/ Arte e Cultura

Che tempo fa

Cerca nel web

Arte e Cultura | martedì 11 dicembre 2018, 09:17

«La musica, un filo che unisce la vita al sogno»

INTERVISTA A FRANCESCO CILIONE (ELEPHANK PROJECT CON MARCO GIVA)

FRANCESCO CILIONE

FRANCESCO CILIONE

Elephank Project, made in Vercelli, è un’importante uscita in disco in vinile, ovvero il primo 45 giri autonomo dopo tanto tempo di un gruppo cittadino; autore e titolo coincidono nel senso che si tratta del duo composto da Francesco Cilione alla tromba e Marco Giva alle tastiere. Quest’occasione dà l’opportunità di intervistare il primo dei due, nelle vesti di solista, e di sentir da lui aneddoti e curiosità non solo su questo disco, ma più in generale sulla musica e sulla città di Vercelli.


Così, a bruciapelo chi è Francesco Cilione?

Una persona coerente che con le armi di cui dispone (nel suo piccolo) prova a rendere grazie all’infinito per avergli dato l’occasione di esistere


Mi racconti ora il primo ricordo che hai della musica?

Mia madre racconta spesso che quando ero piccolissimo (4/5) anni non potevano passare per il corso libertà perché c’era un negozio di musica ed ogni volta che ci capitavano, iniziavo a dare i numeri perché volevo la chitarra elettrica! Mio padre me ne prese una giocattolo ma a quanto mi dissero non essendo quella vera...non la volli nemmeno scartare....


Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare un musicista?

Avevo la necessità di esprimermi, di dare un senso alle cose...


E in particolare che tipo di musicista ti definiresti?

La definizione più bella che mi hanno dato è quella di musicista poliedrico... trovo che per come intendo io la musica sia il miglio complimento che mi abbiano fatto.


Cos’è per te il jazz?

Un genere di musica afro-americano nato e sviluppatosi nel 900, che oggi secondo me merita l’attenzione che si pone per lo studio del barocco o della musica classica in generale. Ha un suo linguaggio ed una sua forma dato che non è “solo” improvvisazione.... Oggi credo che chi suoni debba tener conto della sua influenza.


Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ alla musica?

La musica è per me quel filo invisibile che unisce il concreto al sogno...


Tra i brani che hai fatto ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionato?

Due sicuramente. Sono slegato a molti dei pezzi che ho scritto, forse anche perché sono tutti un po’ come figli... mi permetto di nominarne tre: Cosa rimane, scritto partendo da una poesia del vercellese Carlo Olmo, scritto per soprano, violino, cello e pianoforte; Arnia, duetto per tromba e api; Smell Groove scritto a quattro mani con Marco Giva per il progetto Elephank al ritorno dalla nostra tournée ad Ibiza


E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull'isola deserta?

Me lo chiedo spesso per gioco e mi accorgo che in base al periodo che vivo cambio idea... oggi sceglierei “Clifford Brown with Strings” un album realizzato in studio dal trombettista statunitense Clifford Brown e pubblicato nel 1955.


Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?

Ho iniziato a studiare la tromba con Alberto Mandarini al quale probabilmente devo la mia vena creativa, in conservatorio ad Aosta ho studiato con Davide Sanson che mi ha guidato premurosamente sino alla laurea. Allen Vizzutti con il quale ho avuto la fortuna di studiare. Devo molto anche alla mia insegnante Matilde Rosetta e al mio professore d’italiano delle superiori il ‘prof. Coppo’ che mi hanno insegnato che la curiosità e la voglia di fare sono il vero talento da coltivare...


Altri ‘maestri’?

Per ultimi, ma in realtà al primo posto metto la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto nella mia folle idea (dati i tempi) di fare il musicista “da grande”.


Qual è per te il momento più bello della tua carriera di musicista?

Deve ancora venire... nel senso che “I have a secret dream”... e ci sto lavorando...


Quali sono i musicisti o artisti con cui ami collaborare?

Quelli seri e preparati che non vedano il provare come una perdita di tempo... per questo con Marco Giva abbiamo scritto ed arrangiato 13 pezzi in un anno...


Come vedi la situazione della musica a Vercelli?

Ci sono tanti buoni musicisti e pochissimi luoghi in cui poter suonare... abbiamo ormai solo un teatro e pochissimi clubs si azzardano a curare una programmazione musicale. La cosa crea parecchia frustrazione in alcuni colleghi... io fortunatamente con qualche sacrificio suono parecchio fuori città.


E più in generale della cultura a Vercelli?

Vercelli ha grosse potenzialità, la cosa è sotto gli occhi di tutti... purtroppo a livello nazionale siamo in un momento veramente difficile.


Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

È appena uscito questo primo vinile di Elephank Project... io e Marco Giva abbiamo intenzione di portarlo in giro per far conoscere il nostro duo. In questo momento ho molti progetti e lavori in corso... ma l’Elephank project resta la mia priorità!

Guido Michelone

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore