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Attualità | 29 dicembre 2018, 17:43

Il 1° gennaio di 70 anni fa entra in vigore la Costituzione

E' IL PRIMO GENNAIO DEL 1948 - LE TENTATE MODIFICHE DI BERLUSCONI E RENZI

Il 1° gennaio di 70 anni fa entra in vigore la Costituzione

E’ il 22 dicembre 1947. L’Italia si prepara a trascorrere un Natale diverso. A più di un anno dall’elezione del 2 giugno del 1946 l’Assemblea Costituente si riunisce a Montecitorio per approvare il testo definitivo della Costituzione. Un testo pensato e redatto come fondamento della legalità democratica da una commissione pluripartitica definita “compromesso costituzionale” -tra tre anime contrapposte: cattolica, marxista e liberale- formata da 75 membri tra cui Palmiro Togliatti, Giorgio La Pira, Umberto Nobile, Pietro Calamandrei e presieduta da Meuccio Ruini. L’orologio segna le 17: «Oggi voteremo una Costituzione scaturita dalle viscere profonde della nostra storia» afferma il presidente della commissione redigente Ruini mentre consegna il testo definitivo al Presidente dell’Assemblea Umberto Terracini che aggiunge: “La Costituzione postula, senza equivoci, le riforme che il popolo italiano, in composta fiducia, rivendica. Mancare all’impegno sarebbe nello stesso tempo violare la Costituzione e compromettere, forse definitivamente, l’avvenire della Nazione italiana». Il grande giorno è dunque arrivato.

All’appello sono presenti 515 deputati su 556. Chiamati uno alla volta depongono nell’urna il voto. In meno di un’ora la votazione è conclusa. La vittoria è schiacciante. La Costituzione viene approvata a larghissima maggioranza: 453 voti favorevoli contro 62. Dagli spalti si alza il grido: “Viva la Repubblica democratica italiana”. Da una tribuna un gruppo di garibaldini intona l’Inno di Mameli. L’emozione è forte. Le note, prima sommesse, diventano un canto commosso e corale. Pubblicata in edizione straordinaria sulla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1947, n. 298 la Costituzione entra in vigore il 1° gennaio 1948. Tra i firmatari grandi politici della resistenza, futuri capi di Governo e Presidenti della Repubblica come Andreotti, De Gasperi, Einaudi, Fanfani, Leone, Nenni, Pertini, Saragat, Scalfaro e Scelba. 139 articoli e 4 distinte sezioni scandiscono la nuova Costituzione Italiana. Garantista: tutela la libertà e i diritti umani; Pacifista: ripudia la guerra; Laica: salvaguarda la libertà di religione. In nome del popolo amministra la giustizia e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Al tramonto dello Statuto Albertino concesso dal Re Carlo Alberto esattamente un secolo prima subentra una carta votata dal popolo e protetta da eventuali colpi di mano. La Costituzione non si cambia con semplice maggioranza di voti. Definita per questo “rigida”, impone per ogni modifica due passaggi parlamentari e una maggioranza qualificata o un referendum votato dal popolo italiano.

Si resta stupiti ancora oggi come sia stato possibile che politici tra loro molto diversi per storia e ideologia siano riusciti a trovare un così rilevante punto di incontro e di equilibrio. Il costituente Paolo Rossi ricordava come col passare dei mesi dopo le baruffe, si tendeva più spesso a trovare la sintesi e a mettersi d’accordo: «Di frequente infatti di sera a cena nella modesta trattoria di via del Bufalo, sulla carta che fungeva da tovaglia si annotavano a matita i principi costituzionali su cui si poteva realizzare la massima convergenza».

Meuccio Ruini, proprio quel 22 dicembre del 1947, spiegò che «Una Costituzione non può più essere l’opera di uno solo, o di pochissimi. Deve risultare dalla volontà di tutti i rappresentanti del popolo; e i rappresentanti del popolo non si conducono con la violenza; l’unico modo, in democrazia, di vincere è di convincere gli altri. Tutto ciò comporta sicuramente anche un vantaggio: Che tutti i rappresentanti del popolo, tutte le correnti del popolo da essi rappresentate possono dire: questa Costituzione è mia, perché l’ho discussa e vi ho messo qualcosa».

Nel corso degli anni si sono susseguiti molti tentativi di modifica della Costituzione. Ancora nel dicembre 2016 si è tenuto un Referendum Costituzionale confermativo sulla riforma avanzata dal Partito Democratico che avrebbe cambiato numerosi articoli della seconda parte della Carta. Gli Italiani si sono recati alle urne e hanno respinto con oltre il 60% le modifiche proposte. Che la Costituzione abbia bisogno di qualche modifica è una questione ribadita da molti esperti del settore, ma vista la frammentazione politica dell'Italia in questo momento storico, avere una maggioranza dei 2/3 in Parlamento sembra davvero pura illusione. Referendum di tipo "personalistico" non permettono al popolo di esprimere il voto sul merito delle modifiche da apportare, come è avvenuto con l'ultimo Referendum proposto da Matteo Renzi, a cui il leader fiorentino aveva legato il proprio futuro politico. Anche Berlusconi aveva provato a modificare molteplici articoli della seconda parte della Costituzione nel giugno del 2006, ma anche in quella occasione si concluse tutto con un nulla di fatto. Dai fallimenti degli ultimi due referendum costituzionali dovremmo avere imparato la lezione per il futuro: sarebbe meglio procedere un passo alla volta e con mirate modifiche ordinamentali.

 

Pierluigi Lamolea

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