/ Cronaca

Cronaca | 11 febbraio 2019, 09:02

Caro papà, mi hai insegnato che la vita è come un quadro

ROBERTA LE ROSE RICORDA IL PAPA' MARIO, SCOMPARSO NEI GIORNI SCORSI

Mario Le Rose

Mario Le Rose

Un toccante ricordo di Mario Le Rose, scritto dalla figlia Roberta. Da leggere, perché commuove (rb).

Non sono brava a fare discorsi in pubblico.
Nemmeno tu lo eri. Non sapevi parlare alla gente ma sapevi parlare con la gente. Apparivi subito simpatico, affabile, scherzoso, alla mano. Per fortuna ho ereditato la tua ironia e la tua autoironia e le coltiverò entrambe con cura.
Sono certa che se potessi diresti già a tutti di piantarla lì con tutte ste lacrime e ste frasi di circostanza e lo diresti in dialetto, nel tuo dialetto che amavi tanto.
Ti ho messo tre pennelli in tasca, ma sicuramente anche quelli non andranno bene: uno magari sbava, uno non è quello adatto per una buona pennellata e anche queste cose me le diresti subito perchè tu eri diretto, schietto, sincero, ecco perchè quelle volte che facevi un complimento ero certa che non ci fosse nulla di studiato, ma veniva profondamente dal cuore senza filtri. E sono quelli i complimenti che hanno più valore.
Mi hai insegnato la disponibilità, verso tutti. Non eri capace a dire di no a nessuno. Quando ti chiamavo e ti dicevo che avevo bisogno una cosa non mi lasciavi nemmeno il tempo di finire la frase, eri già in macchina, eri già da me. Adesso che so che quando morirò ci sarai tu ad aspettarmi non ho nessuna paura perchè non avrei potuto desiderare padre più protettivo. Avresti fatto da scudo senza pensarci un secondo per proteggermi. Prima venivano gli altri, la tua famiglia. Anche l'ultimo giorno "da sveglio", con un filo di voce, appena sono entrata in stanza mi hai subito chiesto come stavano i bambini e se erano rientrati a scuola dopo l'influenza.
Eri un artista ma volevi che tutto fosse organizzato, programmato, a posto. Te lo dicevo sempre: stai tranquillo, è tutto a posto. E prima di andartene hai voluto che tutto fosse a posto. Hai aspettato che alla mamma passasse la febbre, hai scelto il sabato così la domenica non avevamo problemi col lavoro e con la scuola per organizzare tutto, hai scelto la settimana del compleanno della tua Vittoria così arriverai in tempo per la festa di giovedi. Anzi arriverai anche in anticipo. Come sempre. Non sei mai stato in ritardo. Stai tranquillo è tutto a posto.
Eri un grande osservatore. Tu amavi definirti così. Anche in ospedale mi chiamavi vicino e mi facevi notare come gli oggetti proiettavano delle ombre di forme particolari sul pavimento bianco. Mi ricordo quando uscivamo la domenica e tu anche se ero piccola mi dicevi di smetterla di guardare solo a terra, mi dicevi di guardare oltre, di alzare la testa, di osservare i dipinti sulle facciate delle case, le lavorazioni in ferro battutto dei portoni, le finestre, i tramonti, le nuvole. Mi hai insegnato a guardare oltre. Oltre le vie principali, nei vicoli della tua Vercelli, dentro alle chiese, nei particolari. Oltre.
Mi hai insegnato che la vita è come un quadro. Se vuoi capire il quadro lo devi guardare con un pò di distacco, un pò da lontano, ma se vuoi capire l'artista allora devi guardare le sue pennellate, da vicino, più da vicino.
Ti prometto che finchè non ti ritrovo mi impegnerò a dare un senso ad ogni minima singola pennellata della mia vita.

ROBERTA LE ROSE

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore