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Cronaca | lunedì 15 ottobre 2018, 15:14

"Calunnie nella lettera anonima": chieste condanne per Santagostino, Barbieri e Formica

PROCESSO ALLE BATTUTE FINALI - NELLA PROSSIMA UDIENZA LA PAROLA PASSA ALLA DIFESA

"Calunnie nella lettera anonima": chieste condanne per Santagostino, Barbieri e Formica

Due anni e 4 mesi. E' la condanna chiesta dai pubblici ministeri Davide Pretti e Francesco Alvino per l'oncoematologo Alberto Santagostino, la dirigente dell'Asl Antonietta Barbieri e il colonnello della Guardia di Finanza Giuliano Formica. I tre sono accusati di aver calunniato, inviando una lettera anonima, l'allora direttore generale dell'Asl Federico Gallo, la primaria di Ginecologia, Nicoletta Vendola e suo marito Andrea Adessi, tutti costituiti parte civile nel procedimento.

Una vicenda nata nel 2014, dopo che una lettera esposto, anonima, era giunta all'Asl, alla Procura generale della Repubblica e all'assessorato regionale alla Sanità. Nello scritto venivano lanciate gravi accuse all'operato di Gallo chiamando anche in causa anche un magistrato, il sostituto Ezio Domenico Basso, all'epoca dei fatti in servizio a Vercelli e oggi capo della Procura di Oristano.

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Dopo due anni di processo, venti udienze e decine di testi sfilati nelle aule del Tribunale, accusa e parti civili hanno presentato le rispettive conclusioni al giudice Valeria Rey. Nessun dubbio, per la Procura, né su chi siano gli autori del testo anonimo - individuati attraverso una serie di indagini, intercettazioni ambientali e analisi tecniche di computer e posta elettronica - e nemmeno sulla corresponsabilità dei tre imputati.

"Tutti hanno contribuito alla stesura della lettera - ha detto il pm Pretti nel suo intervento - e tutti avevano la consapevolezza di commettere un atto calunnioso anche se poi, nel corso dell'indagine, ciascuno ha cercato di sminuire il proprio ruolo addossando agli altri le responsabilità maggiori".

Il magistrato, dopo aver esaminato i contenuti dell'esposto e aver ripercorso lo svolgimento del dibattimento, ha letto i contenuti di intercettazioni e scambi di mail avvenuti tra gli imputati, lasciando poi al collega Alvino le conclusioni sul reato di claunnia. "Gli imputati sapevano che le accuse erano calunniose e false - ha rilevato Alvino -, ma speravano che l'anonimato avrebbe garantito loro l'impunità". 

La parola è poi passata ai legali di parte civile: Roberto Cota (per Adessi), Riccardo Gussoni (per Vendola) e Roberto Scheda (per Gallo). Ciascuno di loro, ha sviluppato le conclusioni relative alle parti della lettera in cui i rispettivi clienti venivano chiamati in causa. Tutti hanno concordato con l'accusa nel chiedere la condanna degli imputati presentando anche richieste di risarcimento danni per 50mila euro a testa, nel caso di Vendola e Adessi, e 80mila euro (per Gallo). Tutte le parti civili lamentano il danno di immagine vissuto a causa della lettera esposto e del seguente processo nel quale sono stati passati al setaccio anni di sanità vercellese.

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In aula, ad ascoltare gli interventi, c'erano Barbieri, che ha seguito tutte le udienze del proesso, e Santagostino, oltre ad Adessi e a un folto gruppo di ex pazienti dell'oncoematologo che lo hanno sempre sostenuto e hanno anche testimoniato a suo favore.

Nella prossima udienza la parola passerà ai difensori Renzo Inghilleri (per Barbieri e Formica) e Andrea Corsaro e Aldo Casalini (per Santagostino), poi tutto il voluminoso fascicolo degli atti passerà all'esame del giudice Rey.

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