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Arte e Cultura | sabato 08 dicembre 2018, 14:29

Il pianoforte? Fu un incontro casuale

INTERVISTA ALLA PIANISTA E DOCENTE DEL LICEO MUSICALE DI VERCELLI, ELISABETTA PIRAS

Elisabetta Piras

Elisabetta Piras

Docente al Liceo Musicale di Vercelli, Elisabetta Piras, torinese di origini cagliaritane, vanta un importante curriculum di studi e di concerti nell’ambito della musica classica, nonostante la giovane età. Solare ed estroversa dedica anima e corpo all’arte delle sette note anche nella nostra città, come lei stessa ci spiega in quest’intervista inedita.


Elisabetta, trascorri buona parte delle tue giornate a Vercelli, dove insegni: che idea ti sei fatta della città sotto tutti i punti di vista?

Purtroppo, abitando a Torino ed essendo legata strettamente a orari non riesco a godere appieno della città. Quando ho avuto modo di girare, partecipare a qualche iniziativa, insomma, a ‘respirare’ l’aria di Vercelli, ho avuto una sensazione di grande serenità; ritmi tranquilli, centro elegante e godibile, impatto umano semplice e soprattutto possibile! Rimango molto colpita dalla bellezza del centro storico, e dalla naturale valorizzazione di questo… rispetto e pulizia non sono dati scontati al giorno d’oggi.


Hai avuto modo di conoscere o interagire con musica, arti, cultura vercellesi? Se sì, cosa ne pensi?

Si, già da prima di lavorare qui al Liceo Musicale Lagrangia di Vercelli mi è capitato di venire a sentire i concerti della Camerata Ducale e della Società del Quartetto. Ricordo che in tempi ‘non sospetti’ sono venuta qui a sentire in teatro Igudesman & Joo con la Camerata Ducale; era la prima volta che assistevo a un loro spettacolo musicale, se ne parlava ancora poco… è stato divertentissimo!!! Mi sembra che ci sia un bel fermento, tra il prestigiosissimo concorso Viotti, le stagioni concertistiche, le iniziative teatrali, le collaborazioni e iniziative tra associazioni, l’offerta è varia e diversificata. Quest’anno ho avuto il piacere di presentare un concerto in qualità di musicologa, in occasione della Giornata Europea della Musica Antica; si è trattato di una bellissima collaborazione tra la Società del Quartetto e l’Accademia del Ricercare, nella splendida cornice del Museo Borgogna. Questo tipo di alchimia tra le arti galvanizza… non si riscontra in tutte le città…


Parliamo di te, così, a bruciapelo chi è Elisabetta Piras in tre parole?

Semplicemente una persona che vive di passione per la musica.


Negli ultimi anni hai partecipato due dischi importanti: ce li vuoi ‘spiegare’? Partiamo dal quello nuovo.

Volentieri. In entrambi i casi, non si tratta di una mia discografia, ma pubblicazioni collettive a cui ho dato il mio contributo. Un cd è in uscita, per la casa Odradek Records, che cura registrazioni sofisticate, in particolare su repertori poco conosciuti. In questo caso si tratta di un CD con una produzione internazionale in cui diversi allievi, ormai in carriera, del M° Bruno Mezzena gli offrono un saluto musicale, purtroppo è mancato nel 2017. Personalmente ho registrato Valses Nobles et Sentimentales di Ravel, ma il CD è caratterizzato da una grande varietà di repertorio.


E il disco precedente?

L’altro è una produzione di vari enti, realizzato da Punto Rec di Torino, organizzato e gestito dal Conservatorio di Torino in coda alle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Si tratta di un cofanetto che contiene un percorso di valorizzazione dei musicisti piemontesi attivi soprattutto nella seconda metà del ‘900. Il CD si chiama ITALIA 150, Il Conservatorio di Torino per l’Anniversario dell’Unità d’Italia. Per questo progetto ho avuto modo di curare gli aspetti musicologici insieme al musicologo Andrea Lanza, il coordinamento degli esecutori, professionisti, docenti e anche alcuni studenti, e di eseguire il Ricercare super situ cervus di Ghedini, oltre che alcuni pezzi inediti di Gedda e Quaranta.


Ci racconti ora il primo ricordo che hai della musica?

Non so se sono capace di focalizzare un primo ricordo; ricordo tante musiche, ricordo la musica e la mia esperienza musicale da quando sono capace di ricordare! Se penso a un ricordo astratto, lucido e consapevole, si manifesta l’immagine di un articolatissimo mobile stereo assemblato Maranz, pieno di manopole, levette e spie, che come per magia dava voce all’infinità di vinili della biblioteca del salone di casa… il movimento regolare del disco, l’associazione ipnotica tra questo e le diverse musiche che uscivano dalle casse, boati, melodie magiche, esplosioni… cose così…


Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare una musicista?

Non c’è mai stato, in realtà, nessun motivo. Ora come ora, non immagino come la mia vita si sarebbe potuta evolvere senza che io diventassi una musicista. Non provengo da una famiglia di musicisti, tutt’altro, ma di grandi intenditori e amanti della musica nella sua più sana forma di intrusione nell’ordinario e straordinario dell’esistenza. Ho sempre respirato musica, mi sono avvicinata al “fare musica” da piccolissima, in modo formale e informale contestualmente, ma ben presto è diventato un interesse totalizzante, che non ha lasciato dubbi nelle scelte di vita, un percorso naturale, sebbene non privo di sacrifici.


E in particolare come mai ha scelta di essere una pianista?

Ho iniziato a suonare il pianoforte per caso, perché una parente/amica giovanissima, ancora studentessa, iniziava la sua attività di insegnante privata, in un momento della mia infanzia in cui per curiosità avrei provato qualsiasi strumento…e così è iniziato il percorso…dopo pochi mesi ho provato il piacere di iniziare suonare in pubblico, e da allora vivo così! mi sento molto fortunata.


Sei anche didatta e musicologa. Ma come ti senti più una che fa o che studia la musica?

In realtà vivo questa condizione come un tutt’uno. Ho sempre portato avanti interessi di natura speculativa insieme con la pratica pianistica e concertistica; prima il liceo classico contestualmente al Conservatorio, poi l’Università con i corsi di perfezionamento, e da diversi anni l’insegnamento e la ricerca con i concerti, e sempre tanta formazione. Diventa poi una dimensione musicale unica dell’esistenza, e quando sento che non si crea piena sintonia tra le attività che svolgo, o se i ritmi di realizzazione non mi fanno produrre con agio, cerco di cambiare qualcosa, in modo da riequilibrare il tutto.


Ma cos’è per te la musica?

Una dimensione esistenziale complessa e appagante, caratterizzata da eros, rythmos e mathesis.


Rivelaci almeno tre dischi che porteresti sull'isola deserta?

The man who sold the world di David Bowie, le 4 Sinfonie di Johannes Brahms dirette da Leonard Bernstein, per il terzo ho serissimi dubbi… potrebbe essere Silk & Soul di Nina Simone.


Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?

Sono fermamente convinta che tra gli elementi di maggior pregnanza che plasmano l’esistenza di una persona, ci siano le relazioni interpersonali. Posso pensare a diverse figure di “maestro” o “maestra” nella mia vita, qui senz’altro voglio ricordare il mio maestro di pianoforte Bruno Mezzena, e il grande musicologo Mario Baroni, che mi ha realmente “iniziato” al pensiero complesso verso la musica. Tuttavia mi piace pensare a relazioni di scambio di valori, contenuti e energie, piuttosto che a processi di “apprendimento”.


E i pianisti che ti hanno maggiormente influenzata?

Sicuramente il mio Maestro Bruno Mezzena, soprattutto nella visione analitica della musica, funzionale della tecnica, onesta, solida e seria nella proposta dell’esecuzione, nel bene e nel male…


Qual è per te il momento più bello della tua carriera di musicista?

Se penso al passato, verso i vent’anni, quando durante i miei studi di perfezionamento ho capito come “controllare” il mio essere musicale, scoprendo la magia di scegliere cosa fare e come realizzarlo. Si tratta di una consapevolezza importante che comprende cuore e mente, corpo e intelletto… credo che sia la chiave profonda e intima dell’interpretazione musicale. Attualmente, quando suono musica da camera.


Secondo te la bellezza femminile e la giovane età condiziona anche il campo della musica classica (come avviene ad esempio nel pop e nel rock)?

Penso di sìì, in realtà ho idee particolari in proposito… forse un po’ fuori moda… comunque il campo della musica classica purtroppo è condizionato da leggi di mercato e politiche irrazionali, da mancanza di fondi, da una scarsa valorizzazione, in generale, della professionalità, soprattutto in Italia. Provocatoriamente sottolineo come bellezza e giovinezza maschili o femminili non possono che essere valori aggiunti, sebbene non sostanziali, di un artista.


Nella tua esperienza personale, trovi l’ambiente musicale ‘maschilista?

Dico un sì, non troppo convinto. Ho visto molte situazioni in cui ho sentito tangibile la logica delle lobbies; in qualche situazione posso anche dire di stampo maschilista, ma in realtà il tutto non mi ha mai veramente toccato.


Quali sono i musicisti e gli artisti con cui ami collaborare?

Adoro suonare con gli strumentisti a fiato, in particolare ad ancia doppia. Ho la fortuna di collaborare stabilmente in duo con il M° Andrea Corsi il primo fagotto dell’Orchestra Nazionale RAI di Torino, e abbiamo sperimentato repertori inaspettati, dal romanticismo, alla musica contemporanea, alla musica per film. Saltuariamente collaboriamo con altri strumentisti a fiato e attori, è un’esperienza bellissima! Mi piace tantissimo anche lavorare con gli attori, spesso sono coinvolta in spettacoli e readings; è un ruolo particolare per un musicista, un’esperienza molto formativa.


Come vedi la situazione della musica in Italia?

Come ho detto, sinceramente non vedo una situazione facile. Trovo che ci sia una grande discrepanza tra la professionalità e il talento dei musicisti italiani, e la volontà organizzativa e politica che dovrebbe garantire una qualità dell’offerta. Attualmente il musicista in Italia ha molti “pensieri”.


E più in generale il presente e il futuro dei tuoi giovani studenti vercellesi?

Tra i miei allievi ci sono molti ragazzi talentuosi, con grande curiosità per la musica, e per quanto non veda semplice una realizzazione con la musica, ho una sconfinata fiducia nella vitalità dei giovani musicisti; sono sicura che se sarà giusto… la musica troverà la strada per chiamarli a sé. In questo momento mi sento di consigliare loro di non accontentarsi di soddisfazioni immediate, ma di guardare sempre “un po’ più in là”, di non risparmiarsi nella formazione e, in generale, nel vivere la musica.


Per finire, cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?

Sono nel pieno dell’organizzazione dei repertori per il 2019, in duo pianistico e in duo pianoforte e fagotto, spero di avere il piacere di proporre questi repertori anche a Vercelli! A Gennaio inoltre inizierò la mia docenza a contratto presso l’Università di Bologna, con cui collaboro dal 2005 con la Facoltà di Scienze della Formazione Primaria, e a Dicembre inizierò a insegnare a un Master di Alta Formazione, nello stesso ateneo, in tema di musicoterapia, una mia nuova sentitissima passione…

GUIDO MICHELONE

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