospende la Tav – è la conclusione di Chiamparino – si tradisce lo spirito del Piemonte che è uno spirito di apertura all'Europa».

Remo Bassini

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