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Arte e Cultura | giovedì 29 novembre 2018, 09:43

Un villaggio romano nascosto sotto le risaie - FOTOGALLERY e VIDEO

LE TRACCE DEL PASSATO RIEMERGONO GRAZIE AI CANTIERI DI OGGI

Il cantiere archeologico in corso a Greggio

Il cantiere archeologico in corso a Greggio

Un villaggio di epoca romana nascosto sotto una risaia, fra canali e aironi. E' stato riscoperto a Greggio, stretto tra la linea TAV e l'autostrada Torino-Milano. «Attualmente l'indagine si trova a uno stato non particolarmente avanzato, ma si tratta indubbiamente di un'occasione unica – commenta Francesca Garanzini, funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Vco e Vercelli – Normalmente si interviene per archeologia d'emergenza, in concomitanza con la realizzazione di altre opere. In questo caso, invece, i fondi delle opere di compensazione della Tav offrono l'opportunità di svolgere un'accurata attività d'indagine, per acquisire dati e informazioni utili per lo studio del territorio».

L'area è stata scavata per la prima volta nel 2003, per la realizzazione del TAV: nella porzione oggi occupata dalla vicina centrale elettrica erano state trovate tracce di una necropoli romana, subito recuperata, per consentire la realizzazione delle opere previste. A poche decine di metri in un'area più vasta, in corrispondenza di una risaia, erano emerse le tracce dell'antico villaggio rurale. Nel complesso l'area di scavo è molto vasta: si parla di un terreno con dimensioni pari a circa tre campi da calcio.

Nel 2015 il Comune di Greggio e la Soprintendenza Archeologia del Piemonte hanno sottoscritto una convenzione per poter proseguire le attività di studio e ricerca, riprese nel 2018 grazie ai fondi TAV per le opere di compensazione.

«Nel passato recente sono già emersi altri ritrovamenti nel vercellese e questo scavo può rappresentare un'opportunità per creare interesse verso un piccolo comune come il nostro, che conta 350 abitanti – commenta il sindaco di Greggio, Claudio Trada – Stiamo impiegando tutte le nostre forze per portare avanti questo progetto e siamo curiosi di scoprire cosa restituirà questo sito, che racconterà ancor di più sulla storia del nostro territorio. Dopo l'inverno organizzeremo delle visite didattiche con gli studenti dell'istituto comprensivo di Arborio, che vivono nei dintorni».

Entrando nel sito si nota subito una strada di ciottoli: lungo il sentiero di ciottoli sono stati trovati 4 manufatti in cotto, di forma rettangolare: si chiamano sesquipedali, ovvero dei mattoni che i romani utilizzavano come materiale da costruzione, ma anche come basamento per elevare e isolare i pavimenti delle loro abitazioni. Nella porzione successiva sono emerse le fondazioni di due ambienti confinanti di un edificio, che molto probabilmente era utilizzato come deposito per il raccolto. In questo villaggio la gente coltivava soprattutto cereali, come miglio, segale e panico. Poco più in là si incontra un'area composta da sassi tutti ben allineati: sono la pavimentazione di un cortile, che nel passato si popolava di animali, adulti intenti a lavorare e bambini alle prese con il gioco.

Responsabile del cantiere è Barbara Strano della Cooperativa Archeologia di Firenze, che coordina il team composto da altri 4 archeologi. Con loro collaborano anche gli operai, addetti all'uso dei mezzi meccanici. Per indagare la datazione precisa dell'epoca romana a cui risale il villaggio è stato necessario l'intervento dello scienziato Fulvio Fantino per eseguire datazioni particolarmente precise.

 

redaz

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