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Economia | sabato 03 novembre 2018, 09:21

Crolla la domanda di cassa integrazione, ma per i sindacati non è un buon segno

I DATI REGIONALI E VERCELLESI DIMOSTRANO CHE LA RIPRESA E' ANCORA LONTANA E GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI SONO FINITI

Crolla la domanda di cassa integrazione, ma per i sindacati non è un buon segno

Cala la cassa integrazione, a Torino e in Piemonte, ma di per sé il dato è tutt'altro che rassicurante. I numeri dell'Ufficio studi Uil legati ai primi nove mesi del 2018 mostrano infatti come nella nostra regione la richiesta di ammortizzatori sociali si a scesa del 23,6% rispetto all'anno precedente, con una cassa ordinaria sostanzialmente stabile (+0,9%) e forti cali della straordinaria (-35,5%) e ancora maggiori per la cassa in deroga 8-95,5%).
Tuttavia, l'immagine riflessa nello specchio non è quella di un territorio che ha agganciato la ripresa, anzi. La conferma arriva dal contestuale aumento delle domande della Naspi (la vecchia disoccupazione), che certificano come l'effetto sulla cassa integrazione non sia figlio di un giro d'affari che ha ripreso fiato e volume, quanto piuttosto dell'esaurimento di strumenti che il Jobs act ha indebolito e che quindi portano ai licenziamenti da parte delle aziende ancora in crisi.

"La riduzione tendenziale degli strumenti di integrazione salariale nei primi 9 mesi del 2018 fotografa la condizione in cui versa attualmente il sistema produttivo piemontese - ammonisce Gianni Cortese, segretario di Uil Piemonte -. La timida crescita in atto coinvolge le imprese più competitive, mentre continua la sofferenza di quella parte del sistema produttivo non ancora uscito dalla crisi, che, terminati i periodi di cassa integrazione previsti dalla riforma introdotta dal Jobs Act, percorre la strada delle procedure di licenziamento, che trovano corrispondenza nell’aumento delle domande di Naspi. Valutiamo positivamente i primi orientamenti del Ministero del Lavoro che, come da noi più volte richiesto, prevedono l’ampliamento dei periodi di cassa integrazione in favore delle aziende alle prese con complesse fasi di riorganizzazione e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione di attività, anche in presenza di procedure concorsuali”.

Proprio ciò che hanno passato alla Comital, negli ultimi mesi, prima della svolta arrivata dall'incontro con il vicepremier Luigi Di Maio di mercoledì mattina.

Intanto sul tavolo restano le cifre: la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati è stata di 13.321, con un calo di 4.116 unità rispetto all’anno precedente. E il Piemonte si conferma al secondo posto per richieste di ore di cassa integrazione, preceduto dalla Lombardia.
A livello di province, invece, Torino è seconda - per "cassintegrazione" - dopo Roma. ma nei primi nove mesi del 2018 ha visto un calo rispetto al 2017 del 28,8%. In crescita invece Verbania (+80,2%) e Cuneo (+60,9%), mentre come il capoluogo sono in calo anche Alessandria (-29,8%), Vercelli (-33%), Novara (-42,1%), Asti (-52,1%) e (Biella -65,8%).

dal nostro corrispondente a Torino

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