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Arte e Cultura | domenica 06 gennaio 2019, 16:13

La sfida di Cristina Meschia

LA GIOVANE CANTAUTRICE ABBINA PIEMONTESE E LOMBARDO CON IL JAZZ

Cristina Meschia

Cristina Meschia

Cristina Meschia, ventinove anni da Verbania, è un’interprete e cantautrice affermata, che, in maniera originalissima, sa coniugare alla propria voce jazz le tradizioni folcloriche del Nord Italia, come accadde con il suo nuovo disco Inverna, dove sono presenti anche due pezzi intonati per lunghi anni nelle risaie vercellesi come Bella ciao delle mondine e Senti le rane che cantano. Ad una figura bella, simpatica, preparata, ecco un’intervista esclusiva per Infovercelli 24.

Cristina, il tuo nuovo album Inverna da cosa è composto?

Inverna racchiude le tradizioni lombarde e piemontesi, canti di protesta e contro la guerra (“E L’Era Tardi” di Enzo Jannacci), canti di lavoro (“Bella Ciao delle mondine” e“Povere Filandere”) ma anche canzoni d’amore (“Bell’Uselin” e “Oh Mamma il Muratore”) e la nostalgica ballata “Ghe Ammo Un Quaivun” di Nanni Svampa, con lo scopo di riscoprire ciò che costituisce una parte molto rilevante della cultura della Lombardia e del Piemonte, una fotografia in bianco e nero resa a colori per essere tramandata con rinnovata freschezza, un andirivieni tra epoche, tra Milano e il Lago Maggiore, dove vivo e lavoro.

In Inverna si legge sul retro copertina che i tuoi sono canti di protesta, guerra, lavoro e amore: ma a parte l’amore, c’è ancora spazio per le altre tematiche?

Penso che ci sia sempre di più il bisogno di comunicare altro, oltre l’amore, attraverso la musica. Sempre di più occorrono canzoni e concerti che esprimono il disagio, la povertà, la violenza, le problematiche sociali del nostro periodo.

Come definiresti dunque un lavoro come Inverna rispetto al tuo disco precedente Intra?

Intra, che ho pubblicato nel 2016, è sostanzialmente un disco in dialetto dedicato alla mia terra d’origine un album, tra folk e jazz, tra l’italiano e il dialetto del Verbano Cusio Ossola. Inverna è piuttosto un folk jazz cameristico che studia e si interessa di un territorio molto più vasto rispetto a Intra. Infatti… L’ inverna è un vento, quel vento che va e torna tra Milano e il Lago Maggiore; l’ispirazione arriva dal romanzo “La stanza del Vescovo” dello scrittore di Luino Piero Chiara, quando scrive: “L’inverna è il vento che nella buona stagione si alza ogni giorno dalla Pianura Lombarda e risale il lago per tutta la sua lunghezza”. Ecco, un po’ forse come il viaggio musicale di questo disco.

In entrambi, Intra e Inverna, canti spesso nei dialetti lombardi e piemontesi, ma l’idea di mixare il vernacolo a un folk jazzato (e viceversa) può essere una sfida?

La scelta di abbinare la musica dialettale al jazz è stata una sfida piuttosto stimolante. Anche se sia per Inverna sia per Intra, più che una scelta è stato un incontro. Molto spesso c’è il bisogno di essere collocati in un determinato genere musicale puro. Le cose che mi sento spesso dire sono: “Sei troppo jazz”, “Sei troppo poco folk”, “Ma sei una cantautrice?”, “Ma fai musica popolare? Quindi ? Dove ti mettiamo?… e chi lo sa!

Diventare una musicista di un certo tipo (non da talent show, insomma) cosa significa per te, che dunque proponi album di non facile collocazione come Inverna e Intra?

È una scelta coraggiosa! Ma forse è proprio questo che mi fa continuare per questa strada… cerco di essere coraggiosa. Spero si ritorni alle nostre origini anche musicalmente, per rilanciare l’Italia con prodotti veramente ‘italiani’, che non scimmiottano le grandi industrie internazionali senza apportare contenuti personali.

Cosa stai progettando infine, Cristina, per l’immediato futuro?

Mi piacerebbe recuperare altri tesori nascosti nella nostra musica di cui non sappiamo neanche l’esistenza. Immergere di nuovo le mani nella terra e nei suoni profondi, questo bisognerebbe fare; e ciò richiederebbe uno studio e una preparazione solide, ma soprattutto la capacità di pensare oltre lo stereotipo della musica dialettale. E poi piacerebbe tenere un concerto o un recital nella vostra Vercelli…

Guido Michelone

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