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Spettacoli | martedì 18 dicembre 2018, 02:27

Appassionato di musica, collezionista di vinili, dj e sound designer

INTERVISTA A MARCO GIVA

Marco Giva

Marco Giva

Così, a bruciapelo chi è Marco Giva?

Appassionato di musica, collezionista di vinili, dj e sound designer.


Mi racconti ora il primo ricordo che hai della musica?

Penso che uno dei ricordi piu' lontani che ho della musica sia un’esibizione vista in televisione, ancora in bianco e nero, di Stevie Wonder con Isn't She Lovely. Ero molto piccolo (sono classe 1977) ma la melodia e la voce non sono più uscite dalla mia testa.


Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare un musicista?

Ascoltare tanta musica e selezionarla come dj mi ha dato un la spinta a saperne di più nell'ambito della produzione, ho sentito la necessità di crearne di mia da proporre al pubblico.


E in particolare che tipo di musicista ti definiresti?

Non mi ritengo un vero e proprio musicista sono più un tecnico, sono sempre stato attratto più dalla manipolazione del suono e dall'aspetto tecnologico che dallo strumento. Studiare musica per fare le mie produzioni è diventato vitale. Suono solo in studio, diciamo che più o meno so dove mettere le mani ma non mi ritengo uno strumentista virtuoso.


Cos’è per te il jazz?

Ho trovato jazz scomposto, riassemblato, copiato ed elaborato praticamente ovunque. Secondo me è un attitudine più che un genere, quindi ritengo sia in continuo mutamento ed evoluzione.


Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla musica?

La musica mi fa stare bene. Mi da l'opportunità di esprimermi di sperimentare, divertirmi e soffrire. Senza musica non si può stare.


Tra i brani che hai fatto ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionato?

Direi che il brano fatto con Cilione che poi ha dato il nome al progetto - Elephank - brano ancora inedito ma che eseguiamo regolarmente nei concerti.


E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull'isola deserta?

Direi di The Jimmy Castor Bunch, l’album It's Just Begun del 1972. Un ‘classico’ che non mi stufa mai.


Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?

Musicalmente sono alla costante ricerca di nuovi stimoli ma posso dire che James Brown è stato un artista che mi ha ispirato molto, come musicista e come intrattenitore.


E i DJ che ti hanno maggiormente influenzato?

In questo caso non ho una preferenza vera e propria, mi appassiona qualsiasi dj che mi fa divertire con musica che non conosco.


Qual è per te il momento più bello della tua carriera?

Sono stati tanti, ho avuto la fortuna di essere resident dj del prestigioso Pacha Club di (Sharm el Sheikh, in Egitto) per 5 anni, nella serata funky dove ho potuto far ballare e divertire tantissime persone, proponendo anche mie produzioni direttamente dallo studio al dancefloor.


Quali sono i musicisti o artisti con cui ami collaborare?

Amo collaborare con persone che mi trasmetto vibrazioni positive, con Francesco Cilione esiste collaborazione molto produttiva, nata dal fatto che a prescindere dal background c'è rispetto e tanta voglia di fare da entrambi i lati. La musica funziona se è condivisa.


Come vedi la situazione della musica a Vercelli?

Trovo che a Vercelli si sia un po’ persa la voglia di ascoltare musica che non sia quella "di tendenza radiofonica". I locali che propongono un calendario artistico più ricercato sono pochi e penalizzati dal poco interesse.


E più in generale della cultura a Vercelli?

Una città ricca di talenti e possibilità, ma - come sopra - poca collaborazione.


Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

Sicuramente promuovere il disco Elephank Project con un tour che ci porterà anche all' estero, poi certamente continuare a produrre nuove tracce.

Guido Michelone

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