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Attualità | 13 gennaio 2019, 10:57

La Costituzione (3.a parte): Diritti e doveri dei cittadini

I COSTITUENTI SCELSERO UN LINGUAGGIO SEMPLICE, ACCESSIBILE A TUTTI, MA AL TEMPO STESSO TECNICAMENTE MOLTO PRECISO

La Costituzione (3.a parte): Diritti e doveri dei cittadini

Nella prima parte della Costituzione avente il titolo di «Diritti e doveri dei cittadini» sono spiegate le regole fondamentali che tutti siamo obbligati a rispettare e a pretendere che siano rispettate da parte di tutti gli altri, sia nei rapporti civili (tra cittadini), sia nei rapporti etico-sociali e sia in quelli economici e politici.

In questa “parte prima” la Costituzione differenzia i diritti di libertà e ne disciplina i limiti al loro esercizio.

Il concetto di “diritto di libertà” ha un duplice aspetto: libertà in senso positivo, come “facoltà di agire” e libertà in senso negativo, come “assenza di costrizione”.

La distinzione dei “diritti e doveri” è di tipo “correlativo”: significa che i confini dei propri diritti sono contigui ai diritti degli altri e per conseguenza ciascuno ha il dovere di rispettare tali delimitazioni.

Ecco il motivo per cui i Costituenti hanno preferito parlare nella struttura in «Titoli» non di diritti, ma di rapporti.

Ai cittadini sono garantiti i diritti individuali di libertà (esercitati da ogni persona) e i diritti collettivi di libertà (esercitati in comune con altre persone).

Nel titolo I dei rapporti civili (artt. 13-28) troviamo la libertà personale, la tutela del domicilio, la libertà e

la segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni, la libertà di circolazione e di soggiorno, la libertà di pacifica riunione, la libertà di associazione, la libertà di religione, la libertà di associazione e di culto, la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di stampa e il diritto di difesa.

Nel titolo II dei rapporti etico-sociali (artt. 29-34) troviamo il diritto alla famiglia, i diritti dei figli e i doveri dei genitori, il diritto alla salute, la libertà di insegnamento e il diritto allo studio.

Nel titolo III dei rapporti economici (artt. 35-47) troviamo il diritto al lavoro, il riconoscimento alla donna lavoratrice degli stessi diritti e delle retribuzioni che spettano all’uomo lavoratore, il diritto all’assistenza sociale e alla previdenza del lavoratore, il riconoscimento dei sindacati, il diritto di sciopero, il diritto all’iniziativa economica privata e il riconoscimento della proprietà privata.

Nel titolo IV dei rapporti politici (artt. 48-54) troviamo il diritto di voto, il riconoscimento dei partiti politici, il diritto di petizione popolare, il diritto di accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive, il dovere di contribuire alla spesa pubblica e il dovere per tutti i cittadini di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato.

E’ utile precisare come i Costituenti a proposito delle libertà ripetano spesso l’aggettivo «inviolabile», per sottolineare sempre che questa, duramente conquistata, non possa mai essere violata e che debba essere sempre rispettata. Stesso comportamento è stato adottato a proposito di diritti: nel testo è spesso usato l’avverbio «liberamente»; tali diritti devono essere esercitati dai cittadini in modo libero e spontaneo, secondo la propria volontà e senza nessuna costrizione.

Degna di ammirazione è la semplicità della lingua italiana usata dai padri costituenti nel redigere il testo fondamentale della nostra Repubblica. Meuccio Ruini, presidente della «Commissione dei 75», nel presentare le linee guida di inizio dei lavori, indicò che la Costituzione avrebbe dovuto essere: “Piana, semplice, comprensibile anche alla gente del popolo”. E così fu. Per tale risultato fu istituito il «Comitato dei 18» con il compito di armonizzare il lavoro prodotto dalle tre sottocommissioni e per rendere di facile comprensione i 139 articoli da presentare all’Assemblea Costituente per la votazione finale.

Un’esemplarità che non è riuscita a costituire un modello per i legislatori successivi, anche quando hanno agito sul testo stesso della Costituzione. La “bibbia laica” degli italiani - come la definiva l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - è un lampante e concreto esempio della possibilità, e soprattutto della volontà, di scrivere testi anche di profondo significato con un linguaggio e un lessico chiaro, ma al tempo stesso tecnicamente molto preciso, e con una sintassi lineare e priva di eccessiva complessità.

Pierluigi Lamolea

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