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Attualità | 19 gennaio 2019, 14:20

La Costituzione (4.a parte): l'Ordinamento della Repubblica

«IL MONDO E' COSI' BELLO... LA POLITICA NON E' UNA PIACEVOLE COSA. PERO' LA LIBERTA' E' COME L'ARIA: CI SI ACCORGE DI QUANTO VALE QUANDO VIENE A MANCARE» (PIERO CALAMANDREI)

La Costituzione (4.a parte): l'Ordinamento della Repubblica

L’Ordinamento della Repubblica è la “parte seconda” della Costituzione e si occupa dell’organizzazione delle Istituzioni dello Stato Italiano. Nel corso degli anni è stata modificata in più parti e la riforma più corposa è intervenuta nel 2001 con la ridefinizione dei rapporti tra Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato.


Titolo I, Il Parlamento, Sezione I: Le Camere (artt. 55-69). Sezione II: La formazione delle leggi (artt. 70-82)


Il Parlamento si compone da due rami: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Entrambi hanno le stesse funzioni e attribuzioni (bicameralismo perfetto). La Camera dei deputati è composta da 630 deputati: per votare bisogna aver compiuto 18 anni e per essere eletti bisogna avere 25 anni. La sede della Camera è Palazzo Montecitorio, a Roma.

Il Senato è composto da 315 senatori elettivi (più di diritto gli ex presidenti della Repubblica e 5 senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica): per votare bisogna avere 25 anni e per essere eletti 40 anni. La sede del Senato è Palazzo Madama, a Roma.

La funzione legislativa, ossia il potere di creare le leggi, è esercitata dalle due Camere del Parlamento.

Ciascuna Camera ha un regolamento, un presidente e un ufficio di presidenza; i parlamentari si suddividono in gruppi politici (ciascun regolamento interno stabilisce il numero minimo) e i rimanenti si iscrivono al gruppo misto.

Il lavoro delle Camere viene svolto sia in assemblea (in cui sono presenti tutti i senatori e i deputati), sia nelle commissioni permanenti, ciascuna competente in una specifica materia. Il lavoro in assemblea viene svolto durante le sedute, nelle quali per essere valida una deliberazione è necessaria la maggioranza. Le votazioni avvengono con scrutinio palese (voto elettronico), oppure in alcuni casi con scrutinio segreto.

L’iter legislativo ha diversi passaggi. L’iniziativa legislativa è la fase con cui viene proposto un progetto per una legge; se è proposto dal Governo si chiama “disegno di legge”, se è proposto da ciascun membro delle Camere si chiama “proposta di legge”. L’approvazione è la fase in cui la Camera dei deputati e il Senato approvano lo stesso testo di legge. La promulgazione è la fase in cui il Presidente della Repubblica dichiara (in termine tecnico promulga) che la legge è stata approvata dalle due Camere ed entro un mese ne ordina la pubblicazione e l’osservanza. Le leggi vengono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale ed entrano in vigore, cioè diventano valide e obbligatorie per tutti i cittadini, dopo 15 giorni dalla loro pubblicazione.

Anche il popolo può intervenire sulla funzione legislativa: 50 mila elettori possono presentare una proposta di legge e 500 mila elettori possono chiedere un referendum per abrogare, anche in parte, una legge.

In determinate circostanze  il Parlamento si riunisce in seduta comune, sotto la presidenza del Presidente della Camera per eleggere il Presidente della Repubblica, per il giuramento del Capo dello Stato, per la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica, per eleggere 5 membri del Consiglio Superiore della Magistratura e per eleggere 5 membri della Corte Costituzionale.

I deputati e i senatori sono eletti per 5 anni ed esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato.

Nell'esercizio delle loro funzioni i parlamentari godono di alcune immunità, quali l’insindacabilità delle opinioni espresse e di alcune garanzie penali.

Titolo II, Il Presidente della Repubblica (83-91)

Il Presidente della Repubblica è la più alta carica dello Stato e rappresenta l'unità nazionale.

E’ eletto dal Parlamento in seduta comune con l'aggiunta di delegati regionali. L'elezione avviene mediante voto segreto, proprio per consentire agli elettori di votare in modo più libero e autonomo rispetto alle indicazioni dei partiti di appartenenza. Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino o cittadina in possesso della cittadinanza italiana, che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici.

Una volta eletto il Presidente della Repubblica resta in carica per sette anni (settennato) e può essere rieletto.

La sede della Presidenza della Repubblica è il palazzo del Quirinale, a Roma.

Nel caso in cui il capo dello Stato per un breve periodo sia impossibilitato a svolgere le proprie funzioni il suo compito è esercitato, come supplente, dal Presidente del Senato che acquista la carica automaticamente.

Il Presidente della Repubblica ha precise funzioni che svolge nell'ambito dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

In relazione al potere legislativo: indice le elezioni delle nuove Camere e fissa la prima riunione, nomina cinque senatori a vita (tra i cittadini che hanno raggiunto grandi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario), promulga le leggi, autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge governativi, invia messaggi alle Camere, può sciogliere anticipatamente le Camere e indice i referendum popolari.

In relazione al potere esecutivo: nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i singoli ministri, nomina i funzionari dello Stato, ratifica i trattati internazionali, riceve e accredita i rappresentanti diplomatici, conferisce le onorificenze, ha il comando delle Forze Armate, presiede il Consiglio supremo di difesa e dichiara lo stato di guerra (deliberato dalle Camere).

In relazione al potere giudiziario: presiede il Consiglio superiore della magistratura (CSM), nomina 5 giudici della Corte costituzionale, concede la grazia e può modificare le pene.

Il capo dello Stato non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione (reati questi non presenti nel codice penale) ed è immune di fronte agli altri poteri dello Stato: nessuno può togliergli la fiducia o può obbligarlo alle dimissioni. Diversa è la responsabilità penale che è personale anche per la più alta carica dello Stato: se compie reati al di fuori delle proprie funzioni viene processato come un qualsiasi cittadino.

Titolo III, Il Governo, Sezione I: Il Consiglio dei ministri (artt. 92-96); Sezione II: La Pubblica Amministrazione (artt.96-98); Sezione III: Gli organi ausiliari - Cnel, Consiglio di Stato e Corte dei conti - (artt. 99-100)

È l’organo dello Stato che esercita il potere esecutivo. Secondo la Costituzione «il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri». I ministri sono a capo di specifici settori dell’amministrazione statale, chiamati ministeri.

La sede della Presidenza del Consiglio è Palazzo Chigi, a Roma.

Il procedimento per la formazione del Governo è regolato solo in parte dalla Costituzione. Nella prassi la sua formazione si compie mediante un articolato processo ed è strutturato in alcune fasi: 1) Consultazioni. Il Presidente della Repubblica prima di conferire l’incarico a colui che diventerà il nuovo Presidente del Consiglio convoca i segretari dei partiti, i presidenti dei gruppi parlamentari, gli ex Presidenti della Repubblica e i presidenti delle Camere, al fine di sondare il consenso -che deve essere il più ampio possibile- di cui godrà la persona da incaricare e di verificare l’esistenza della maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento; 2) Conferimento dell’incarico di formare il nuovo Governo. Alla fine delle consultazioni il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico di formare il nuovo Governo alla persona che ritiene più idonea. Chi riceve tale incarico (Presidente del Consiglio incaricato) lo accetta “con riserva”, ovvero si riserva di accertare la possibilità di trovare l’accordo necessario tra i partiti che intende riunire nella coalizione, concordando il programma del nuovo Governo e la lista dei ministri. Se il tentativo di costituire una maggioranza parlamentare riesce, si reca dal Presidente della Repubblica per “sciogliere la riserva”, accettare la nomina a Presidente del Consiglio e proporre la lista dei ministri; 3) Nomina del Presidente del Consiglio e dei ministri. Il Presidente della Repubblica procede alla nomina del Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri; 4) Giuramento e fiducia. Una volta nominati, i membri del Governo giurano nelle mani del Presidente della Repubblica di «essere fedeli alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le funzioni nell’interesse esclusivo della nazione».

Per entrare nel pieno possesso dei poteri il Governo deve avere la fiducia di ciascuna delle due Camere davanti alle quali si presenta per esporre il suo programma entro dieci giorni dal giuramento. Concluso il dibattito le Camere votano per appello nominale.

Il rapporto di fiducia al Governo può essere messo in discussione in qualsiasi momento da almeno un decimo dei deputati e senatori con la presentazione di una mozione di sfiducia. Anche il Governo di propria iniziativa può chiedere di verificare la maggioranza che lo sostiene, chiedendo la “questione di fiducia” sull’approvazione di proposte che ritiene essenziali per la sua azione. L’approvazione del voto di sfiducia, che fa venir meno il rapporto fiduciario con le Camere, obbliga il Governo a dimettersi.

Il Governo, in casi di necessità e urgenza, può emanare i “decreti legge” che sono norme immediatamente esecutive, dal momento della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma provvisorie perché devono essere convertite in legge, pena invalidità, entro 60 giorni; può anche emanare i “decreti legislativi” che sono provvedimenti emanati dal Parlamento che delega il Governo a regolare una determinata materia nei particolari.

Gli organi ausiliari, in aiuto ai compiti del Parlamento e del Governo, sono: il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (in campo economico e sociale), il Consiglio di Stato (consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione) e la Corte dei conti (controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo e successivo sulla gestione del bilancio dello Stato).

Titolo IV: la Magistratura, Sezione I: Ordinamento giurisdizionale (artt. 101-110); Sezione II: Norme sulla giurisdizione (artt. 111-113)

La giustizia è amministrata in nome del popolo e i giudici sono soggetti soltanto alla legge.

La funzione giudiziaria è esercitata dalla magistratura, in modo autonomo e indipendente dagli altri poteri statali (legislativo ed esecutivo) ed è formata da magistrati ordinari nominati dopo un pubblico concorso.

I magistrati si occupano di giustizia civile, penale, amministrativa, contabile, carceraria e militare e hanno il compito di applicare in modo concreto e corretto la legge.
Per garantire il rispetto di questa essenziale norma costituzionale, gli incarichi, i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari riguardanti i magistrati spettano esclusivamente al Consiglio superiore della magistratura (organo di “autogoverno”).

La legge regola e tutela il “giusto processo” con precisi principi fondamentali: terzietà e imparzialità del giudice, rispetto della parità tra accusa e difesa, corretto «contraddittorio» tra le parti e ragionevole durata del processo.

Il nostro ordinamento costituzionale stabilisce che il pubblico ministero ha sempre l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Titolo V: Le Regioni, le Province, i Comuni (artt.114-133)

Roma è la capitale d’Italia.

La Repubblica è formata dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I primi quattro sono enti territoriali autonomi dotati di propri statuti, poteri e funzioni secondo precise direttive fissate dalla Costituzione. Gli enti territoriali sono dotati di autonomia normativa (statutaria e regolamentare), amministrativa e finanziaria, mentre le Regioni hanno anche il potere di fare le leggi su precise materie.

La ripartizione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni è definita dalla Costituzione che ha elencato sia le materie di competenza esclusiva dello Stato, sia le materie di competenza regionale (chiamata “legislazione concorrente”)

Le funzioni amministrative spettano in via generale ai Comuni.

Titolo VI: le Garanzie costituzionali: Sezione I: la Corte costituzionale (artt. 134-137); Sezione II: Revisione della Costituzione e Leggi costituzionali (artt. 138-139). 

Il sistema italiano di giustizia costituzionale è basato su un modello accentrato, il cui controllo sulla compatibilità delle leggi con la Costituzione spetta alla Corte costituzionale.

E’ composta da 15 giudici che durano in carica nove anni e non possono essere di nuovo nominati. Cinque giudici sono eletti dal Parlamento in seduta comune, cinque sono eletti delle tre magistrature superiori (Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei conti) e cinque sono nominati dal Presidente della Repubblica.

La Corte giudica: sulle controversie riguardo la legittimità costituzionale delle leggi dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra i poteri dello Stato e delle Regioni e tra i poteri delle Regioni; sulle accuse per alto tradimento e attentato alla Costituzione mosse contro il Presidente della Repubblica e in questo caso la Corte è integrata da sedici cittadini che devono avere precisi requisiti; sull’ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo delle leggi.

Quando la Corte dichiara che una norma di legge (o di «atto avente forza di legge») è incostituzionale, la norma non è più «efficace» e non può più essere applicata dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. Le decisioni della Corte non sono impugnabili.

La sede della Corte costituzionale è Palazzo della Consulta, a Roma.

La forma repubblicana del nostro Stato non può essere cambiata.

La Costituzione può essere però modificata. I costituenti nel 1946 sono stati lungimiranti e saggi perché hanno previsto che se il mondo cambia con esso può cambiare anche la costituzione.

Se viene effettuata qualche modifica la procedura con cui si attua è più complessa rispetto a quella riservata alle leggi ordinarie, e per cambiarla ci deve essere l’approvazione della maggioranza assoluta dei deputati e dei senatori. La legge, che si chiama “di revisione”, deve essere votata dalla Camera e dal Senato per due volte a distanza di tre mesi.

Se entro trenta giorni dalla pubblicazione della legge (approvata con la maggioranza assoluta), un quinto dei deputati o dei senatori o cinque Consigli regionali o 500.000 elettori chiedano il referendum, il popolo è chiamato a votare e dire la sua su quella legge, attraverso il referendum popolare. In questo caso la legge modificata potrà essere promulgata soltanto se è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Nel caso in cui la legge sia stata approvata, in seconda votazione da ciascuna Camera, a maggioranza dei due terzi (quorum più alto), il referendum non può essere richiesto e la modifica viene subito promulgata e pubblicata.


E’ degno di attenzione un prezioso stralcio del discorso che il giurista e politico Piero Calamandrei, uno dei padri della Carta, rivolse agli studenti dell’Università Cattolica di Milano nel gennaio del 1955 e che ancora oggi, dopo oltre 60 anni, ha viva linfa: «Il mondo è così bello, ci sono tante cose belle da vedere, da godere, oltre che occuparsi di politica. La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l'aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent'anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, e vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica».

 

 

Pierluigi Lamolea

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