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Attualità | 05 gennaio 2019, 16:05

La Costituzione (2.a parte): i Principi fondamentali

UNA SORTA DI CARTA DI IDENTITA' -NON MODIFICABILE- DELL'ITALIA REPUBBLICANA

La Costituzione (2.a parte): i Principi fondamentali

I primi dodici articoli della Costituzione, chiamati «Principi fondamentali», si potrebbero definire come la carta d’identità dell’Italia. Sono i principi supremi che delineano la struttura e le caratteristiche immutabili dello Stato e non possono essere modificati nel loro contenuto con revisioni costituzionali.

Rappresentano i fondamenti dell’ordinamento e vincolano i parlamentari a legiferare soltanto nell’ambito dei limiti previsti nella Costituzione.

L’articolo 1 stabilisce la natura dell’Italia come «una Repubblica democratica fondata sul lavoro». L’esposizione prescelta fu il risultato di un lungo dibattito tra i costituenti: il lavoro come importanza suprema, a garanzia dell’affermazione di libertà e uguaglianza contenuta nell'attributo «democratica».

L'articolo 2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo. I costituenti intesero confermare la libertà per ogni cittadino di poter fare tutto ciò che vuole avendo come limite soltanto la legge dello Stato.

L'articolo 3 riconosce l'uguaglianza di tutti i cittadini ponendoli in uguale maniera davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. In presenza di ostacoli economici e sociali, la Costituzione impone al legislatore di rimuoverli.

I costituenti con il sostantivo “razza” non volevano sicuramente sostituirsi ai genetisti né soprattutto legittimare i pregiudizi razziali, ma al contrario li volevano condannare. Con quella definizione hanno imposto una sorta di “programma di governo” per una legislazione contro l’odio razziale, poi avvenuta.

L'articolo 4 riconosce il diritto-dovere al lavoro. Tutti i cittadini hanno diritto al lavoro e ognuno ha il dovere di svolgerlo secondo le proprie possibilità e la propria scelta per il progresso materiale o spirituale della società.


L'articolo 5 stabilisce l'unità della Repubblica come «una e indivisibile» e riconosce e promuove le autonomie locali (Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni) per il più ampio decentramento amministrativo dei servizi che dipendono dallo Stato.

L’articolo 6 prescrive che le minoranze linguistiche vengano tutelate con apposite norme.

L’articolo 7 stabilisce che lo Stato italiano e la Chiesa cattolica siano tra loro indipendenti e sovrani e che i loro rapporti siano regolati consensualmente con accordi chiamati «Patti Lateranensi».

L'articolo 8 fissa il principio secondo cui tutte le confessioni religiose sono uguali e libere di fronte alla legge e le religioni diverse da quella cattolica hanno il diritto di organizzarsi con propri statuti che non devono però contrastare con l'ordinamento giuridico italiano.

L’articolo 9 afferma che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. E tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della «Nazione».


L’articolo 10 delinea il principio secondo cui «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» e che la posizione giuridica dello straniero sia regolata dalla legge nel rispetto dei trattati internazionali. Il diritto di asilo deve essere garantito allo straniero a cui sia impedito, al suo paese, l’esercizio delle libertà democratiche. E non lo si può estradare per reati politici.


Con l’articolo 11 “L'Italia ripudia la guerra” e si oppone alla violenza militare per la conquista e l’offesa alla libertà dei popoli. Soltanto in situazioni di gravità eccezionale è consentita la partecipazione dello Stato italiano alle azioni militari come difesa della libertà e dei diritti degli altri popoli, nel rispetto dei vincoli stabiliti dalla Comunità internazionale. Da notare l’utilizzo del verbo ‘ripudia’ che i Costituenti dopo lungo dibattito hanno sostituito rispetto a quello che in principio avrebbe dovuto essere ‘rinuncia’, proprio per sottolineare la più forte ripugnanza morale verso gli orrori della guerra e della violenza che hanno ferito lo spirito democratico durante la seconda guerra mondiale.

L’articolo 12 brevetta «Il tricolore italiano» quale bandiera della Repubblica nei colori verde, bianco e rosso, a tre bande verticali con uguali dimensioni.


Merita la rilettura di una dichiarazione del politico e giurista Pietro Calamandrei del 1955 ma oggi ancora attuale: «La costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo politico che è una malattia dei giovani».

Pierluigi Lamolea

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